Luca e la sua famiglia

Luca è un ragazzo di 13 anni con diagnosi di Sindrome di Asperger. È timido ma quando viene sostenuto e incentivato ad esprimersi, mostra sicurezza e piena consapevolezza di ciò che gli piace e di quello che invece non vuole fare. È molto sensibile, creativo e spiritoso, gli piace divertirsi con gli altri, ha una passione per il calcio, per Ronaldo e per la PlayStation. I genitori, invece, descrivono un ragazzo abbastanza apatico che ha notevoli difficoltà ad esprimere ciò che sente e che vuole. Un ragazzo che va bene a scuola ma a casa odia fare i compiti e non perde occasione per arrabbiarsi e per inveire contro la mamma che lo segue nello svolgimento degli stessi compiti. Il clima familiare, soprattutto nell’ultimo anno, è molto teso e sembra essere pervaso da rabbia e da rancori che tutti e tre esprimono urlando e colpevolizzandosi l’un l’altro.

Da due anni Luca frequenta un gruppo di arteterapia con altri ragazzi autistici ad alto funzionamento. Il gruppo è guidato da un regista e da uno psicoterapeuta, in cui, attraverso l’ideazione e la messa in scena di uno spettacolo teatrale, Luca ha sperimentato la possibilità di interpretare e di identificarsi in ruoli con caratteristiche diverse da quelle a cui è abituato, permettendosi di essere, flessibile, creativo e “strambo” in un contesto privo di giudizi e di false aspettative. Contemporaneamente, i suoi genitori hanno iniziato un percorso di psicoterapia familiare con la conduzione di due psicoterapeuti, che ha visto la presenza di Luca nei primi incontri per poi lasciare spazio alla coppia genitoriale/coniugale. Sin da subito è emersa la necessità di un accompagnamento per l’elaborazione di quelle emozioni mai del tutto affrontate dopo la comunicazione della diagnosi di autismo ricevuta anni prima. Si è reso necessario anche un sostegno genitoriale per aiutarli ad accettare le caratteristiche e le difficoltà di Luca, legate inevitabilmente al suo essere Asperger. Un sostegno teso a favorire una migliore comunicazione tra tutti i membri della famiglia, al fine di renderla più efficace e più adeguata al contesto familiare. Luca, invece, da un paio di mesi è in psicoterapia individuale, uno spazio in cui mostra il desiderio di esprimere i sentimenti contrastanti verso il clima familiare e, al contempo, una notevole difficoltà nel farlo. Si descrive come circondato da un muro alto che non riesce a scavalcare anche se, in cima, intravede una piccola crepa che pian piano può essere aperta per dare spazio al suo mondo interiore.

 

La terapia familiare

La terapia procede con piccoli successi e tante difficoltà. Il rispetto dei tempi di ciascun membro familiare è un punto fondamentale che i terapeuti hanno sempre presente, per cercare di rendere armonioso il processo di crescita dell’intero nucleo familiare verso una maggiore consapevolezza e verso il benessere di tutti. Come spesso accade, si arriva ad un punto critico in cui, a volte, il percorso psicoterapeutico diventa difficilmente sostenibile. Il papà di Luca abbandona la terapia e con la mamma stanno pensando di ritirare anche il figlio perché “l’autismo di Luca non si vede”, perché le cose a casa stanno andando sempre peggio, in particolare per il quotidiano svolgimento dei compiti. I genitori di Luca vengono invitati per un ultimo incontro in cui viene richiesta anche la presenza del ragazzo: il fine è quello di proporre uno spazio “protetto” in cui sperimentare una comunicazione diversa da quella a cui tutti sono abituati. Durante la prima parte dell’incontro viene lasciato spazio all’espressione, resa funzionale dalla conduzione degli psicoterapeuti, della rabbia e della frustrazione di tutti per una situazione che, a casa, si protrae da tempo. Nella seconda parte, invece, si sostiene la ricerca di una soluzione per la questione compiti con l’accordo di tutti i membri della famiglia e nel rispetto del ruolo di ciascuno. Soluzione che viene trovata andando incontro alle difficoltà di Luca nella gestione del tempo e che vede la pianificazione di una tempistica con una precisa alternanza tra studio e pause e, ad obiettivi raggiunti, l’ottenimento di un premio finale scelto da Luca. Il risultato immediato è che adesso Luca e i genitori sono un po’ più sereni e la terapia può continuare su un territorio più fertile e condiviso da tutti.

 

Ciascuno è importante

La presa in carico dell’intero sistema familiare assume un’importanza di rilievo nei casi di Disturbo dello Spettro Autistico. L’ambiente familiare, infatti, è il contesto primario in cui prende forma la crescita e l’identità di qualsiasi persona. Nel contesto con un figlio autistico, poi, le relazioni tra i vari componenti spesso si arenano di fronte al muro di una mancata elaborazione delle emozioni legate ad una diagnosi di autismo.

Il Disturbo dello Spettro Autistico incide fortemente sulla vita di una famiglia e sulle relazioni al suo interno. Il lavoro nella psicoterapia familiare aiuta, così, ad elaborare ciò che sta accadendo e sostiene l’accettazione della “diversità” dell’altro, permette di dare una forma nuova alle risorse che ciascun membro familiare mette in gioco, di aver cura e di nutrire le relazioni, di attraversare le difficoltà quotidiane e, al contempo, di scoprire tutte le opportunità utili ad una crescita conforme e rispettosa dei bisogni e delle caratteristiche di tutti. 

 

A cura del Dott. Fabio Cardone

Psicologo e Psicoterapeuta della Gestalt

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