Le feste, i divieti e le genialate

Indubbia appare la situazione che vede un proliferare di chiusure ingiustificate e pazze distribuite in tutto il centro cittadino con la ovvia conseguenza di imbattersi nei pro (nessuno) e nei contro (una caterva) a tale situazione.  

Fate bene caso ma, dalla famosissima processione del 1656 ( “Santissimo” portato per le strade del centro cittadino per arrestare la tremenda epidemia di peste) ad oggi, l’usanza di bloccare un intero quartiere era prerogativa delle sole manifestazioni a spiccato carattere religioso. Oggi, invece, anche per “la sagra della cipolla” si azzera letteralmente la libertà e il benessere fisico e mentale di migliaia di persone che si vedono costrette a subire il traffico veicolare impazzito il quale, non potendo avere sbocco al centro, si riversa come novello Attila, sui famosi percorsi alternativi.

Ultimo esempio l’iniziativa dell’amministrazione comunale (recidiva) che ha previsto aree pedonali, park&ride (ma quale barlettano prende l’autobus quando, se gli fosse permesso, entrerebbe volentieri con la macchina nelle attività commerciali per effettuare acquisti?) e altre iniziative per le festività di Natale e di fine anno con la conseguente chiusura, praticamente, dell’intero centro cittadino in tutti i giorni festivi e pre festivi sino alla festa dell’Epifania. Mamma mia che pazzia e che caos!

Ma la chicca, pensata da un eccelsa mente amministrativa, è stata la pista per pattinaggio sul ghiaccio posizionata in piazza Aldo Moro. Un emerito colpo di genio!

In una città dove, appena dopo una delle rarissime nevicate, il pronto soccorso dell’ospedale locale viene preso d’assalto dalle vittime di scivolate disastrose su placchette di giaccio, l’Albert Einstein de’noantri ha la genialata di installare una pista di pattinaggio sul ghiaccio per ammirare le Caroline Kostner che volteggiano libere e belle.  

Al caro amico ed assessore Giuseppe Gammarota il quale ha commentato, in una lettera aperta, “Iniziativa che è già un successo, la città respira aria nuova”, mi permetto di ricordare che la Città conta all’incirca 100.000  anime. Qualcuno si è premurato di chiedere ai restanti 98.000 concittadini (e vado per difetto) se il programma proposto era di loro gradimento? E perché tutto questo divertimento non è stato regalato anche agli sconfinati spazi, con relativi residenti, dei rioni Borgovilla, Patalini e 167? Come diceva quel detto “ Un po’ (di sfiga) per uno non fa male a nessuno”.

Tutto quanto detto è, ovviamente, riferito alla chiusura quasi (sarei tentato di eliminare il quasi) ogni fine settimana, dell’intero centro cittadino per le manifestazioni più disparate ed improponibili.

Se qualcuno per la gloria o per un saporito salume, vuole organizzare la gara podistica “Il Prosciutto d’oro” nulla in contrario, basta che non arrechi danno ad altri.

Non è mia intenzione, ovviamente, impedire a nessuno qualsiasi cosa ma, perché occupare un martoriato centro invece di sfruttare il bellissimo lungomare Pietro Mennea che ha, dalla sua, una lunghezza formidabile e cosa più importante, non genera fastidio e disagio alla comunità intera?

Più di qualcuno dopo aver “subito” una volta di più, si è ed ha posto una semplice domanda “Ma come mai si assiste impotenti allo scempio della propria Città, senza nessun orgoglio, senza nessuna reazione?”.  

Ci sono poi tanti i quali, non potendo più raggiungere in auto le proprie abitazioni (cosa assurda specialmente se si parla di persone non in grado di essere autosufficienti) in maniera del tutto legittima, chiedono l’intervento delle forze dell’ordine, per sentirsi rispondere che pur essendo a conoscenza della situazione, non possono intervenire in quanto la manifestazione è autorizzata e così in tantissimi pur non scegliendo di partecipare al “Cammina all’aria aperta”,  ne sono diventati protagonisti involontari e “prigionieri” loro malgrado.   

Ed a questo punto un’altra serie di domande nascono spontanee “Chi risarcirà lo stress accumulato da tantissima gente?” Ed ancora “Ma quanto costa effettivamente alla collettività, in termini di vivibilità,  scherzetti del genere?”. Quali siano le positive ricadute di manifestazioni di questo genere, peraltro programmate di sabato o domenica quando il centro storico cittadino è già abitualmente affollato da migliaia di persone, è un discorso tutto da verificare.

Altro tasto dolentissimo individuare i vantaggi per i residenti. Qualcuno ha urlato, in contrapposizione agli applausi riportati dall’assessore, oltre alle parolacce, “Solo disagi !”. In particolare sino al termine delle manifestazioni non si può né entrare né uscire con i propri automezzi, visto che non è prevista alcuna deroga per loro, neppure per i diversamente abili e la penalizzazione diventa ancora maggiore, dal momento che non si può neppure parcheggiare.

Quanto ai commercianti, guardando all’esperienze acquisite, sono davvero scettici se non contrari e quelli a favore, si possono contare sulle dita di una mano. Non è da dimenticare che quello che accade nella mattinata delle domeniche e festivi, si ripete regolarmente ogni fine settimana nel centro storico e nei ritrovi canonici della movida barlettana con buona pace di quegli allocchi sprovveduti che hanno la (s)fortuna di essere proprietari di una casa in quella “zona franca” della Città. E qualcuno, anche in consiglio comunale, ha cercato “proditoriamente” di portare le lagnanze di questi intolleranti che, seppur anziani, malati o semplicemente normalissime persone che il giorno dopo si debbono svegliare molto presto per andare al lavoro, si arrogano il diritto di un riposo tranquillo. Che illusi!

Non incredibile ma aberrante la risposta di soloni del vivere civile che in un contraddittorio, non proprio pacato, hanno avuto l’inqualificabile faccia tosta di ribattere “…Se non vi va bene, potete anche traslocare !”

La chiosa finale non può essere se non un sentito e sincero “Buone Feste e buon caos a tutti”.

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedenteAnche gli infermieri hanno il loro Ordine. Papagni (IPASVI BAT):”Una vittoria della professione”
Articolo successivoConsiglio Comunale specchio di un anno: restituito un riflesso ridicolo
Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here