Signor Sindaco, indirizziamo pubblicamente attraverso i media questa lettera aperta al primo cittadino sulla necessità di “disincagliare” la pratica giacente, da quanto risulta, negli uffici del Comune in merito alla proposta di una medaglia alla Città per lo slancio di tutta Barletta nei soccorsi agli innocenti martiri di mala edilizia travolti dal crollo di via Canosa il 16 settembre 1959, col tragico bilancio di 58 morti e dodici feriti. Esempio storico ante litteram da pionierismo della Protezione civile come sentimento di civiltà ed espressione spontanea di solidarietà molto diffuso nella popolazione. La proposta fu direttamente formalizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo la sua visita al luogo dell’altro crollo di via Roma il 3 ottobre 2011: reca la firma del sottoscritto quale portavoce del Gruppo di lavoro costituitosi fra i parenti delle vittime e della signora Maria Straniero De Mari quale sorella di Lucia, deceduta nel crollo assieme al marito prof. Nino Palmitessa pochi giorni dopo il ritorno dal viaggio di nozze… L’istanza è stata riscontrata nel marzo 2013 dalla nostra Prefettura, la quale comunicava che “le necessarie procedure sono state già avviate e richieste, al Comune di Barletta, alla Provincia di e al Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari”. L’istruttoria è tuttora in corso.

Nel 2019, quando l’anno prossimo saranno sessant’anni dall’avvenimento su cui titolarono tutte le prime pagine nazionali dei quotidiani italiani, con vasta eco anche all’estero, il Gruppo (in partenariato col Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia quale organizzazione di volontariato in ambito storico-culturale) ha elaborato una precisa ed accurata “strategia del ricordo” per la piena legittimazione storica di un episodio fra i più drammatici del secondo Novecento Italiano nel capitolo della mala edilizia speculativa e d’azzardo. Strategia e costante, militante impegno dal parte del nostro Gruppo di lavoro che, a distanza di anni, é culminata nella istituzione delle “Giornata del ricordo in memoria delle vittime di malaedilizia” con delibera di Consiglio Comunale votata all’unanimità sotto l’amministrazione del Sindaco Pasquale Cascella.

Signor Sindaco, è da queste Sue parole ieri pronunciate sul luogo del crollo in via Roma che nutriamo fiducia nella Sua persona e nel Suo operato per procedere speditamente e concludere l’istruttoria: “L’Amministrazione ha inteso commemorare le vittime di quel nefasto giorno, che mi ha visto anche partecipe come medico del Pronto Soccorso, per esprimere solidarietà ai familiari; ricordando anche a tutti noi la responsabilità quando si approvano delle Delibere amministrative. Ricordo di quel giorno l’impegno di tutti i soccorritori, medici e volontari cittadini, Vigili del fuoco, Forze dell’ordine. Non ho timore ad affermare che c’è una responsabilità politica in questo tipo di vicenda, come nel crollo di via Canosa del ’59; in Consiglio comunale eravamo convinti di far bene e invece abbiamo fatto male: io era tra i consiglieri comunali che hanno approvato quella delibera; ci tengo a precisare che in quella circostanza io ebbi a dire che quell’intervento era una vera schifezza. Ricordo che ancora oggi il Comune di Barletta paga per il tragico evento, anticipando economicamente le responsabilità che saranno accertate alla fine del procedimento giudiziario in atto».

Già poche ore dopo il crollo, con una sola gru ma con le mille mani dei militari (soldati delle Casermette, pompieri, vigili urbani) e dei tantissimi volontari accorsi sul luogo (il sindaco di allora Giuseppe Palmitessa, operai, contadini, giovani, semplici cittadini, perfino sacerdoti e frati francescani), si portarono via i mattoni uno ad uno nel coraggioso tentativo di salvare anche un solo sopravvissuto, Luigi Superti, estratto vivo dopo ben trentasei ore dalle macerie ma deceduto per le gravi lesioni interne. Singoli episodi tutti documentati fin nei minimi dettagli, fotogrammi scanditi da quelle frenetiche ore, ed oggi rivissuti dalle commosse parole dei testimoni di allora in una sequenza dove al dolore si mescolarono la rabbia e l’operosità di una intera popolazione sulle famiglie distrutte dal crollo. La mobilitazione dei sanitari dell’ospedale civile Umberto I, guidati dal primario chirurgo Ruggiero Lattanzio, completa il quadro storico nella documentazione ufficiale riemersa dopo paziente ricerca anche dagli archivi dell’Istituto Luigi Sturzo dov’è conservato il carteggio riservato del Quirinale all’epoca della presidenza di Giovanni Gronchi, il capo dello stato che volle visitare il luogo del disastro all’indomani durante la sua visita alla Fiera del Levante a Bari e che seguì gli sviluppi giudiziari del processo conclusosi con esemplari condanne a carico dei responsabili (costruttore, progettista, faccendiere, dirigente dell’ufficio tecnico comunale). Sull’onda emotiva delle vittime di mala edilizia e delle 58 vite spentesi tutte insieme quella mattina del 16 settembre 1959 nel crollo in Via Canosa numero 7 a Barletta, il Parlamento votò immediatamente nuove leggi nelle costruzioni in sicurezza con più severi controlli da parte del Genio Civile. Di particolare interesse documentario ai fini dell’apertura del fascicolo ufficiale con la richiesta della medaglia al merito civile presso il Ministero dell’Interno e la Presidenza della Repubblica, oltre al materiale proveniente dal Tribunale di Trani purtroppo in forma assai ridotta causa le precarie condizioni di conservazione, i faldoni del Comune di Barletta custoditi nella sezione di Barletta dell’Archivio di Stato di Bari e soprattutto la ricchissima, ma finora dispersa, rassegna stampa a carattere nazionale di tutte le testate giornalistiche dell’epoca che documentarono coi loro inviati speciali (grandi firme dell’informazione: Zatterin, Stille, Bocca, Eco, Cervi, Montanelli e tanti altri ancora) quella che venne subito da tutti definita come “una tragedia italiana”. Centinaia di articoli raccolti anche in altri centri culturali di tutta Italia dal Gruppo di lavoro, quali ad esempio presso l’Università di Padova, come pure presso le Teche della RAI, la televisione di stato che all’epoca muoveva i suoi primi passi ma che fu diretta testimone delle fasi dei soccorsi in tutta la realistica drammaticità del bianco e nero.

 

Nino Vinella, giornalista                                                                                         

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