L’assalto al treno: declino amaro della ferrovia Barletta-Spinazzola nel suo 150° anniversario – Parte I

La citazione presente nel titolo, a differenza di quanto scorre nei titoli di coda dei films, non è “puramente casuale”. Infatti utilizzando il titolo del film datato 1903 “L’assalto al Treno – La grande Rapina al Treno” ho inteso spiegare, in maniera diretta ed esauriente, le “manovre” che si stanno mettendo in atto, da un po’ di tempo a questa parte, per far scomparire uno dei tratti ferroviari più antichi.

Sarebbe quasi superfluo ricordare ai lettori quello che sta accadendo per l’avvenuta soppressione della fermata nella nostra Città dei treni Freccia nella tratta Lecce–Bari–Roma: interrogazioni parlamentari, sedute monotematiche del Consiglio Comunale, iniziative editoriali (leggi Gazzetta del Mezzogiorno) manifestazioni popolari, ed altro ancora. Un vero e proprio scandalo se si pensa che la soppressione della fermata colpisce un’intera Provincia ed un bacino d’utenza di oltre 500.000 (!!!) persone. E lo scandalo diventa di proporzioni veramente mastodontiche se si pensa che ad essere colpita sia una delle prime e storiche linee ferroviarie italiane.

Infatti le ferrovie in Italia nacquero nel Regno delle Due Sicilie, prima ancora dell’unificazione dei singoli stati di cui era composta la penisola.

Erano passati appena nove anni dall’inaugurazione, in Inghilterra, della  Manchester – Liverpool  ma già per tutta l’Europa si erano accesi entusiasmi e progetti per l’utilizzo di quello che si era rivelato subito essere un formidabile mezzo di trasporto al servizio delle persone e soprattutto dell’industria e del commercio. In Italia, il primo tronco ferroviario, costruito a doppio binario da Napoli a Granatello di Portici per km 7,640 (la famosissima Napoli – Portici), venne inaugurato il 3 ottobre 1839 dal Re Ferdinando II di Borbone. Il 1º agosto 1842 la ferrovia aveva raggiunto Castellammare di Stabia e due anni dopo Pompei e Nocera.

Lo sviluppo successivo non fu altrettanto celere, infatti la linea arrivava soltanto a Capua e a Salerno. Questo in quanto le caratteristiche del territorio che presentava notevoli rilievi nelle aree interne, scarsamente popolate rispetto alle coste, rendevano più convenienti i collegamenti via mare. Tuttavia nel 1846 il governo borbonico aveva rilasciato la concessione per prolungare la ferrovia da Nocera fino a San Severino e ad Avellino e all’epoca si proponevano già collegamenti verso la Puglia.

È doveroso, quindi, sottolineare e dare i giusti meriti alla meritoria lungimiranza di Re Ferdinando di Borbone che rese, il suo, il primo stato italiano a dotarsi di una linea ferroviaria.

Ferrovia 1
fig.1

E pochi anni prima che l’Italia divenisse una nazione e più precisamente al 1861, risale l’iniziale e geniale idea di dotare la città di Barletta di una linea ferroviaria. Il primo progetto, presentato da E. Melisurgo, ipotizza la costruzione di una linea ferroviaria Napoli – Brindisi – Barletta. Il 21 marzo 1861, la Commissione sulle Ferrovie Napoletane, insediata dal Ministro dei Lavori Pubblici De Vincenzi, sancisce la necessità e l’importanza di realizzare una linea ferroviaria lungo la costa adriatica, dal Tronto per S. Severo, Foggia, Spinazzola e Taranto, con proseguimento per Lecce ed Otranto. Sempre nello stesso anno viene redatta una convenzione fra il Ministro dei Lavori Pubblici Peruzzi, il Ministro delle Finanze  Bastogi ed il barone Talabit per la costruzione della ferrovia Ancona – Otranto. Nella convenzione era previsto che i lavori per la Foggia – Barletta dovessero terminare nei primi giorni del 1864, mentre quelli della tratta Barletta – Bari  agli inizi di luglio dello stesso anno. Il 18 settembre del 1862 intanto, si era costituita la Società per le Strade Ferrate Meridionali, che avrà il compito di gestire tutte le linee ferroviarie del meridione d’Italia.

Successivo passo venne effettuato il 1870 in occasione della proposta dell’Ing. Calicchio il quale presentò uno studio di fattività, si direbbe oggi, per la costruzione del tronco ferroviario Barletta–Canosa–Spinazzola.  Purtroppo “l’impresa” Calicchio abortì a confermare, una volta di più, come i tentativi, seppur tali, servono e non poco, a precedere il compimento di opere a dir poco importanti.

Dopo lo studio del sig. Calicchio occorre attendere il 1874 (fig.1) quando, durante un congresso dei Sindaci dei Comuni di Barletta, Andria, Canosa, Minervino e Spinazzola tenutosi con inizio alle “… alle ore 11 antimeridiane nel Palazzo di Città di Barletta ” viene presentato un progetto (fig.2) a cura dei signori Filippo Bianciardi  e Roberto Sangiovanni “ … per l’attuazione del tronco ferroviario Barletta – Spinazzola ”. Nella relazione tenuta dal sig. Centaro, assessore ai lavori Pubblici del Comune di Barletta, si ribadiva che “ … è passata ormai nelle convinzioni di tutti la necessità di una linea ferroviaria mediterranea che unisca il Tirreno all’Adriatico e di cui la prima stazione, direi, sarebbe Spinazzola e l’altra Potenza”. E proseguiva “ … Essa se da una parte ha grande valore strategico, essendo garantita contro qualunque attacco venga dal mare, ha dall’altra una incalcolabile importanza economica  e commerciale, ravvivando popolose, belle e ricche città del Barese e del Potentino, agevolando lo scambio de’ prodotti tra dieci province del mezzogiorno e di tutto questo chi si avvantaggia è la Civiltà ”.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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