L’acquisto più azzeccato? 140 anni fa il Castello

beni culturali castello

Mi potrebbero dare del “fariseo” se facessi passare sotto silenzio l’articolata ed accesa discussione che si è innescata intorno ai luoghi della cultura presenti nella nostra Città. Non mi riferisco a nessuno di questi in particolare, bensì riunisco in un unico “promemoria” i vari Palazzo Bonelli e sito archeologico di Canne della Battaglia, sorvolando sulla “famigerata” Cantina della Sfida. Ho volutamente escluso la Pinacoteca perché la sua sistemazione definitiva (finalmente!) è Palazzo della Marra che, con moltissima fatica da parte del Sindaco Cascella, l’assessore Caroppo e la Dirigente Scommegna, è stato strappato dalle “grinfie” del suo legittimo proprietario “il Demanio dello Stato” ed è diventato, infine, bene del Comune di Barletta. Come è nel mio costume e nel principio al quale mi ispiro, non desidero entrare nel merito della discussione (anche se lo vorrei tantissimo fare)  e di conseguenza schierarmi a favore o contro qualcuno, bensì mi prodigherò a raccontare come è “nato”, grazie all’abnegazione e fatica di tanti barlettani del passato (ahimè), un luogo della cultura presente nella nostra Città.

Castello 3Naturalmente gli atti e ribadiamo “atti” e non ricordi o idee personali, provengono dall’Archivio Storico del Comune di Barletta, depositato presso la Sezione di Archivio di Stato di Barletta.

Cogliendone l’occasione e a supporto (documentale) di quanto affermo, è mia intenzione celebrare il 140° anniversario di uno degli “acquisti” più azzeccati che il Comune di Barletta abbia mai effettuato nella sua millenaria storia.

Quello di far entrare nel patrimonio cittadino immobili storici non può configurarsi, certo, come prerogativa della quale i nostri contemporanei possono arrogarsene la primogenitura in quanto, qualche centinaio di anni fa, amministratori, quelli si lungimiranti, ebbero la felicissima intuizione, da ottimi investitori del denaro pubblico, di acquistare un castello (si pensava in grande!) che, per l’incuria dei proprietari e gli sfregi del tempo, era veramente mal messo e che ben poco conservava della sua maestosità e bellezza architettonica.

L’idea dell’acquisizione, però, non era mirata allo sfruttamento dell’antico maniero federiciano come un bene architettonico dell’incommensurabile valore storico, artistico ed ovviamente turistico.

Infatti, studiando approfonditamente i documenti conservati gelosamente dall’Archivio, oh pardon, dalla Sezione di Archivio di Stato di Barletta e più precisamente la delibera n.3.403 del consiglio Comunale di Barletta, riunitosi in seduta straordinaria il 29 maggio 1876  e presieduta dal Sindaco, Cavalier Francesco Paolo De Leon, si comprende chiaramente la motivazione, non certo di altissimo profilo storico, per la quale si acquistava il Castello in quanto la destinazione d’uso, come si direbbe oggi, era spiegata “innocentemente” e papale-papale “…questo fabbricato sarebbe di grande utilità al Comune pel cantiere nella prossima costruzione del Porto (altra grandissima iniziativa dei politici dell’epoca lasciata deperire da quelli di oggi!), trovandosi appunto sulla spiaggia ove questo cantiere dovrebbe sorgere, giusto il progetto Mati, e potrebbe pure servire per Magazzini Generali in servizio del Porto medesimo (ricordo che all’epoca il mare giungeva ancora fin sotto le mura della Città e quindi anche del maniero), il che sarebbe di una grande economia al Municipio e molto avvantaggerebbe gl’interessi dell’Amministrazione”. Leggete, studiate e mettete in pratica !

Ancora nel corpo della delibera si “scopre” un’altra notizia della quale, crediamo, pochi possono affermare di esserne a conoscenza e cioè che      “… lo stesso Presidente ha riscontrato in alcune memorie patrie che il Municipio vanta de’ diritti di proprietà su questo Castello, per la cui costruzione contribuì 14.000 ducati pari a 59.500 lire (dovevano passare ancora una settantina di anni per ascoltare la canzone “Se potessi avere mille lire al mese”… fate un po’ voi i paragoni) come consta da un diploma dell’imperatore Carlo V del luglio 1542”.

Da tutto ciò si può facilmente ed inequivocabilmente constatare, come l’intera classe politica dell’epoca non era adusa a ragionare come “politici” ma nella maniera, si spicciola ma previdente, della massaia la quale, prima di effettuare una spesa importante, si guarda ben bene in tasca per rendersi conto se può effettuare l’acquisto. In poche ed esplicative parole, si comportavano da navigati e parsimoniosi ragionieri.

Castello 4Un paragone più o meno calzante con il passato prossimo ? L’acquisto di Palazzo Bonelli in corso Garibaldi, una quindicina di anni fa suscitò il plauso, quasi unanime dell’intellighentzia cittadina, la quale però in quel preciso momento non si pose domande sul cosa farne, dal giorno dopo, di quel maestoso edificio così come fecero De Leon e compagni dell’epoca, i quali già avevano pianificato l’uso, anche se improprio, del Castello. Risultato? Palazzo Bonelli sta diventando sempre più un bene storico- architettonico di altissimo valore destinato ad assumere il ruolo, andando avanti le cose in questa maniera, di rudere costato tantissimi quattrini ai cittadini. E io pago! avrebbe detto Totò.

Ma lasciamo perdere e torniamo al nostro castello.

Con successiva delibera del 29 maggio dello stesso 1876, il Consiglio Comunale affidava mandato al proprio Sindaco di partecipare, per nome e per conto del Comune di Barletta, alla pubblica gara bandita dalla Società Anonima per la vendita dei Beni del Regno d’Italia che si sarebbe svolta a Bari, presso la sede dell’Intendenza di Finanza, il 10 giugno successivo.    Questa situazione vi suggerisce qualcosa? Se state pensando alla “dismissione” (termine meno impattante di svendita) dei beni immobiliari del Comune di Barletta l’avete azzeccata in pieno! Il ripetersi di simili avvenimenti, rafforza la convinzione di molti che quasi nessuna idea è originale bensì ricavata da precedenti esperienze e a tal proposito è utile riportare il pensiero di Alphonse Kerr che nel 1841 in un articolo apparso sul quotidiano francese “ Les Guepes” affermò che “…si inventa soltanto con il ricordo” e che quindi la geniale intuizione di vendere beni culturali non può proprio essere considerata  originale.

Ritornando alla pubblica gara per la vendita del Castello, la stessa fu aperta dal battitore Francesco Salvati sulla base d’asta di lire 32.527,14  e per primo a rilanciare fu un certo Giulio Ratrosi che per “proprio conto” (?) propose un aumento di 100,86 lire. La “reazione” del Sindaco De Leon fu immediata ed effettuò un rilancio di 100 lire tonde portando così il prezzo a 32.728 lire. Il battitore Salvati, dopo aver ripetuto l’offerta per le canoniche tre volte (come riportato dal verbale dell’asta) con l’intervallo di cinque minuti tra l’una e l’altra ed essendo trascorsa mezz’ora senza che l’offerta del Sindaco, a nome del Comune di Barletta, fosse stata superata, aggiudicò la proprietà del castello al Comune di Barletta per la somma di lire 32.728.

I propositi di utilizzazione del Castello non furono assolutamente aderenti a quanto previsto infatti, dopo alcuni anni dall’acquisto, l’Amministrazione Comunale lo concesse in enfiteusi (fitto) all’Autorità militare che lo adibì a caserma e successivamente a sede del Distretto Militare e Presidio.

Il resto è storia di oggi con il nostro gioiello diventato un bene culturale di primissima grandezza.

La conclusione, come si faceva un tempo con le fiabe,  potrebbe essere un insegnamento da apprendere e fare proprio cioè che in ogni circostanza chi amministra una comunità dovrebbe ragionare ed agire come se i denari che va a spendere provenissero dalle proprie tasche.

È proprio utopistico ? Mah!

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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