L’obbligo delle bioshoppers divide gli italiani – La Netbag è l’alternativa?

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Il 2018 è iniziato all’insegna della polemica con l’entrata in vigore del cosiddetto “Decreto mezzogiorno”, ossia l’obbligo dell’utilizzo delle “bioshoppers” per l’imballaggio primario di prodotti di gastronomia, macelleria, pescheria, frutta, verdura e panetteria.

COSA SONO LE BIOSHOPPERS E IL LORO COSTO.

Le “bioshoppers” sono buste riciclabili e per questo incontrano l’approvazione di molti ma al tempo stesso si è sollevata la polemica da parte di una fetta di italiani poiché avranno un costo obbligatorio.

Sui social media, infatti, sono numerose le proteste sia sotto forma di dibattito e sia di post ironici.

Costano poco ma se si fa la somma alle casse si potrebbe avere a fine anno qualche sorpresa e per questo si è parlato anche di una possibile “tassa occulta”.

Il costo di ogni sacchetto composto biodegradabile idoneo al contatto alimentare, varia dai 2 ai 5 centesimi.

LA POLEMICA

 Molti italiani non solo lamentano il fatto che bisogna pagare le tasse sulla raccolta differenziata e sulla distribuzione di sacchetti, che in realtà spesso non bastano e bisogna acquistarne altri, ma hanno fatto anche i calcoli: tutto ciò comporterà un evidente aggravio economico poiché fare la spesa al supermercato avrà una variazione di costo aggiuntivo dai 2 ai 10 centesimi.

Non potendo mischiare prodotti che vanno pesati, che hanno un prezzo e sono di genere differente, purtroppo è stata presa in considerazione una stangata su base annua a carico del consumatore che varia dai 20 ai 50 euro a famiglia a seconda della frequenza di acquisti nel corso dell’anno.

 In caso di inadempienza per i venditori – è un obbligo che si estende dai piccoli negozianti alla grande distribuzione – sono previste multe salatissime che oscillano dai 2500 ad un massimo di 25000 euro.

 LOTTA CONTRO L’INQUINAMENTO

Una scelta decisa per la lotta contro l’inquinamento ambientale e al problema delle micro plastiche nei nostri mari. Una novità che divide gli italiani fra coloro che sono favorevoli a tale iniziativa e tra coloro che la definiscono un possibile reato di truffa.

Bisogna però tener conto che in Europa, secondo gli ultimi dati diffusi dall’EPA, si stima un consumo annuo di 100 miliardi di sacchetti, molti dei quali finiscono sulle coste e nei nostri mari.

Quindi, questa lotta ai sacchetti non biodegradabili ha portato un calo della presenza di buste sulle coste, precisamente almeno il 40% in meno.

L’ALTERNATIVA

 In ogni caso ogni novità, chiaramente, scatena l’inventiva dei più creativi per trovare soluzioni gradite e soprattutto gratuite.

Poiché non è possibile potersi portare le buste da casa, c’è chi propone dei sacchetti di carta oppure l’alternativa di buste in rete: la “netbag”, così definita dagli americani.

Sono composte da materiale ecologico riutilizzabili, lavabili in lavatrice a 30°e su di esse è possibile attaccare e staccare le etichette che servono per il calcolo del peso durante l’acquisto di un prodotto.

Si possono trovare su internet con un costo che varia da 1,50 a 8.00 euro, o nel caso del kit completo anche intorno ai 27 euro. Si possono trovare nei negozi e possono essere realizzate anche ad uncinetto e la scorsa estate, la “netbag”, ha spopolato tra le influencer di instagram come borsa da spiaggia o vacanza.

Tuttavia c’è chi sostiene queste nuove misure e attacca i critici poiché non deve essere ritenuto un sacrificio l’idea della busta bio ma un vero e proprio vantaggio ambientale innegabile.

In più oggi la vecchia busta della nonna trova l’alternativa alle bustine riciclabili a pagamento e a quanto pare sembra stia prendendo posto anche tra i must have della moda.

 

 

 

 

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