La testimonianza di Don Francesco Cristoforo

“Mi sono incamminato sulla strada che porta alla santità.”

Don Francesco Cristofaro è nato a Catanzaro il 10/11/1979. Il 9 Aprile 2006 è stato ordinato sacerdote per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di S.E. Rev.ma Mons. Antonio Ciliberti dopo il ciclo di studi presso il Pontificio Seminario Regionale “San Pio X” di Catanzaro. Ha conseguito a Roma, presso la Pontificia Facoltà del Teresianum la licenza in Teologia Spirituale con una tesi dal titolo: “La direzione spirituale in Santa Teresa d’Avila”. La sua vocazione è nata all’interno della Spiritualità del Movimento Apostolico sorto a Catanzaro il 3 novembre 1979 per tramite della Signora Maria Marino, Ispiratrice-Fondatrice, con il carisma del Ricordo e dell’Annuncio del Vangelo a mondo. Attualmente è membro dell’ufficio Catechistico Diocesano. Autore della trasmissione religiosa “Talità Kum” e conduce la Rubrica “Nella fede della Chiesa”.

Don Francesco ha voluto lasciarci la sua testimonianza con le seguenti parole: “Se pensiamo alla santità come a qualcosa di irraggiungibile, di impossibile, la prima cosa che ci verrebbe da dire è: “essa è per pochi eletti”. Se pensiamo alla santità, invece, come il voler essere secondo il cuore di Gesù e voler essere con Gesù, allora questa diventa per noi un vero impegno quotidiano e un vero obiettivo o traguardo da raggiungere. Per poter affrontare questa tematica così affascinante ci possono essere due sole vie per trattarla bene e secondo verità: la via di Dio  e la via di Gesù. La via di Dio parte dall’insegnamento dei Comandamenti. Leggiamo nel vangelo di Matteo al capitolo 5: Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli” (Mt 5,19).

Non insegnare i comandamenti significa non insegnare la via che Dio ha tracciato per l’uomo. Non ricordare, non richiamare, non esortare all’osservanza dei comandamenti significa, non solo non volere la felicità del fratello ma garantirne la sua morte spirituale. La prima santità quotidiana consiste, appunto, nell’osservanza della Legge Santa di Dio. La Chiesa insegna la santità quotidiana insegnando i Comandamenti: osservandoli e mostrando in prima persona come essi vanno praticati. Non guardiamo ai comandamenti come una lista lunga di cose da fare o da non fare, perché questi a lungo andare sarebbero un peso insopportabile per noi, ma guardiamo ai comandamenti come la legge dell’amore:Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” e Gesù: Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». (Mc 10,17-22).

I comandamenti, allora sono quella strada che mi portano alla vita eterna e poiché io voglio andare in paradiso, io voglio stare con Gesù, lo voglio contemplare per sempre, i comandamenti diventano per me una dolce legge, una via naturale da seguire. La via di Cristo Gesù, invece, è la via perfetta ed è la vita nelle Beatitudini, a iniziare dalla povertà in spirito. Gesù fece ed insegnò, insegnò quel che fece.
La Chiesa facendo la parola ogni girono nella sua vita, mostra all’uomo come si vive quotidianamente la santità di Dio e di Cristo.

Se i comandamenti sono la via che mi portano a Dio, le Beatitudini sono la via che mi fanno come Dio. Gesù è un povero in spirito perché vive per fare la volontà del Padre suo. Chiediamoci: io vivo per fare quale volontà? Gesù è misericordioso, è umile, operatore di pace. Chiediamoci: io sono tutte queste cose? Questi sono i due principi della quotidiana santificazione. Vivere i comandamenti e insegnarli, vivere le Beatitudini e insegnarle, senza nulla aggiungere e nulla togliere, senza sconti, senza riserve. Noi cristiani, spesso, siamo dei bravi sarti: sappiamo cucire addosso a noi la buona stoffa del vangelo; le giuste pieghe, i giusti intagli, i dovuti rattoppi. Troppo spesso il cristiano è facile a far passare la sua volontà come volontà del Signore e così affermando ne fa di Lui un mentitore, uno qualunque nelle sue mani. Il Vangelo va annunciato, testimoniato, vissuto. Ribadite queste due vie quotidiane come raggiungimento della santità personale, vorrei sottoporre alla vostra attenzione tre semplici domande. La prima domanda: Il culto domenicale a che serve? La seconda domanda: il prete a che serve? La terza domanda: i doni dello Spirito a che servono?

  1. 1.      Il culto domenicale serve ad insegnare a tutti la stessa Legge, lo stesso Vangelo. E’ dall’unico Ambone che viene proclamata la parola del Vangelo. Ed è dall’unico altare che ci si riunisce per celebrare l’Eucarestia, come comunità di fratelli, come Chiesa. I primi cristiani erano gioiosi quando stavano insieme.il culto domenicale serve ad attingere ogni grazia per comprendere e vivere quanto ascoltato.
  2. 2.      Il prete a che serve: a dare al popolo di Dio la grazia e la verità per la sua quotidiana santificazione? Il prete è un ponte tra Dio e l’uomo. Lui si stende per far attraversare la strada che conduce a Dio. Il prete è uomo di discernimento per dire ciò che viene da Dio e ciò che da Dio non viene.
  3. 3.      I doni dello Spirito a che servono: a mostrare quotidianamente la bellezza di un raggio della santità di Dio. Noi tutti siamo un dono. Noi tutti possiamo essere quel bellissimo raggio della santità di Dio.

Allora, scegliamo sempre la via giusta da seguire; i comandamenti e le beatitudini sono la via  per la santità perché in essi c’è tutto ciò che ci serve.

A cura di Emanuele Mascolo

 

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