Tra pergamene e codici diplomatici

 

Nella introduzione che precede questa nuova fatica di Renato Russo, “Città di Barletta – Compendio dell’Ordinamento Normativo”, viene espressa la speranza che si pervenga alla redazione di un Libro Rosso della città di Barletta. Più che una speranza, in realtà, questa è una vera e propria esigenza per gli studiosi di storia locale, ed anche di storia tout-court.

L’indagine storica, infatti, richiede l’esame diretto delle fonti, vale a dire degli atti che documentano gli avvenimenti rilevanti; esame che apre ampi orizzonti alla ricchezza della valutazione soggettiva, anche attraverso la considerazione di elementi apparentemente secondari, quali possono essere, per esempio, il materiale usato per la confezione del documento, la forma di questo, il suo stato di conservazione ed ogni altro elemento percepibile con i sensi. Cosicché la loro raccolta in un unico repertorio si presenta della massima utilità.

È quanto avviene, com’è noto, con il “Libro Rosso” di una città, raccolta documentaria ufficiale di consuetudini, costituzioni, statuti, diplomi, rescritti, grazie e privilegi che la riguardano, ai quali, per altro, possono aggiungersi inventari di beni immobili e mobili, elenchi di entrate fiscali e poste contabili. Si tratta, in sostanza, di una raccolta di documenti di contenuto prevalentemente giuridico.

Noi sappiamo, però, che in una società organizzata, al diritto può essere affidata la disciplina di ogni espressione – economica, sociale, perfino spirituale – della vita della collettività, delle persone e dei soggetti che ne fanno parte.

Quando si consideri, poi, che, da un punto di vista sociologico prima che formale, il diritto è frutto di una relazione dinamica tra i due soggetti essenziali di ogni collettività organizzata, cioè la Comunità e l’Autorità, appare, allora, evidente quale particolare importanza rivesta per lo storico la conoscenza del complesso delle norme giuridiche vigenti in un determinato momento storico nell’ambito di un dato aggregato sociale. Attraverso di essa è possibile, infatti, comprendere quale fosse in quel momento la condizione dei rapporti tra privati e tra Comunità ed Autorità.

Così, per esempio, scorrendo le pagine di questo studio, apprendiamo che Roberto d’Angiò, con un diploma del 1317, concede ai barlettani il privilegio che le controversie di cui erano parte fossero giudicate solo da magistrati barlettani con sede a Barletta (una sorta di giurisdizione domestica, diremmo oggi), in deroga all’ordinamento giudiziario del regno di Napoli.

In realtà, si trattava di un privilegio già concesso dal re normanno Tancredi quando, con diploma del 1190, aveva proclamato Barletta città di regio demanio che, evidentemente, non aveva mai avuto attuazione sotto i Normanni ed aveva finito, poi, per essere travolto dalla legislazione di riforma generale dell’ordinamento dello Stato e delle Università, voluta da Federico II. Tant’è che era stato necessario chiederne la reintroduzione al re angioino e questi l’aveva prontamente concessa per la grande considerazione di cui Barletta godeva ai suoi occhi.

Per conoscere le norme che integrano un determinato ordinamento giuridico, tuttavia, occorre avere a disposizione le relative fonti, intendendo come tali, ai fini che qui interessano, tutti gli atti ed i fatti che consentono di conoscerne il tenore e possibilmente il testo.

Grazie alla tecnologia, ad Internet ed ai numerosi motori di ricerca, specializzati e non, oggi è estremamente agevole rintracciare il testo di una legge nazionale o regionale, di una direttiva europea o di un trattato internazionale; di uno statuto comunale, di un regolamento, di una circolare e così via. Difficile, invece, è trovare le fonti delle norme giuridiche vigenti in periodi storici pregressi.

Le vicende storiche e gli stessi mezzi disponibili nel tempo (non dimentichiamo che soltanto nel 1454 Gutemberg stampa il primo libro con la tecnica dei caratteri mobili) spesso non hanno consentito la conservazione dei documenti necessari alla conoscenza o alla ricostruzione di quelle norme. Senza tralasciare le distruzioni di biblioteche ed archivi dovute a bombardamenti nelle guerre più recenti.

Alla luce delle considerazioni che precedono, l’opera di Renato Russo, “Città di Barletta – Compendio dell’Ordinamento normativo” si propone, innanzitutto, come necessario lavoro propedeutico alla compilazione di un Libro Rosso di Barletta. La ricognizione degli atti utili a tal fine che vi si esegue è attenta e meticolosa.

Essa, in secondo luogo, costituisce anche un efficace strumento per superare la difficoltà di reperimento delle fonti di cui s’è detto.

Infatti l’Autore non si limita a fare una mera elencazione, ma provvede ad indicare di ogni atto anche l’attuale collocazione archivistica e ne racconta scrupolosamente le vicende, ripercorrendo le vie talvolta imprevedibili attraverso le quali è a noi pervenuto. Di ogni repertorio, inoltre, ci riferisce il contenuto secondo un’articolata e completa sistemazione, sia dal punto di vista cronologico che tematico.

Sotto il primo profilo, i documenti sono presi in considerazione nell’ordine in cui si sono succedute le case regnanti che Barletta ha conosciuto fino alla proclamazione dell’unità d’Italia: Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Austriaci, Borbone di Spagna, Francesi, Borbone di Napoli.

Quanto al secondo criterio di esposizione, quello della materia cui i documenti ineriscono, si rivelano di particolare interesse il puntuale approfondimento relativo ai regimi fiscali ed ai sistemi di esazione delle imposte ed il pregevole studio monografico sull’organizzazione della giustizia al tempo della dominazione spagnola.

Proprio per queste sue peculiarità, l’opera rappresenta, più in generale, una preziosa base per ogni studio della storia di Barletta e, in pari tempo, una seria indicazione metodologica per chiunque intenda inoltrarsi nell’indagine storica attraverso il grande mare di pergamene e codici diplomatici.

 

Corrado Allegretta

Presidente emerito del T.A.R. della Puglia

 

 Una sinossi propedeutica alla compilazione

di un Libro rosso della città di Barletta

 

Recentemente sono stati riesumati da un lungo letargo cognitivo sei antichi libri, due cartacei (1/AP ms. 176 anno 1603/; 2/AP ms. 177 anno 1556); e quattro membranacei (3/AP ms. 178 anno 1476; 4/AP ms. 179 anno 1510-1725; 5/AP ms. 180 anno 1521; 6/AP ms. 181 anno 1521), in occasione del conferimento di incarico di uno studio alla dottoressa Valentina Campanella, di uno di questi libri, il Liber quartus capitulationum terre Baroli presso la Biblioteca Comunale di Barletta (3/ AP ms. 178 anno 1476) che ha come oggetto l’elaborazione della trascrizione e analisi critica di uno dei più importanti libri di statuti, capitoli e ordinazioni ordinati e firmati per la fedelissima città di Barletta da Ferdinando I d’Aragona nel 1466, 1471 e 1473.

Certo un libro di grande interesse, ma che va naturalmente inquadrato sia nel contesto dei sei libri che Francesco Saverio Vista, con definizione suggestiva ancorché impropria, definì Libri rossi dell’Università di Barletta, sia nel più ampio e generale ordinamento legislativo della città al quale fa riferimento questo nostro compendio. Un primo approccio ad una materia assai complessa nelle sue molteplici implicazioni sia di ordine cronologico che tematico, di cui questo testo rappresenta una sintesi esplorativa preliminare.

 

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Non è stata ancora scritta una organica e approfondita storia della legislazione della città di Barletta né pretende di colmare questa lacuna il presente compendio. Esistono però, dai tempi della dominazione normanna, e raccolti nella nostra Biblioteca Comunale, costituzioni e diplomi, grazie e privilegi, statuti e consuetudini, decreti e rescritti, ciascun documento archiviato tuttavia in modo autonomo, rispetto agli altri, di non facile classificazione, mentre noi – in questo testo monografico – ne abbiamo cronologizzato le date di promulgazione o di pubblicazione, riconducendole alle singole dominazioni, cercando di coglierne i nessi evolutivi, partendo da quella normanna (1092) per arrivare all’Unità d’Italia (1860).

Per cui possiamo organicamente dividere questo studio in due parti: la prima relativa all’ordinamento normativo di ciascuna dominazione sulla città di Barletta fino all’Unità d’Italia, collectio legum, ma anche di semplici rescritti o decreti; mentre tutte le nuove normative successive a quella data (1860), non possono riguardare singole comunità, essendo la nuova legislazione nazionale, motivo per il quale gli studi successivi all’Unità d’Italia non possono che interpretare gli ordinamenti precedenti.

Questa monografia è un primo tentativo di offrire, della storia della nostra legislazione, una sinossi, un compendio, una pubblicazione quindi a scopo prevalentemente conoscitivo e divulgativo, dalle origini ai nostri giorni, con la segreta speranza che in seguito possa essere di stimolo per la redazione di un Libro Rosso della città di Barletta.

Per la cui compilazione suggeriamo di tener conto innanzitutto dei sei libri di cui abbiamo detto all’inizio e inoltre di altre fonti normative: l’Inventario generale d’Ordine della Regia Camera della Sommaria (1714), redatto dall’attuario Tommaso Antonio Capo, per ordine di Gioacchino Murat; Conclusioni originali del Pubblico Parlamento redatte dal regio attuario (1810); la terza parte del secondo volume della Storia della città di Barletta di Sabino Loffredo (Vecchi-Trani 1893, II vol., pp. 253-563), dove ha pubblicato i principali documenti della nostra storia dal 1092 al 1860; la compilazione del Repertorio delle Pergamene della Università o Comune di Barletta 1234-1658 (1904) a cura del sovrintendente Raffaele Batti e Nicola Barone; il testo monografico I libri rossi dell’Università di Barletta, in “Rassegna Pugliese”, XXII/1906, 11/376-378 di Francesco Saverio Vista, con intento meramente esplicativo.

Renato Russo

 

Didascalie

 

 

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