Grazie al Collettivo Exit, nella persona di Alessandro Zagaria, il Comune ci ripensa e “sospende” la concessione dell’edificio di 4 piani tra attività commerciali e residenziali ai piedi della Timac, su un terreno prospiciente il mare di Levante ad alta intensità di “agenti inquinanti”. Perciò, “La vicenda pone l’amministrazione Cannito di fronte ad un bivio: continuare come si è sempre fatto, lasciando mano libera al capitale privato di mettere a profitto pezzi del nostro territorio, oppure provare ad immaginare una nuova idea di città attraverso una sua pianificazione legata ai reali bisogni della collettività”?

Caro sindaco, come immaginare, per altro, una nuova idea di città, se da tempo sulle grandi aree retro-portuali, come quelle lungo le mura di san Cataldo, si vociferano inverosimili idee progettuali ad uso e consumo di perniciosi ipermercati o pseudo residenziali? Sarebbe proprio vero, che l’amministrazione comunale non avrebbe alcuna idea, più o meno strategica, di sviluppo reale del territorio e sistema produttivo? Perché sarebbe tanto difficile dotarsi di una generale visione dell’uso del territorio, o meglio di rilettura dell’uso sinora fatto e possibile utilizzo per l’immediato futuro? Quali gli ostacoli da superare? Come dare fiducia e buone aspettative agli investitori, se Barletta si sarebbe dotata di una grande Zona Economica Speciale (Zes)? Come quindi connettere le nostre arre industriali e commerciali all’area portuale?

Se nella passata Amministrazione la burocrazia faceva sparire un progetto di massima redatto dal nostro centro studi, egregiamente recepito e definito dal Sindaco di allora, come “Progetto Strategico sulla blue economy” (Prot. 8878, dell’11 febb. 2016), perché si rifiuta, artatamente, di scambiare una qualche parola al fine di recepirne uno nuovo? Sulla identità storico-marinara della Città di Barletta, il sindaco Pasquale Cascella, ebbe ad “esprimere l’attenzione e l’interesse dell’Amministrazione comunale di Barletta” (Prot. n. 10045 del 10 febbraio 2017). Perché, dunque, continuare ad ignorare i nostri numerosi lavori legittimati anche da parte della comunità scientifica (da Amalfi a Salerno, da Napoli da Bari)? Nonché da parte di associazioni datoriali e imprenditoriali, associazioni e autorità culturali, di Autorità portuali, di autorità istituzionali sia politiche che ecclesiastiche: comunali, provinciali regionali e di parlamentari eurodeputati? Se alcuni anni fa abbiamo conseguito un notevole e inaspettato successo, con la Prima edizione del Premio: Barletta Città Marinara, per soggetti interessati e attenti alla vita della città marinara, dell’economia e delle infrastrutture del mare, perché mortificarci con la sua disinvoltura? Tra le otto città marinara italiche, il nostro centro studi è diventato un piccolo presidio culturale sulla promozione dell’identità marinara di Barletta, enti del governo nazionale se ne sono accorti. Perché Lei no?

Se da alcuni anni, abbiamo promosso a scala internazionale e globale, siffatta identità marinara della nostra città, grazie anche alla notevole e defaticante produzione della letteratura storica scientifica, perché l’Amministrazione è l’unica ad ignorarla? Vogliate almeno degnarci di una risposta scritta? Grazie.

D’altra parte, se il dramma di Barletta consiste nella ottusa visione della città materiale (casa, cose e palazzi), a scapito della città immateriale (cultura, ricerca del nuovo e visione progettuale), cosa proporrebbe l’Amministrazione all’Eni di fare dei suoi cinque ettari sotto le mura di san Cataldo? Vi sarebbe un qualche vincolo, un auspicabile suggerimento? Allo stesso modo, dopo quello di Andria, un nuovo Polo logistico, adeguato alla Zona Economica Speciale (Zes), a cosa servirebbe senza una effettiva visione d’insieme, di una urbanistica lottizzatrice e aggressiva delle proprie coste marittime e portuali?

Se Barletta soffre e vive solo di una cultura dell’intrattenimento, scolastica e del fatuo passatempo, scambiata per inverosimile ricerca scientifica, consulenze storico-rievocative che ripetono solo se stesse, perché le associazioni culturali cittadine sonnecchiano proprio sui grandi interessi delle infrastrutture materiali e immateriali? Sarebbe utile continuare a parlare e dibattere, se costruire ulteriori e inutili centri servizi, per convegni e conferenze (magari scambiati per nuovi Poli Logistici e strade camionali), quando chi decide non tiene conto di chi parla e propone?

Qualcuno dice, che ogni nuovo sindaco, una volta eletto, verrebbe come assorbito da un certo, invisibile sistema struttura, per questo caro Sindaco ti scrivo e ti voglio bene, per una visione non municipalistica, ma europea della grande e bella città marinara che fu. E che sarà.

 

dott. Nicola Palmitessa – Centro studi: La Cittadella Innova

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