L’ex Consigliere Gaetano Damato: dal sindaco Fiore ai nostri giorni

“Sentinella a che punto è la notte?”  domandarono Don Giuseppe Dossetti” – alla discesa in campo di Berlusconi –  e Don Gianni Baget Bozzo – riferendosi al conformismo imperante. Era il 1994 e fu anche il comizio di ringraziamento alla città dell’ avv. Raffaele Fiore, nuovo Sindaco con la 1^ elezione diretta.

Alla richiesta cara al profeta Isaia il Sindaco Fiore aggiunse due parole…”E’ l’alba”. E mai ci fu risposta più frettolosa quanto errata e ignara di come il destino di una legislatura non si compie a priori ma durante il suo svolgimento.

I fatti elencati con il consueto garbo mi appartennero e mi hanno suscitato una tenera emozione con il sapore dei c’era una volta e il ricordo degli anni in meno e degli ideali smarriti. Ma indugiare nella scatola dei ricordi comporta pure un pessimismo scontato della ragione cui, se ben ricordo, Gramsci opponeva l’ ottimismo doveroso della volontà.

Anche il documento dell’ Arcidiocesi di Trani, Barletta, Bisceglie e Nazareth, in occasione delle elezioni amministrative del 2013 esortava all’ obbligo della speranza. La corruzione è assai estesa, il mondo politico degradato e non ci sono più quelle classi, quei ceti produttivi sia pure imperfetti, quella borghesia e quella classe operaia diventata irrilevante. E’ stato lungo il processo progressivo (anzi regressivo)  di abbandono e la politica è diventata prima “mestiere” e poi “campione di personalizzazione”.

E se la nostalgia colora il passato e rende meno sbiadite le immagini lontane, il ricordo fa riemergere con prepotenza le ragioni di un nuovo impegno politico e civile. Il rimpianto per l’ ” occasione persa”  (ma ritengo ce ne siano state di più), per quello che poteva essere e non è stato, per quello che non siamo diventati e che avremmo potuto essere, non può privarci di morale, etica e rigore (urbs, civitas e polis) quale condizione essenziale per non avere paura della storia. L’ alba del 1994, menzionata dal Sindaco Fiore, pur con l’ottimismo e l’ euforia del momento, servì, se non a sconfiggere la notte, a mettere in luce l’ inizio di una crisi latente economica ed occupazionale, che  ancora perdura, con bassa produzione e scarso reddito.

Ciccio Salerno fu Sindaco amato e rispettato ma lo sfondo su cui si muoveva lasciava, già da allora, intravvedere persistenti foschie – rese ininfluenti dalla sua autorevolezza-  che non si diradarono fino a coinvolgere Nicola Maffei, sindaco figlio di una politica matrigna compiaciuta di specchiarsi in individualismi esasperati e in interessi non proprio collettivi. E’ con queste premesse e su questo scenario che irrompe la figura di Pasquale Cascella con il quale il Centro-Sinistra a Barletta, sia pure a fatica, sta ritrovando le ragioni dello stare insieme e il suo ruolo di interprete degli interessi maggioritari della società.

Cascella non ha interrogato il profeta Isaia né altre Cassandre conscio che…”il futuro ha cuore antico e non ci si può cullare sulla nostalgia del passato facendo finta che dieci anni di crisi e di recessione non abbiano colpito il corpo sociale…(dalla lettura delle linee di programma). I tempi “migliori” cari a Raffaele Fiore non si sono compiuti forse perché essi stessi forieri di contraddizioni e oggi tutti, nessuno escluso, dovrebbero sentirsi non esenti da responsabilità sopportandone il peso. L’ Amministrazione Cascella non ha in agenda un “elenco di cose non fatte”,  ha un elenco di cose da fare, utili e necessarie.

La sfida è ritrovarsi e ritrovare unità e orgoglio per andare avanti, con onestà, coraggio e con la capacità di cogliere la “verità effettuale delle cose” che per Machiavelli sta dietro ai veli della simulazione e delle menzogne.

La sfida è condividere lo sdegno verso ogni forma di violazione dei principi con convinzione senza il facile abbandono alla docilità, all’ indifferenza o anche all’ azione rabbiosa spesso sinonimo di impotenza più che di forza.

Credimi, Raffaele, anche l’incorruttibilità giacobina cui fai riferimento, interrotta dal termidoro, oscillò a lungo tra anatema e ammirazione. Quegli anni hanno una vastità tale che ogni rilettura anche se specifica e personale rischia di comprimerne il significato e di imprigionare in rigidi schemi la varietà e l’ ampiezza delle posizioni.Senza polemica, ma con stima e ammirazione.

 

Gaetano Damato

già consigliere comunale nelle amministrazioni Salerno-Maffei

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