Lavoro di cittadinanza, Mennea (PD): “Quali sono i concreti benefici?”

Il consigliere regionale Ruggiero Mennea interviene sul “lavoro minimo di cittadinanza”, lamentando poca chiarezza nelle linee guida regionali. «Su chi graveranno i costi della formazione? Come funzionerà la selezione dei lavoratori dalla banca dati?» si chiede il consigliere, facendo appello alla massima trasparenza delle procedure.

Su scala regionale si è avviata la sperimentazione del “Lavoro di cittadinanza”, grazie al protocollo d’intesa tra sindacati, sindaci e Regione Puglia. L’obiettivo è rivolto ai lavoratori più svantaggiati, come i cassintegrati, che potrebbero essere riqualificati attraverso corsi di formazione e riammessi nel mercato del lavoro con compensi minimi garantiti.

«Per beneficiare di questo metodo – spiega il consigliere regionale Ruggiero Mennea – i lavoratori devono essere iscritti alla banca dei percettori di ammortizzatori sociali, ma domina la massima confusione su come dovrebbero proseguire le procedure. Vorrei domandare infatti – rivolgendomi a chi dovrebbe curare le graduatorie e gli elenchi – in che modo verranno reclutati questi percettori? Esiste un ordine di merito e i nomi verranno casualmente estratti da un cilindro? L’iscrizione alla banca dati viene effettuata su richiesta del lavoratore o tratta dagli elenchi INPS? In questo caso, chi ha la precedenza a beneficiare del servizio? Non si capisce se si seguirà un ordine per data di scadenza, se sono previste indennità per i percettori di ammortizzatori sociali… Insomma – chiede ancora il consigliere Mennea – se la chiarezza non è mai troppa, qui si stenta a capire come possano i lavoratori trarre immediato beneficio se non conoscono neppure il chiaro funzionamento del servizio». Ancora si domanda il consigliere: «Parlando dei corsi di formazione previsti nel servizio, su chi graveranno i costi? E se un lavoratore dovesse rinunciare, ci sarebbero delle penalità? Sono previste delle indennità per i percettori di ammortizzatori sociali?».

«Occorre precisare – aggiunge Mennea – che il “lavoro di cittadinanza” prevede l’intervento diretto delle amministrazioni comunali». Saranno i sindaci infatti chiamati a individuare una serie di lavori cui destinare i lavoratori inseriti nella banca dati; sempre le amministrazioni comunali dovranno impegnarsi ad attribuire un punteggio alle aziende che si aggiudicheranno gli appalti, assumendo una quota di cassintegrati. «Inutile sottolineare – continua in merito il consigliere comunale – che dovrà essere garantita la massima trasparenza nelle procedure, ma risulta difficile parlare di trasparenza se prima i promotori del progetto non facciano chiarezza sugli aspetti basilare del servizio». «Le emergenze occupazionali che osserviamo sul territorio necessitano di un’attenzione che non deve fermarsi alle promesse, ma l’impegno della politica deve essere anche quello di accompagnare il cittadino con chiarezza e trasparenza verso concreti benefici spendibili nel tempo, a tutto vantaggio dell’economia locale» scrive Mennea, che infine conclude: « Si rischia, come spesso accade, di lavorare in astratto perdendo il contatto con le vere problematiche dei lavoratori. Perciò si faccia massima chiarezza sul funzionamento del “lavoro di cittadinanza” per dare risposta all’incessante richiesta di lavoro che affligge tanti cittadini, giovani e meno giovani».

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