La scuola italiana tra privacy e trasparenza

Se è vero che l’obiettivo prioritario della scuola è quello di trasmettere il “sapere”, è altrettanto imprescindibile la necessità di non perdere di vista valori  quali la riservatezza e la dignità della persona. È da qui che nasce la necessità di insegnare la corretta e non superficiale gestione d’informazioni e

Con il preciso intento di aiutare studenti, famiglie, professori e la stessa amministrazione scolastica a muoversi agevolmente nel mondo della protezione dei dati,  il Garante della privacy ha adottato in data 7 novembre 2016 la guida intitolata “La scuola a prova di privacy”, una guida articolata in cinque brevi capitoli con la finalità di affiancare la normativa esistente.

Tra le regole generali (e nel rispetto del Codice della privacy, D.Lgs 196/2003) spicca l’obbligo per tutte le scuole – sia pubbliche che private-  di render noto agli “interessati”, attraverso un’adeguata informativa, quali dati raccolgono, come li utilizzano e a quale fine.

Ma quali sono i dati che le istituzioni scolastiche possono trattare?

Le istituzioni scolastiche possono trattare i dati personali necessari al perseguimento di specifiche finalità istituzionali; tuttavia, vi sono alcune categorie di dati personali degli studenti e delle famiglie – come quelli sensibili e giudiziari – che necessitano di essere trattati con estrema cautela atteso che è necessario verificare preliminarmente la loro indispensabilità rispetto alle finalità di rilevante interesse pubblico che si intendono perseguire. A tal proposito, vengono in mente i dati sulle origini razziali ed etniche che possono essere trattati dalla scuola per favorire l’integrazione degli alunni stranieri.

Il Garante precisa che gli istituti scolastici devono prestare particolare attenzione anche alle informazioni richieste al momento  dell’iscrizione scolastica. I moduli di base, ad esempio, possono essere adattati dalle scuole per fornire agli alunni ulteriori servizi, secondo il proprio piano dell’offerta formativa (POF), ma non possono includere la richiesta di informazioni personali eccedenti e non rilevanti (ad esempio la professione dei genitori).

Sempre a difesa della privacy, è necessario evitare di inserire, nelle circolari e nelle comunicazioni scolastiche, non rivolte a specifici destinatari, dati personali che rendano identificabili, ad esempio, gli alunni coinvolti in casi di bullismo o in altre vicende particolarmente delicate.

Altresì, non dovranno essere pubblicati i nomi degli studenti i cui genitori sono in ritardo col pagamento della mensa o di altri servizi scolastici e con riferimento ai servizi di scuolabus è previsto che gli istituti scolastici e gli enti locali non possano pubblicare, online, gli elenchi dei bambini che usufruiscono dei predetti servizi, indicando tra l’altro le rispettive fermate di salita-discesa in quanto tale diffusione renderebbe i minori facile preda di eventuali malintenzionati.  Non è consentito neanche pubblicare online una circolare contenente i nomi degli studenti portatori di handicap.

Quali sono i dati che non ledono la privacy degli studenti?

Non lede invece la privacy l’assegnazione in classe di temi che riguardino la sfera personale degli studenti, ferma restando la libertà dell’insegnante (in base alla personale sensibilità) di  decidere se, al momento della lettura del tema in classe, determinate tematiche debbano essere portate o meno a conoscenza degli altri.

Non lede la privacy neppure la pubblicazione degli esiti scolastici, perché rispondente alle esigenze di trasparenza della pubblica amministrazione.

Le immagini di recite e gite scolastiche, raccolte dai genitori, non ledono la privacy ove raccolte per fini personali e destinate a un ambito familiare o amicale e non alla diffusione.

Stante la necessità del bilanciamento tra tutela della privacy e obbligo di trasparenza delle pubbliche amministrazioni (L. n. 241/90 e successive modifiche, tra cui D.Lgs. n. 97/16 modificativo del D. Lgs.n. 33/13) è previsto che nel Portale Unico della Scuola i dati degli studenti potranno essere trattati ma solo in forma aggregata in modo da garantire la non identificabilità degli interessati e inoltre la pubblicazione delle graduatorie per il personale e per i supplenti dovrà avvenire solo per il tempo indispensabile al fine della pubblicità e non dovrà diffondere indirizzo privato e numero telefonico dei candidati.

Come deve rapportarsi la scuola alle nuove tecnologie?

E’ indubbia l’evidente capacità degli studenti, anche dei più giovani, di utilizzare le opportunità offerte da smartphone, tablet e altri strumenti che consentono la connessione costante in rete; tuttavia a tale capacità tecnologica non sempre corrisponde eguale maturità nel comprendere la necessità di difendere i propri diritti e quelli degli altri, a partire dagli stessi compagni di studio.

Il Garante, di fronte al dilagante fenomeno del cyberbullismo (bullismo informatico), disciplina l’utilizzo di smartphone e tablet prevedendolo come consentito, ma esclusivamente per fini personali, ferma restando la possibilità per le istituzioni scolastiche di regolare o di inibirne l’utilizzo all’interno delle aule o nelle scuole stesse.

Un aspetto di fondamentale rilevanza nella distinzione tra cyberbullismo e bullismo tradizionale, è che mentre nel bullismo tradizionale le vittime una volta rientrate a casa sono al sicuro, con il cyberbullismo tanto non accade perché il bullo si “infiltra” ovunque perseguitando la vittima con messaggi, immagini e video offensivi inviati con i telefonini o pubblicati su qualche sito.

Per tutte queste ragioni è fondamentale che le istituzioni scolastiche e principalmente i docenti siano informati su tali problematiche per poterle individuare e contrastare efficacemente.

Il diffondersi del fenomeno e le tragiche conseguenze registratesi negli ultimi anni hanno indotto alla predisposizione di un disegno di legge contenente “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” approvato in prima lettura dal Senato della Repubblica in data 20 maggio 2015, modificato dalla Camera dei deputati in data 20 settembre 2016 e attualmente nuovamente al Senato che, nella seduta antimeridiana di giovedì 26 gennaio 2017, ha avviato l’esame che proseguirà in data 31 gennaio per il voto finale.

L’art. 4 del predetto disegno prevede l’adozione da parte del MIUR di linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nelle scuole nonché l’individuazione, in ogni scuola, di un docente con funzioni di referente per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo.

Con la consapevolezza che le scuole sono chiamate ogni giorno ad affrontare la sfida più difficile, ovvero quella di educare al rispetto dei valori fondanti di una società, non ci resta che confidare in una concreta sensibilizzazione della tematica oltre che in una stretta collaborazione scuola-famiglie!

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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