L’anno nuovo e il passato che incombe

All’incipit di un nuovo anno molto spesso si sente dire “Anno nuovo, vita nuova!” Ma è poi così?

Tutti noi abbiamo una caratteristica, innata e spesso inconsapevole: giudichiamo le cose in base alla nostra esperienza. Le nostre opinioni e la percezione della realtà sono costruite su quello che vediamo, su come viviamo la vita. Se pensiamo al problema della dilagante povertà nel nostro ed in altri paesi, riusciremo ad immaginarlo in maniera teorica ma non avremo mai l’esatta percezione di cosa voglia dire non avere un pasto tutti i giorni, come non riusciamo a renderci conto di cosa significhi soffrire finché non lo proviamo sulla nostra pelle.

Una frase molto nota che ormai è una sorta di tormentone è si stava meglio quando si stava peggio”, chi lo pensa seriamente, come il sottoscritto, che studia documenti di duecento anni fa ed oltre, sostiene che i tempi andati, quelli dei nostri avi, in fondo non sarebbero stati così poveri di piaceri e soddisfazioni e nonostante tutto, la vita scorresse meglio di come lo faccia oggi, epoca di progresso e di (ahinoi) falsa abbondanza.

Credo che la mente di tanti (specie chi ha in mano le nostri sorti), abbia volontariamente rimosso tutto il passato, perchè evidentemente per loro era fonte di imbarazzo o erano episodi che proprio non andavano giù. A me succede praticamente il contrario. I loro errori, verso tutti noi, li fanno stare così male che mentre prima ne avevano un ricordo lucido, ora quasi non ricordano più niente. Questo per spiegare che forse è un nostro meccanismo di difesa. Anche io vorrei tornare indietro nel tempo, avere la mente che ho ora e cambiare tutto.

La mia convinzione personale, forse distorta da 40 anni di lavoro tra la “Storia”, è che  la memoria storica è un diario, un salvadanaio dello spirito e racconta i fatti più pregnanti della vicenda umana: ecco perché la storia diventa la memoria vivente del mondo intero. Non c’è futuro senza memoria.

La memoria storica è testimonianza del passato: consiste, in estrema sintesi, nell’organizzare il passato in funzione del presente. Tutto ciò che oggi noi siamo ha le sue radici nel passato e dimenticare queste radici è come condurre una vita priva di riferimenti.

Si ha fame e sete di memoria storica, non per una sterile nostalgia del passato, ma perché essa orienta una visione positiva della vita e dei rapporti umani, educa alla convivenza pacifica. Bisogna ricordare! Si sa che le famigerate SS tedesche, quando si ritiravano dai campi di concentramento, distruggevano il più possibile, proprio per uccidere la memoria, sostenendo che tanto nessuno avrebbe creduto…

Ecco perché il vero storico, da qualcuno, è stato autorevolmente definito un veggente che guarda all’indietro.

Sono persuaso che il miglior modo di valorizzare la memoria storica non consista nell’indulgere in espressioni magniloquenti e nemmeno nella comunicazione di un bagaglio d’informazioni tanto cospicuo quanto scollato dai temi decisivi della nostra epoca, bensì nel tentativo di far scaturire le ragioni di un concreto innovamento.

Ora, per dare concretezza ai pensieri espressi, vi propongo un parallelo, solo virtuale, tra due personaggi, uno del passato ed un altro del passato prossimo, che hanno influito in maniera determinante sulla vita della nostra Città.

Il primo, del passato, che vi propongo è Aldo Moro che il 23 settembre scorso avrebbe compiuto 100 anni.

Aldo Moro a Barletta non era così estraneo, tutt’altro!  L’elenco delle sue, sempre concrete, venute nella nostra Città sarebbe sin troppo lungo quindi mi limito a riportarne alcune. La prima in assoluto in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno ’46 con il comizio in piazza affiancando il primo Sindaco repubblicano di Barletta Isidoro Alvisi. Proseguendo con l’inaugurazione della Scuola Elementare “Rione Tempio” nel 1952 che fu solo l’iniziale “aiuto” dell’on. Moro a beneficio del progetto ricostruttivo dell’edilizia scolastica cittadina favorendo il finanziamento di due scuole, una elementare nel rione Tempio la “S. Domenico Savio” e l’altra, la scuola media “Giuseppe De Nittis”. Altra importantissima presenza a Barletta, nella veste di Ministro alla Pubblica Istruzione, allorquando fu inaugurato l’Antiquarium di Canne nel 1958 alla presenza di tantissima gente che vedeva realizzata un’aspettativa disattesa per tanti anni (ah che tempi quelli!). Nello stesso anno altra “botta” per la cultura con  l’inaugurazione della Biblioteca Comunale nel foyer del Teatro “Curci”,  riaperta al pubblico dopo un lungo periodo di restauro, in seguito all’occupazione da parte delle truppe alleate nel primo dopoguerra che l’avevano gravemente danneggiata.

inaug-cartiera

E dopo la cultura il lavoro con l’avvio, nel 1964, della costruzione della Cartiera Mediterranea, in rispetto di una promessa fatta nel 1961 dall’avv. Pietro Sette, presidente della Breda, il quale Convinto dall’on. Aldo Moro, si era impegnato per la industrializzazione della nostra regione, attraverso la costruzione di alcuni grandi stabilimenti: a Bari il Pignone e le Fucine Meridionali, a Giovinazzo la Brema, a Taranto l’Italsider e a Barletta la Cartiera.

Si potrebbe andare avanti, con l’elenco, ancora con pagine e pagine ma, detto questo penso sia più che sufficiente.

Passiamo ora alla figura del personaggio, di oggi o giù di li, che abbia lasciato il segno per la popolazione del nostro territorio e cioè… scusatemi, non me ne viene in mente neanche uno, specie se mi rapporto agli ultimi venti anni di amministratori e politici.

Ecco dimostrato il detto “Stavamo meglio quando stavamo…”sicuramente non peggio di oggi.

Buon Anno a tutti con la speranza che il nuovo anno sia realmente migliore di quello passato e ci vorrebbe veramente poco!

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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