Avv. Lacerenza: “La Timac deve rispondere di danno occupazionale”

Timac

Di seguito un comunicato stampa dell’avv. Antonio Lacerenza, patrocinante in cassazione e socio AGI, sulle ultime vicende che hanno coinvolto Timac Agro. 

La Timac Agro Italia S.p.A. fa sul serio allorché ha deciso di passare dal disastro ambientale (accusa dalla quale è chiamata a difendersi), a quello occupazionale (minacciando il licenziamento di tutto il personale occupato, operai ed impiegati), avendo persino “ingaggiato” un noto studio milanese il quale sulla patinata rivista Top Legal non ha perso tempo nel mettersi in vetrina facendosi pubblicità titolando: “Lo studio gestirà il confronto con le parti sociali nelle procedure di cessazione di attività a Barletta.”

“Che i licenziamenti siano, sintomaticamente e senza ombra di dubbio, colpa esclusiva dei danni ambientali procurati dalla società Timac Agro Italia S.p.A. lo affermano gli stessi legali, a quello che si legge nell’articolo, non smentito, allorché è stato scritto che: “L’azienda chimica produttrice di fertilizzanti ha infatti necessità di bonificare l’intera area afferente allo stabilimento pugliese e tale attività, irrealizzabile a impianto attivo, è la priorità assoluta per Timac che si trova ad affrontare – ormai da anni – un problema di inquinamento storico, con pregressi impatti sul territorio.”

“Ma stando così le cose, quanto potrebbe costare alla società licenziare i propri dipendenti del plesso industriale di Barletta, ove la maggior parte degli stessi è formata da soggetti ben lontani dall’età pensionabile?”

“La questione, non deve essere posta unicamente nei termini di cui alla L. 223/1991 sulla mobilità ma dovrebbe andare ben più oltre, avendo la società vìolato le prescrizioni della magistratura penale tranese.”

Se fossimo negli Stati Uniti staremmo ora a parlare di chiedere la condanna del datore di lavoro al cd. danno punitivo o “punitive (o exemplary) damages”, che scatta tutte le volte cui vi sia una evidente responsabilità extracontrattuale.”

“In tale ottica spetta al danneggiato un ulteriore risarcimento del danno rispetto a quello che sarebbe ordinariamente necessario per riparare a quello subito dal danneggiato allorché questi fornisca la prova che il danneggiante ha agito con “malice” (con dolo) ovvero con “gross negligence” (colpa grave).”

“Nel nostro ordinamento questo genere di ulteriore risarcimento non è previsto, per cui, ma si potrebbe applicare, analogicamente l’art. 2043 C.C., che comporterebbe in favore dei lavoratori il risarcimento di un danno ulteriore e facilmente valutabile, prendendosi a parametro, ad es. le annualità di retribuzione e di contribuzione perdute dalla data del recesso al raggiungimento dell’età pensionabile, ovvero sino ad un reinserimento lavorativo presso altra azienda, o altro che il Magistrato volesse applicare.”

“Tale danno punitivo ci sta tutto, visto la TIMAC era consapevole dei rischi a cui andava incontro se non avesse ottemperato alle prescrizioni della Magistratura penale, sia per i reati ambientali che sotto il profilo economico (chiusura dello stabilimento) oltre al profilo occupazionale (mobilità, procedure di attivazione degli ammortizzatori sociali, licenziamenti, ecc.), per cui sia le condotte commissive, che le condotte omissive, tipiche della nozione di fatto illecito (appunto la “gross negligence” – ossia colpa grave), sono utili a riconoscere in favore dei lavoratori il ristoro dell’ulteriore danno per responsabilità aquiliana, poiché il motivo dei voluti licenziamenti sono a causa esclusivamente dell’inquinamento ambientale, e non per motivi economici, per cui la TIMAC era consapevole che risparmiare sulla bonifica conduceva a violare le leggi dello Stato e quelle regionali in materia di salvaguardia ambientale.”

“Di tale vero e proprio disastro occupazionale in danno dei lavoratori, la Timac Agro Italia S.p.A. deve essere chiamata e rispondere, per fatto illecito con condanna ulteriore per danno punitivo o “punitive (o exemplary) damages”.

“Appare pertanto pregnante, contributo di idee per la più efficace tutela dei diritti dei lavoratori Timac, sempre perfezionabile in caso di controversia, che questa valuti meglio il peso ed il costo dei licenziamenti, senza pensare di ovviare il problema diversamente, cioè con miseri incentivi all’esodo o sciocchezze del genere che gli “elemosinieri” della società si trovassero a proporre nelle sedi sindacali, in ciò confidandosi nella preparazione dei sindacati e nella sensibilità della Magistratura del Lavoro, ai quali ultimi spetta emettere… l’ardua ed innovativa sentenza su questo caso, al fine di scoraggiare con una condanna per danni punitivi, chi volesse violare consapevolmente le leggi dello Stato, le ordinanze o le sentenze della Magistratura.”

Avv. Antonio Lacerenza – patrocinante in Cassazione e socio AGI 

 

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