“Le origini del male” recensito da Michele Lasala

Titolo originale : The quiet ones

Regia: John Pogue

Interpreti principali: Olivia Cooke; Jared Harris; Rory Fleck-Byrne

Genere: Horror

Durata: 100 minuti

Valutazione: Gold-star-graphic_(1)Gold-star-graphic_(1)half star

 

Secondo film alla regia per John Pogue, dopo il sequel di “Quarantena”, remake stilisticamente molto fedele del mockumentary-horror iberico “Rec”, diretto nel 2007 dalla coppia Plaza-Balaguero. L’esperienza pare esser servita a Pogue, che si avvale di tecniche non dissimili nel confezionare questo prodotto, un ibrido tra ripresa tradizionale e falso documentario, che non pur non scadendo mai nell’esagerazione sperimentalistica riesce ad individuare un corretto bilanciamento dei fattori in scena e a miscelare correttamente gli elementi di resa. Jared Harris offre inoltre un’ottima prova recitativa e, pur se visibilmente inesperto, il resto del cast riesce nell’impresa di non sfigurare.

I limiti del film sono invece legati a una stanca riproposizione tematica, a cui si ancora da tempi immemori il cinema di genere. Concettualmente il film di Pogue mostra di saper navigare e di saper portare a compimento questo viaggio nel paranormale, ma lo fa in maniera alquanto anonima. Si direbbe, quindi, che il problema che affligge questo genere di pellicole sia insito nella natura stessa del cinema orrorifico, e non è certo un caso se due della maggiori opere dell’ultima decade (il sopracitato “Rec”, e lo straordinario “The descent” firmato da Neil Marshall nel 2005 ) si fregino con marcata evidenza del titolo di rinnovatori. L’horror è dunque vittima dei suoi stessi preconcetti, vi si ancora con prepotenza, entra nel circolo vizioso della ripetizione certa e priva di rischi di un certo cinema di consumo. “Le origini del male” non è purtroppo esente da questa critica.

E’ evidente come il film diretto da Pogue debba molto alla recente produzione del malese James Wan , e il discorso, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, esula da scontatissimi riferimenti legati ai plot. La costruzione delle inquadrature e la ricerca dell’effetto “shock” vive delle stesse soluzioni registiche del regista di Insidious e del recente The conjuring-L’evocazione ( repentini cambiamenti d’inquadratura, movimenti di macchina rapidi, a suggerire l’instabilità della messa in scena, a cui si compenetra il senso d’angoscia suscitato nel fruitore dell’opera filmica ). Ecco allora che ci si muove in un disegno ordito in maniera metodica ma ripetitiva, efficace in ciò che si propone, ma esteticamente privo d’originalità, narrativamente scontato, che non turba oltre l’ora e mezza abbondante di proiezione.

E se l’horror è tradizionalmente terreno del non detto, del non rivelato, come a detta del maestro Tobe Hooper ( “ it’s better to be suggestive and to allow the viewer to fill in the blanks in their minds”) è forse ora di rammentare come si possa terrorizzare rivalutando l’espressionismo in campo cinematografico, in un ritorno alle origini che sarebbe quanto di più glorioso la settima arte potesse mai creare nel circolo di un genere lontano ora dai fasti di un tempo. D’altronde, non è forse vero che “l’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” e lo stupore suscitato dalle macchinazioni partorite dalla scienza umana spaventassero più di qualche moderno trucchetto di luci ed ombre ?

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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