Le Foibe, i martiri di serie B e… gli idioti

lapideIMG_20170211_092752Nella notte tra il 9 e il 10 febbraio, alla vigilia della “Giornata del Ricordo”, è stata danneggiata, da pavidi idioti, la lapide commemorativa dedicata ai martiri delle Foibe fatta apporre, nel 2010, dall’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Nicola Maffei in via Manfredi sulla facciata dell’ex Caserma Stennio, prossima sede dell’Archivio di Stato di Barletta, all’interno della quale nel 1949 furono ospitati i profughi provenienti dalle terre Dalmate-Giuliane, scampati alla pulizia etnica messa in atto dal comunista Tito.

ex Caserma Fieramosca centro raccolta profughi IstrianiIo mi chiedo come sia possibile! Sono indignato oltre che amareggiato perché almeno in questi casi si potrebbe mettere da parte la propria idea politica e lasciar spazio solo al rispetto e al ricordo di stragi assurde e inconcepibili, ma che vanno doverosamente ricordate per non lasciare che tutto ciò venga dimenticato, inghiottito dall’esecrabile oblio dell’indifferenza.

La poetessa sarda Mariella Mulas ha affermato in maniera lucida “La violenza, figlia dell’ignoranza, veste l’uomo che crede giusto dominare in qualunque modo su pensieri opposti… al proprio” e penso proprio che il gesto dei soliti idioti è conseguenza della non informazione attuata dai soggetti preposti a questo importantissimo dovere civico .

E invece no! Quelli di una parte cercano, in proprio e sottolineo in proprio, di ricordare e commemorare le vittime delle Foibe, mentre i nostalgici di un certo atteggiamento, ormai non più proponibile, organizzano, a spese della collettività, di tutto e di più ( sia chiaro tutto lecito e giusto, ma spesso troppo di più!) in memoria della Shoah con battage pubblicitari che hanno inizio un paio di mesi prima e si sviluppano, nei giorni dedicati, con iniziative di respiro nazionale e spesso anche internazionale, mentre rimangono in un silenzio assordante e accusatore o fanno meno dell’indispensabile ( tipo piantare due alberelli presso una scuola locale, che tristezza!) nel giorno di un’altra terribile tragedia che porta il nome di Foibe e dovrebbe, ripeto, dovrebbe essere fatta conoscere in tutti i livelli istituzionali e soprattutto tra la gente.  

Parrebbe che anche al Sommo Pontefice sia ignota la tragedia istriana se è vero come è vero che nell’aprile del 2015 ebbe ad affermare che “Nel secolo scorso la nostra famiglia umana è passata attraverso tre enormi tragedie (ovviamente i due conflitti mondiali) senza precedenti. La prima, che è ampiamente ritenuta il primo genocidio del ventesimo secolo, ha colpito il popolo armeno”.

Di contro nel 2008, l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ribadì l’importanza del Giorno del Ricordo lanciando un monito a tutti gli amministratori con scarsa propensione a ricordare alcuni avvenimenti, affermando che  “A subirne l’oltraggio sarebbe in primo luogo la memoria delle vittime delle tragedie che ricordiamo oggi e il cui sacrificio si rivelerebbe vano”.

Certo, è utile ricordare solo ciò che è aderente al proprio pensiero ma, spiegatemi un attimo, siete convinti ancora che esista una destra e una sinistra? Se lo siete vuol dire che il vostro pensiero è fermo ad una cinquantina di anni fa. A cosa serve allora tutta questa farsa del ricordare solo ciò che fa comodo?

Ma come si sa, i figli e i figliastri hanno sempre e comunque un genitore, autore di queste ingiustificabili preferenze.

Detto questo, ricordiamo, ricordiamo punto e basta. Le vittime sono vittime, tutte quante. Quelle persone sono morte per degli interessi ignobili che limitavano il sacrosanto diritto alla vita delle singole persone. C’era qualcuno che decideva per noi ( oggi è cambiato qualcosa?), anche sulla nostra stessa vita. Condanniamo ogni sorta di repressione etnica, facciamolo tutti quanti. Gli pseudo buonisti, si indignano per i bambini che muoiono nei terribili viaggi della speranza e poi alzano barriere ideologiche ma anche materiali. Credono forse di essere migliori di chi ha commesso quegli orrori? No, non credo proprio. Poi, se le vostre coscienze non ne risentono, continuate pure a cullarvi in questa rassicurante ipocrisia ma, se vogliamo vivere in un mondo migliore, dobbiamo pensare prima a migliorare noi stessi.

Le foibe 2La conferma, a queste personalissime considerazioni, mi è giunta il 6 febbraio scorso, allorquando si è svolto l’interessantissimo convegno “Italiani dell’Istria e della Dalmazia Testimoni di Civiltà. Ricordo di Terre perdute: Persecuzioni, Foibe, Gulag, Esodo” tenuto presso il Centro Multifunzionale San Francesco a Barletta ed organizzato dall’UNITRE e dal Club Unesco di Barletta, in collaborazione con l’Associazione Nazionale di Esuli Istriani “Famiglia Dignanese” ufficialmente rappresentata dal Vice Presidente Nazionale dottor Giuseppe Dicuonzo, il quale ha riportato la sua esperienza di “profugo di prima generazione” nato in un rifugio e scampato alle foibe con la sua famiglia grazie ad un incredibile e disumano viaggio che lo ha portato, all’indomani del Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 ( da qui la scelta del 10 febbraio per la “Giornata del Ricordo”)  da Pola sino a Barletta nei locali dell’ex caserma Ettore Fieramosca in via Manfredi.

Sono trascorsi settant’anni da quando 350mila giuliano-dalmati sopravvissuti agli eccidi comunisti, abbandonarono con ogni mezzo la loro amata terra, sperimentando la tragedia dello sradicamento totale e collettivo.  La maggior parte di loro è morta senza avere non dico giustizia, ma almeno il sacrosanto diritto di veder riconosciuto il proprio immane sacrificio.

Il dottor Giuseppe Dicuonzo da anni lotta, in maniera strenua e purtroppo solitaria, per non far cadere nell’oblio un’immane tragedia quale fu quella delle foibe che non solo viene ignorata dalle generazioni più datate, testimoni in prima persona degli avvenimenti accaduti nella nostra Città, ma è del tutto sconosciuta alle nuovissime generazioni le quali oltre ad ignorare le figure basilari della Storia cittadina  “rifiutano” perché non guidati ed informati, tutto quello che va oltre gli inutili libri di storia canonici.

Le foibe 3Il pensiero del Dicuonzo è da sempre rivolto a tutti i familiari delle vittime infoibate ed ai rappresentanti delle associazioni che mantengono viva la memoria di quella tragedia e dell’esodo di intere popolazioni, portatrici di identità culturali e tradizioni che non devono essere cancellate. Coltivare la memoria di quanto è accaduto è indispensabile per ristabilire la verità storica.

A dispetto dei settanta anni trascorsi da quei terribili momenti, le situazioni si ripetono, in maniera ugualmente desolante, per i profughi che a migliaia giungono dalle martoriate terre dell’oltre Mediterraneo, qui da noi creando emergenze che, se non proprio simili, ricalcano quelle dei nostri connazionali istriani. 

Intanto il Novecento è diventato Duemila, l’Europa una casa comune sotto il cui tetto abitano popoli un tempo nemici, e i giovani oggi, da una parte e dall’altra, sognano un mondo nuovo, segnato dalla pace e dal progresso condiviso. E i figli e nipoti dell’esodo, nati “al di qua”, che ruolo hanno in questo mondo che cambia ma che non deve dimenticare? Anzi, tutti noi cosa dobbiamo fare per non rendere inutile il sacrificio di quei nostri fratelli?

Ci tocca, dopo il secolo della barbarie, tenere alta la memoria non per recriminazioni o vendette, ma perché ciò che è stato non avvenga mai più. Se il perdono, infatti, è sempre un auspicio, la memoria è un dovere, è la via imprescindibile per la riconciliazione: non è vero che rimuovere aiuti a superare, anzi, la storia dimostra che il passato si supera solo facendo i conti con esso e da esso imparando.

La maggior parte degli Italiani giuliano-dalmati  è morta senza avere non dico giustizia, ma almeno il sacrosanto diritto di veder riconosciuto il proprio immane sacrificio. Nessuno li potrà cancellare, sono ancora là dentro, in quelle cavità, invisibili, ma come dice Saint-Exupéry nel Piccolo Principe “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Loro sono il nostro essenziale, non dimentichiamo di onorarli e soprattutto non lo dimentichino coloro che hanno l’obbligo istituzionale di farlo.   

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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