Le domande senza risposta

Il modo più semplice, più rapido, più efficace e (quasi) infallibile per trovare buone risposte è farsi buone domande. “Giudicate un uomo dalle sue domande più che dalle sue risposte” diceva Voltaire.

Farsi domande è un atto creativo: l’espressione di un atteggiamento che comprende curiosità, pensiero indipendente, apertura mentale, capacità di negoziare con il caos e l’incertezza.

Insomma, fatevi delle domande, sempre. Farsi delle domande è come andare a pesca: gettate nel mare del possibile e dell’impossibile l’amo “perché” e vedrete che qualcosa di interessante ci resterà attaccato.

Nel caso foste curiosi di sapere quali domande continuo a farmi (anche questa è una buona domanda), ecco debbo confessarvi che per lo più sono domande ossessive, perfette per ottimizzare o finalizzare: si può fare meglio? …in meno tempo? Con costi (economici, ambientali, umani…) inferiori? È utile? È efficace? È coerente? È equilibrato o c’è qualcosa che non va? E che cos’è?

Mamma mia quante domande!

Eppure se tutti questi interrogativi (non sempre, solo qualche volta) fossero rivolti a chi ha responsabilità amministrative, sociali, religiose, come risposte ne sentiremmo veramente delle belle per non dire improponibili.

Una delle prime domande, forse perché cronologicamente più recenti.  che mi verrebbe di rivolgere sarebbe: cosa c’azzecca Palazzo della Marra con “Casa De Nittis” ? Perché non è stata rispettata la volontà di Peppino De Nittis che avrebbe tanto voluto, come ha più volte ripetuto in maniera solo celebrativa il nostro primo cittadino, rientrare in possesso della sua vera “Casa natale” ubicata in strada Cordoneria oggi corso Vittorio Emanuele? Quale il motivo di un’antistorica, incomprensibile (o no?) e sbeffeggiante decisione che, in una mera operazione di facciata, ha voluto creare un vero e proprio falso storico? La meraviglia condita da domande senza risposta, è ancor maggiore se si pensa che sarebbe bastato digitare su google, con un solo ditino, tre parole “casa natale artisti”. Sarebbe apparsa una lista lunghissima di edifici nei quali avevano visto la luce artisti di ogni genere, trasformati in musei. Mi piace citarne soltanto tre: la casa natale di Tiziano in via Arsenale n. 51 a Pieve di Cadore; quella di Amedeo Modigliani in via Roma n. 38 a Livorno ed infine l’immenso Gabriele D’Annunzio con la sua casa, dichiarata Monumento Nazionale, a Pescara in corso Manthoné 111…e potrei continuare all’infinito. Ma si sa noi barlettani abbiamo l’incredibile abilità di distinguerci nel bene e … purtroppo nel male!

Ce la fate a sorbirvi un altro dei miei perché ? Se si, vi propongo uno che ha delle grosse implicazioni dal punto di vista amministrativo e di futuro per un bene culturale che si avvia a larghi passi verso il distruttivo oblio.

Ovviamente parlo di Canne della Battaglia ed in relazione a ciò, mi sono chiesto, appena saputa la “curiosa” notizia, perché parlare del Condottiero cartaginese con la mostra “Annibale Un Viaggio” allestendola nei sotterranei del Castello federiciano?

domande-senza-risposta-3È vero che i meandri del cervello sono profondi ed inesplorati, ma quelli di chi ha pensato alla soluzione Castello invece del sito archeologico dove si è svolta la Battaglia (perché la Battaglia si è svolta a Canne senza dubbio alcuno!) sono veramente ed incredibilmente imbarazzanti! Ed ecco che ritornano i perché sotto forma di: quale il motivo di Canne ancora una volta emarginata e penalizzata in un momento in cui, portarla agli onori della cronaca nazionale ed internazionale, sarebbe stato un vero e proprio toccasana? Come spiegare questo eccesso di gestione affidata ad esperti (?) che poco o niente hanno a che vedere con la nostra Città?  Perché invece di recarci a Gubbio per il “Festival del Medioevo” dove la stella che ha brillato è stata quella di Federico II, non abbiamo noi organizzato un importante simposio con mostra, proprio nel maniero (questo si che c’azzecca!) voluto dallo Stupor Mundi, facendo tornare Annibale nel luogo che gli rese gloria e fama? Altro che dogmi della fede, queste sono e resteranno domande senza risposte se non quelle di facciata o ancor peggio, generate dalla “stizza”.

domande-senza-risposta-4E “dulcis in fundo” la Disfida di Barletta e non la Sfida o il carosello o tante altre boiate circolate in questi ultimi anni che hanno visto delle  rievocazioni condite da veri e propri incubi notturni di qualcuno trasformati in idee innovative. Ma fateci il piacere! La Disfida di Barletta è e sarà sempre il combattimento tra 13 Italiani e 13 Francesi e per favore non la buttiamo sempre sul mangereccio spinto innaffiato da vino e per camuffare il tutto, prima del titolo della sagra della porchetta, si antepone il termine Disfida. Ma quanto siamo piccoli e quanto invece erano giganti i vari Don Peppuccio Damato, il Sindaco Michele Morella, il Cavalier Damiano Daddato e l’assessore al Turismo Vittorio Grimaldi, i quali nel 1965 si “inventarono”, letteralmente, la riproposizione del certame cavalleresco svoltosi 450 anni prima, E volete sapere, invece, cosa si escogita per giustificare le organizzazioni fantasiose di oggi? Una fondazione che, come afferma Cascella “diventi il perno di una offerta che raccolga i nuovi orientamenti europei e assolva al compito di ideare e organizzare non solo (???) eventi rievocativi, celebrativi e tematici che sostengano il valore storico e letterario della Disfida”. Ma si, giustamente per organizzare quel po po di manifestazioni viste sino a quest’anno avevamo l’assoluto ed indifferibile bisogno di una fondazione, altro che quei quattro sprovveduti i quali 50 anni fa con pochi mezzi dettero vita ad una manifestazione che viene ricordata ancor oggi.

E qui mi fermo, anche se potrei continuare all’inverosimile proponendo “perché” che riguardano l’ex Distilleria, le ceneri del Trabucco, Palazzo Bonelli, l’ex Convento di S. Maria della Vittoria e … ancora, ancora, ancora.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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