La realtà incombe e c’è ancora chi sogna!

Ogni santo giorno sui mezzi di comunicazione, vengono portate all’attenzione di tutti noi, “criticità” che riguardano i settori più disparati riguardanti la nostra Città.

Tra le ultimissime in ordine di tempo sono da segnalarne due che, già in passato, hanno occupato intere colonne del giornale (tra i colpevoli, purtroppo, anche io) e riguardano il miraggio Capitaneria di Porto o se volete ex mercato ittico e la fenice ex Distilleria.

Non dissentirei affatto se qualcuno, stanco, esclamasse “ancora!” ma per fortuna (o purtroppo?) c’è sempre qualcuno che, chissà per quale fortunata situazione o perché non si è accorto che da un po’ di anni continua inutilmente (sempre il sottoscritto) la campagna di sensibilizzazione, ha l’istinto inconscio di gridare “al fuoco!”.

Parto dal problema che, ne sono certo, necessita della più immediata risoluzione e cioè la strabenedetta Capitaneria di Porto.

L’immediatezza di poter scrivere la parola fine a questa interminabile brutta faccenda e lo ribadisco brutta, scaturisce dalle preoccupazioni espresse, oltre che da amministratori, rappresentanti di categoria e cittadini,  dal Comandante Pappacena, Ufficiale del Ministero e dal Comandante del porto di Barletta, Pierpaolo Pallotti i quali in maniera apprensiva seguono gli sviluppi (lenti) dell’adeguamento dell’ex mercato ittico.

Il termine “apprensiva” potrebbe sembrare un tantino oltre le righe ma, credetemi, è forse anche un po’ troppo leggero per la situazione che si sta delineando e cioè (Dio ce ne scampi!) la perdita, nuovamente della Capitaneria di Porto. E si perché la Direzione Marittima ha “minacciato”, in presenza di ulteriori ritardi del termine dei lavori di recupero e adeguamento dell’ex mercato del pesce di via Cristoforo Colombo, di retrocedere nuovamente la Capitaneria di Porto di Barletta ad Ufficio circondariale marittimo.

Eppure ci era voluto non poco per “riavere” a Barletta la sede di questo importante Ufficio, quasi 50 anni!

Ovviamente quel meritato riconoscimento non era sceso dal cielo come la manna di biblica memoria, ma era il frutto di secoli di primato che Barletta ha sempre vantato ( e speriamo ritorni a vantare) nell’ambito dei traffici marittimi.

Al contrario di 72 anni fa, il 1944, allorquando dopo soli quattro anni di lavori veniva costruito ex novo ed inaugurato l’edificio mercatale, oggi dopo quattro anni da quel comunicato che annunciava il ritorno a Barletta della Capitaneria e la disponibilità del comune a mettere a disposizione l’edificio di via Cristoforo Colombo e tante incomprensioni e innumerevoli progetti, più o meno validi, che si sono susseguiti fino all’ultimo curato dal Settore Manutenzioni del Comune ed in piena sintonia con la Direzione Marittima di Bari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per la Provincia di Bari, siamo ancora … a che punto?

Ed ora, nella malaugurata evenienza che la Direzione Marittima di Bari attui la sua minaccia non tanto velata, Barletta (sarebbe più giusto dire gli amministratori) si confermerebbe, in una ipotetica classifica che copre l’arco di 70 anni, tra le Città più masochistiche dell’intero territorio nazionale per le innumerevoli occasioni che ha avuto per trattenere uffici, industrie e iniziative cultural-commerciali e vuoi o non vuoi, si è lasciate sfuggire per il troppo parlare e il pochissimo concludere.

distilleriaDetto questo passiamo all’altra nota dolente rappresentata dall’ex distilleria. La genesi è rappresentata da un comunicato diramato dal Comune di Barletta con il quale si rendeva noto che era stato firmato dal Sindaco Salerno il contratto definitivo di acquisto della ex distilleria di Barletta che doveva essere trasformata in un polo di attrazione cittadino, ospitando servizi a carattere socio-culturale e, non ultimo, l’orto botanico, di nuovi uffici comunali e provinciali e di un museo. Si, avete inteso bene, proprio un museo. Di questo istituto culturale si sta parlando in merito alla creazione di un polo artistico culturale che ha come riferimento principale la vita nei campi di concentramento e comprendente un campus delle scienze musicali e tanto altro ancora. E tra il tanto altro, anche alloggi di edilizia residenziale pubblica, servizi sociali e crepi l’avarizia, anche parcheggi interrati (per la verità già previsti ed autorizzati).

Ottimo, ma di quello scheletro che è ormai diventato l’ex distilleria  che ne sarà? Dato che il vincolo diretto sugli immobili e sulle aree, posto il 21 agosto 1990 con decreto del Ministro dei Beni Culturali, non teorico (non esiste nella tipologia un vincolo teorico) ma pratico (anzi più che pratico) prevede il ripristino e recupero dei luoghi così come si presentavano all’origine e vieta, ripeto vieta che venga demolito anche un solo infisso della struttura senza autorizzazione della Soprintendenza competente, nel mega progetto più vicino ad un sogno che si vorrebbe realizzare che ad una effettiva progettazione che rispetti le leggi e le disposizioni, è previsto che il rudere ritorni più bello e più superbo (mai aggettivo più calzante) che pria, spendendo (effettuo una previsione di spesa con errore per difetto) all’incirca 20 milioni di euro? Non sarebbe cosa buona e giusta che qualcuno, a tempo perso, dia una lettura veloce al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 recante il “Codice dei beni
culturali e del paesaggio”? Per agevolare la cosa, fornisco l’indicazione ulteriore dove è possibile trovarla e cioè sulla Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004.

Allora, come la buona massaia, faccio i conti sulle dita di una mano. Se per la nuova sede della Capitaneria di Porto (immobile molto ma molto più piccolo dell’ex distilleria) sono trascorsi già quattro anni e la fine del tunnel appare lontana (spero non così tanto), per una mega opera di recupero dell’ex area distilleria, quanti anni (o decenni?) serviranno ?

Ai nostri nipoti (forse) l’ardua sentenza.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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