L’Ecocentro della discordia

Il consiglio si conclude con una soluzione che sa di nulla mischiato al niente

Nuovamente fari puntati sull’assise comunale. Un altro consiglio comunale all’insegna del nulla di fatto, un puro esercizio vocale arido di soluzioni. Un film già visto che ricalca la scena del primo round della crisi costruttiva, oggetto di richiesta al sindaco attraverso un documento sottoscritto da 4 delle 6 liste che lo avevano sostenuto nel corso dell’ultima tornata elettorale, primo round che, però, di fatto, non si è mai celebrato. Solo un susseguirsi di reprimende, dunque, per il primo cittadino, tutte con un comune denominatore, la contestazione del suo metodo di lavoro. Un metodo ancora non sperimentato ma già giudicato con accezione negativa come poco inclusivo, settario e inefficace. Un atteggiamento, dunque, quello del sindaco, ritenuto non avvezzo al dialogo, al confronto, all’ascolto dei partiti che compongono la sua coalizione nonché degli elettori che hanno scelto di dare fiducia, attraverso la sua figura carismatica, ad un PD cittadino giunto al capolinea e ormai privo di cartucce valide da sparare.
Un partito democratico, quello cittadino, salvato in extremis dalla indubbia sconfitta, orfano di una leadership in grado di ritrovare il bandolo di una matassa, di fungere da collante tra le varie correnti interne nonchè di fare sintesi tra gli interessi contrapposti, arido di contenuti e confuso nella progettualità.

Questo il quadro desolante e dalle tinte fosche con cui l’assise civica si era congedata dai cittadini , ormai diversi mesi or sono, in occasione dell’ultimo consiglio comunale celebratosi in marzo.
Lo scenario, di una Barletta, dunque, candidata per l’ennesima volta a diventare laboratorio dove sperimentare, sulla pelle dei cittadini, gli effetti disastrosi di una politica che ha sostituito i sogni della gente con le paure, che ci ha abituati ad una legalità senza giustizia, ad un abuso cronico del potere, tutti elementi che concorrono a rendere più incerto e inquietante il futuro possibile della nostra città.
Una città dove la politica ha sempre venduto fumo ai cittadini, si è sempre mostrata sorda ai richiami degli stessi, indisponibile all’ascolto delle loro necessità, delle loro legittime richieste, una politica, dunque, che non ha mai riconosciuto ai cittadini il ruolo di destinatari e al contempo quello di protagonisti dell’azione politica, bensì si è sempre mostrata al servizio dei politici e per i politici.
L’agire politico scriteriato, privo della benché minima pianificazione, frutto del mancato confronto con la cittadinanza è all’origine della protesta che imperversa tra i residenti della zona 167 relativa alla realizzazione di un centro di raccolta che insista proprio in quel quartiere i cui cittadini, da sempre, sono considerati, nella migliore delle ipotesi, cittadini di serie B, abbandonati dalle istituzioni, lesi nell’esercizio dei loro sacrosanti diritti.

Difatti, è più che nota la situazione di emergenza che caratterizza tale quartiere periferico della nostra città, ad iniziare dalle strade che, in realtà, non possono neanche definirsi tali, poiché paragonabili a serrati pieni di sassi, impraticabili quando piove, passando per la mancanza dei cassonetti dell’immondizia, fino a giungere alla scarsa qualità dell’illuminazione.
Un quartiere, dunque, la cui invivibilità rappresenta la quotidianeità, tra la rassegnazione, la delusione e la comprensibile rabbia urlata da cittadini che vivono sulla propria pelle disagi di tal guisa, pur concorrendo, al pari dei residenti in altre zone della città, al pagamento dei tributi locali, senza godere di agevolazione alcuna, ricevendo in cambio solo disservizi.
Il quadro a tinte fosche che emerge da questa realtà, sottende operati, da parte di organismi istituzionali e di privati, la cui filosofia è sempre la stessa: il lucro innanzitutto! Interessi economici più o meno vasti, indifferenza e pressapochismo ambientali. Ecco le reali cause di un quartiere alla deriva, che frana, tracima, esonda.
In questo scenario già poco edificante si inserisce la problematica relativa alla realizzazione del centro di raccolta il cui iter fu avviato attraverso le delibere di giunta n. 188 del 20/10/2010 e n. 56 del 29/03/2011 , completato attraverso la delibera di consiglio n. 19 del 26/03/2012 al Consorzio ATO Rifiuti Bacino BA/1, Via degli Ulivi angolo Via dei Salici.

La querelle sull’ecocentro, dunque, costituisce un altro gioiello del “preziosissimo” patrimonio di nefandezze, ereditato dalla precedente “non amministrazione” Maffei che meriterebbe un nobel al malaffare avverso il quale, nessuno, ribadisco, nessuno si è mai indignato, con le conseguenze disastrose che questa città sta scontando e sconterà ancora per lunghi anni.
Un amministrazione allegra nella gestio delle risorse economiche pubbliche, attenzione, pubbliche! Un clan, quello Maffei, dedito a comportamenti clientelari, di connivenze, del soddisfacimento degli interessi di pochi a cui dare la priorità ad ogni costo, con qualsiasi mezzo, lecito o illecito.
Un’ amministrazione, quella che ha governato la città della disfida sino al 2011, che ha devastato paesaggi, luoghi e consumato le poche parti del territorio ancora non antropizzate, con l’unico becero scopo di far girare più soldi nelle tasche degli amici e di ottenere un sempre maggiore consenso elettorale che garantisse di mantenere le redini della città, indisturbati.
Una tra le peggiori amministrazioni di sempre, dunque, che, purtroppo, continua con la sua onta di squallore a vessare la nostra città, contribuendo all’inarrestabile degrado della stessa.

A nulla o a ben poco valgono i tentativi del sindaco Cascella di ripristinare l’ordine in un contesto dove il disordine e il non rispetto delle regole l’hanno fatta, per anni, da padroni, nella totale assenza di una efficace opposizione che arginasse tale scempio perpetrato in danno dei cittadini.
Quello celebratosi ieri è, dunque, l’ennesimo triste capitolo che si aggiunge all’elenco delle retromarce e figuracce della “non amministrazione” Maffei e di coloro che ne hanno fatto parte e che oggi ancora sono presenti nell’assise civica a battersi il petto nel maldestro tentativo di fare ammenda del proprio irresponsabile comportamento, anziché arrendersi e ammettere le proprie responsabilità attraverso quella onestà intellettuale che dovrebbe contraddistinguere ogni amministratore che possa fregiarsi di essere definito tale.

Con il tipico italico vezzo di piangere sul latte versato, senza mai risalire all’origine dei mali e inscenando tragicomici ping-pong sulle responsabilità, la politica locale, si avventura ancora una volta nel suggerimento di soluzioni irrealizzabili, quale quella sottoposta all’assise civica dal consigliere Caracciolo, che illuminato finalmente sulla via di damasco, anni dopo dall’aver offerto il suo consenso alla realizzazione di tale centro di raccolta nella zona 167, invita il consiglio comunale ad esprimersi su una mozione caratterizzata dalla non fattibilità a causa di innumerevoli elementi ostativi, così come è stato evidenziato dalla dirigenza comunale presente in sala che si è espressa negativamente nel merito. Difatti, nella mozione succitata viene individuata una nuova area, su cui fare insistere il centro de quo, non compatibile con la realizzazione dello stesso, che non tiene conto dei regolamenti speciali che riguarderebbero la zona in cui edificare nonché delle conseguenze che ne deriverebbero dall’inadempimento degli accordi intercorsi con la regione ormai anni fa, conseguenze “non ben definite”, così come ha avuto modo di ribadire lo stesso Sindaco in più occasioni, atteso che: 1) l’ecocentro in merito al quale il consiglio è stato chiamato a dibattere, è collegato con quello di trani, bisceglie e corato, ergo, nel finanziamento sono coinvolti anche altri comuni; 2) occorre rispettare i vincoli dell’appalto dei lavori già assegnato, poichè dal mancato rispetto degli stessi, qualora dovesse essere scelta un’altra sede, ne deriverebbero a carico del comune, esose penali da pagare; 3) la regione potrebbe non accogliere favorevolemte la proposta di differire ad altra sede il centro.
Quelli appena elencati, dunque, costituiscono solo una piccola parte delle conseguenze “ non ben definite” che potrebbero inevitabilmente scaturire dall’individuazione di una eventuale nuova area per la realizzazione dell’ecocentro.

Ma tutto questo la politica lo poteva evitare? Senza ombra di dubbio, si! Come? Innanzitutto attraverso una corretta informazione che doveva interessare i cittadini a monte e non a valle del progetto, in altri termini nella fase embrionale dello stesso, con l’intento di addivenire alla soluzione migliore possibile nonché maggiormente condivisa dalla cittadinanza. Di talchè tutte le iniziative virtuose messe in campo dall’amministrazione Cascella, finalizzate a consentire la partecipazione dei cittadini della zona 167 alla elaborazione di una proposta diversa rispetto a quella imposta loro dalla politica, non si sono rivelate di fatto utili, poiché giunte in ritardo e quindi recepite dai residenti come mera opera di persuasione di una realtà che ormai incombe e che non è più modificabile. Come dare torto ai residenti della 167? Quale peso ha avuto la loro voce in questa odissea? Nessuna! Difatti, sono stati invitati a partecipare solo per prendere atto di una situazione ormai difficilmente rimediabile se non con altri oneri sempre a carico dei cittadini che oltre alla beffa dovranno subire e porre rimedio anche alle “non ben definite conseguenze” che ne potrebbero scaturire dalla scelta politica di destinare il centro raccolta in un’area diversa da quel individuata nel lontano 2010.
L’auspicio, dunque, è quello che Barletta si riappropri della sua dignità, che cambi passo, che si avvii ad una nuova stagione in cui la politica si esprima, così come sostenuto dal sindaco intervenuto nel corso della seduta consiliare, attraverso“un linguaggio di verità” affinchè la voce dei cittadini non si trasformi più in una “vox in deserto clamantis”.

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Patrizia Corvasce

Patrizia Corvasce, classe ’72.
Maturità classica. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Puglia dal 1° febbraio 2016. Appassionata di diritto, teatro e politica. Già consigliere comunale. Attualmente collabora con la testata giornalistica telematica Barletta News occupandosi prevalentemente di approfondimento politico. Crede che la libertà di stampa dipenda soprattutto dalla volontà di fare informazione libera.

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