L’editoriale di Franco Borgia

Il nostro e vostro giornale acquisisce da oggi la penna di Franco Borgia già sindaco di Barletta e Parlamentare. E’ di oggi la sua prima nota politica che leggeremo con attenzione. Lo ringrazio nuovamente di aver accettato di coprire, anche se con cadenze non ravvicinate, uno dei nostri spazi.

Michele Sarcinelli

“L’indignazione collettiva dinanzi ai crescenti disagi nei quali sempre più sprofondiamo, non influenzi la capacità di ragionare serenamente!”

Si, incomincio da oggi a manifestare il mio punto di vista su Barletta News, cogliendo spunto da un fatto di cronaca politica che giudico particolarmente rilevante. Incomincio con grande piacere, ringraziando per l’ospitalità che mi viene offerta, riavviando anche attraverso questo mezzo, un contatto con la mia Città.
Ieri il Presidente del Senato Grasso, ex alto magistrato, ha deciso di far costituire parte civile il Senato della Repubblica nel processo penale a carico di Berlusconi presso il Tribunale di Napoli, riguardante la compravendita dei voti di parlamentari.

Premetto di dichiararmi del tutto estraneo da valutazioni sulla vicenda e soprattutto sui suoi protagonisti (Berlusconi, Di Gregorio & C.) , sperando che chiunque volesse giudicare questa situazione si armi di altrettanta buona volontà.
Mi viene in mente di pensare che il Senato non è equiparabile agli altri Enti pubblici presenti nel nostro ordinamento, che possono (anzi devono) esercitare il loro diritto di essere parte in un processo penale, laddove vi fosse stata una possibile lesione dei loro diritti, dalla quale hanno subito danni. Il Senato è invece un’ alta Istituzione politica, deputata a svolgere una funzione di esercizio di rappresentanza della sovranità popolare negli importanti ambiti riconosciuti dalla Costituzione.

Nella specie, c’è un processo penale in atto riguardante comportamenti assunti nell’esercizio di attività parlamentari, ritenuti illegali sotto il profilo penale, che si concluderà con una sentenza. Non voglio entrare nel merito della questione processuale, che avrà il suo corso, anche se mi viene in mente di pensare: quali e quanti altri atti di “convinzione” di esponenti politici potrebbero inquadrarsi nelle fattispecie corruttive?

Il Senato, a mio parere, per comportamenti riguardanti le attività dei propri componenti, svolti nell’esercizio, pur distorto, delle funzioni proprie del parlamentare, dovrebbe esercitare le prerogative disciplinari che gli appartengono previste dal regolamento, piuttosto che invocare l’ausilio del giudice penale. La vicenda che commentiamo denuncia piuttosto una ulteriore commistione di ruoli tra politica -nelle più alte espressioni istituzionali- e giurisdizione che non mi piace affatto. Siamo dinanzi ad un’un’ulteriore delega della politica alla giustizia, ufficialmente espressa da un’alta sede istituzionale, esercitata tra l’altro da un presidente ex magistrato, che non solo getta un’ombra ulteriore sull’opportunità dell’iniziativa, ma che aggrava ancor più l’anomalia dei rapporti tra politica e giustizia, che sempre più ammorba l’Italia.

Certo l’incapacità della politica – al limite dell’autolesionismo- di darsi regole decenti di funzionamento dinanzi a tutto quello che accade e che viene quotidianamente denunciato, è un dato che getta sconcerto e grave disappunto, ma che in una democrazia che funzioni viene demandata al giudizio degli elettori, e non delegata ai giudici.
Quello di ieri è forse un altro tassello – questa volta sempre più esplicito alla luce del profilo professionale del Presidente Grasso – nella costruzione della Repubblica dei Giudici?

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