ll tempo si sa, è prezioso: non sottrae nulla a quel che si è fatto ma induce a rivedere, aggiungere, cambiare. Accade così per il Lapidario del Museo civico di Barletta: a cinque anni di distanza del primo intervento di sistemazione, e dopo un periodo di chiusura imposto da particolari lavori di manutenzione e sicurezza, l’apparato espositivo viene restituito al pubblico con una veste rinnovata e un inedito supporto didattico. 

Continuità e prospettiva, dunque.

L’Amministrazione comunale ha puntato, d’intesa con la competente Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, da un lato, a salvaguardare le buone idee del precedente allestimento integrandone i contenuti con nuovi materiali per riaffermare la centralità della figura di Federico II; dall’altro, a riaprire l’itinerario museale non come esperienza conclusa bensì dando proiezione al patrimonio culturale di Barletta verso il futuro, e tanto auspicato, Museo della Città.

I reperti esposti, che raccontano la storia di Barletta dal periodo romano al tardo medioevo, già alla prima impressione si pongono in sintonia con il significato della loro funzione nel panorama urbano e sociale, oltre che con il linguaggio dei suoi protagonisti nelle alterne vicende della comunità. Non pietre immobili e mute, ma momenti “parlanti” al pubblico, in un diretto ed emozionante contatto, della vita di Barletta attraverso i conflitti, i rapporti di scambio con altri popoli, la trasformazione del patrimonio urbano e culturale, la formazione di istituzioni pubbliche.

Emerge con forza, così, la peculiare fisionomia della città: un luogo di transito e collegamento, più che di confine, proiettato verso il mare da un lato, e le regioni dell’entroterra, dall’altro, fino a divenire snodo meridionale dei collegamenti dall’alto Adriatico verso il Mediterraneo, attrattivo e punto di riferimento per “stranieri” provenienti da tutti i principali centri mercantili e finanziari europei, tanto da favorire, nell’intreccio tra interessi economici e conflitti militari, il formarsi in loco di élites egemoni.

La collezione di eccezionali reperti lapidei – il busto di Federico II, il sarcofago degli Apostoli, le lastre dei Cavalieri, l’iscrizione della porta di San Leonardo, fino agli stemmi cittadini e imperiali – che si è andata fortunatamente a costituire nella prima metà del Novecento, scongiurando il rischio della totale dispersione a seguito della demolizione di vari edifici sacri e civili, offre anche una straordinaria testimonianza della coscienza civica dei cittadini.             

Si è davanti a un documento di cui essere fieri, perché offre una prova di come si possa, con la consapevolezza degli errori e dei pericoli dello scorrere del tempo, costruire una memoria storica condivisa. Per una comunità a cui il passato più nobile suggerisca la via per il futuro.

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