L’estinzione di uffici e presidi a Barletta

Volendo adattare un modo di dire, potrei affermare che le brutte notizie sono come le ciliegie…una tira l’altra. Ovviamente mi riferisco alla moria di presidi statali, uffici ed enti che vantano non meno di un secolo di vita qui a Barletta, che, ad uno ad uno, vengono portati via sotto il naso in modo indiscriminato e senza che nessuno alzi la mano per obiettare e mi riferisco a chi dovrebbe gestire la cosa pubblica.

Se ancora a qualcuno (i nostri amministratori sicuramente, viste le non reazioni!) fosse sfuggita la notizia, ci terrei ad informarvi sulla “sparizione” di un ufficio dell’Acquedotto Pugliese il quale, dopo mezzo secolo di servizi offerti alla popolazione del territorio ofantino, dice ciao ciao, saluta e viene portato via.

E pensare che la primogenitura di un acquedotto in Puglia  spetta proprio agli illuminati politici barlettani (al contrario degli attuali) di 130 anni fa.

Volendo fare il verso ad un vero processo, porto all’attenzione della giuria, che in questo caso è formata dai lettori, solo ed esclusivamente atti che comprovano, senza ombra di smentita, quanto andremo ad esporvi.

Gli atti dei quali parlo non sono frutto di opere letterarie e quindi influenzabili da convincimenti o preferenze personali, bensì sono pubbliche risoluzioni che fanno parte dell’Archivio Storico del Comune di Barletta e sono conservati presso la Sezione di Archivio di Stato di Barletta, riguardanti l’ideazione e la costruzione di un acquedotto che avrebbe portato l’acqua alle assetate e martoriate dalle epidemie, terre di Campania, Puglia e Basilicata.

Tutto ebbe inizio all’indomani del terribile colera che colpì la nostra Città, come le altre vicine, dal 1883 al 1886. Infatti, cessata l’epidemia colerica che causò la morte di centinaia di barlettani, l’Amministrazione comunale ebbe a constatare come uno dei principali e potentissimi germi di infezione aveva la sua principale causa nell’uso, da parte della popolazione, delle acque sorgive inquinate dalle infiltrazioni del sottosuolo dell’abitato, intasato da fogne, pozzi neri e condotti di acque luride.

Per questi motivi la giunta comunale decise di eliminare alla fonte ( mai termine lessicale fu più azzeccato ) il problema  e l’origine di quel gravissimo fenomeno. Come provvedimento tampone si adottò quello di chiedere alla Società delle Ferrovie Meridionali la concessione per utilizzare le acque pure dell’Ofantino.

I benefici furono immediati! Infatti appena la popolazione incominciò ad usufruire delle acque dell’Ofantino, il colera, che tanto infieriva, subì un arresto quasi immediato, infatti i casi di contagio cominciarono a scemare rapidamente sino a scomparire del tutto.

Questo “miracolo” venuto dall’uso di acqua pura, spinse l’Amministrazione a pensare seriamente ad una struttura che potesse provvedere in maniera permanente all’erogazione di acqua salubre in sostituzione di quella malsana dei pozzi inquinati.

acquedotto-3Alla bisogna l’ingegnere Iecini, nominato nel 1886 Direttore dell’Ufficio Tecnico Municipale, fu investito dal Sindaco Cafiero del compito di progettare e realizzare “…un modo” per dare concretezza ai sogni di un’intera popolazione.

Iecini non attese un solo attimo e, dopo solo venti (!!!) giorni presentò all’Amministrazione una proposta, allora considerata futuristica, con la quale si proponeva di portare in città l’acqua del fiume Ofanto (all’epoca vi scorrevano … chiare, fresche e dolci acque) dopo averle filtrate ed inoltre, per eliminare il problema del dislivello, l’ingegnere proponeva di costruire una derivazione dalla località chiamata “I mulini di Canosa”.

Mentre l’amministrazione dell’epoca valutava la proposta Iecini, una fortunata circostanza portò il consesso comunale ad altre determinazioni.

Questa circostanza era frutto del modo, niente affatto difficoltoso, con il quale si erano ottenuti 85 metri cubi d’acqua al giorno senza che questo avesse causato una diminuzione nel pozzo dell’Ofanto, ergo, si pensò che nel sottosuolo della valle del nostro fiume esistesse un grande lago di acqua pura.

Ma gli addetti ai lavori non si fermarono a quei primi studi e andando alla ricerca della provenienza delle acque presenti nel lago sotterraneo, risalirono fino al Locone. Furono subito chiamati esperti del settore quali il prof. Punto, romano, per valutare la purezza e qualità dell’acqua e nel suo successivo referto dichiarava che “l’acqua rinvenuta sul luogo ed analizzata è risultata fra le migliori d’Italia, fresca, limpida e grata al palato, quale acqua del monte. Pertanto può dichiararsi che nella località del Locone l’acqua esiste abbondantissima per i bisogni della Città di Barletta e può facilmente derivarsi e condursi”.

Chi di competenza accolse senza indugi le raccomandazioni e tutto l’incartamento fu portato all’attenzione del Consiglio Comunale, presieduto dal Sindaco Cav. Pietro Cafiero, che il giorno 24 novembre 1886 , visto del Sotto Prefetto apposto in data 28 dicembre 1886 con n.7093, approvava all’unanimità, per alzata di mano, la delibera  relativa “…al progetto per la derivazione e conduttura delle acque del Locone in questa Città ”.

acquedotto-4La delibera approvata dal Consiglio Comunale ebbe l’effetto dirompente di una bomba allorquando la risoluzione del massimo consesso comunale barlettano fu inviato alla Deputazione Provinciale di Terra di Bari (l’attuale Provincia n.d.r.) la quale, contestualmente, presentò una proposta per la costruzione di un acquedotto per l’intera Provincia dichiarando di interesse non pubblico il progetto inviato dal Comune di Barletta, dichiarando “ che il progetto di un acquedotto comunale ad esclusivo servizio del Municipio di Barletta, non può, né deve in alcun modo pregiudicare ed ostacolare il progetto della conduttura provinciale (!!!)”.

Il Consiglio Comunale di Barletta presentò immediatamente formale ricorso al  competente Ministero dell’Interno avverso la deliberazione della Deputazione Provinciale di Terra di Bari,

Come era prevedibile (la perfida Albione colpisce ancora!) con dispaccio del Ministero dell’Interno n.20179 bis/158985 “…il ricorso presentato da codesto Comune non è ammissibile perché il Consiglio Provinciale, colle deliberazioni 9,10 e 11 novembre, non ha violato alcuna disposizione di legge”.

Il Comune di Barletta comunque non si arrestò anzi accelerò tutti quegli atti che portarono al progetto finale dell’acquedotto barlettano datato 1902 e che fu “fagocitato” dalla solita Bari, come decine di altri frutti dell’Ingegno barlettano

Ma questa è tutt’altra storia … che, se lo vorrete,  avrò il piacere di raccontarvi.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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