La raccolta differenziata vista dai cittadini. Un sondaggio artigianale – Parte II

Prima parte: link

6 – Indumenti smessi

I contenitori appositi sono in prospettiva da eliminare. Infatti le frequenti “esplorazioni” da parte di persone per vari motivi interessate al contenuto, lasciano dietro di sé indumenti sparpagliati dappertutto a volte per giorni interi. Inoltre essi col tempo si sono dimostrati anche pericolosi, per il fatto che c’è sempre la possibilità, non solo teorica, che qualche “esploratore”, in particolare se minore o poco esperto, vi resti imprigionato. Anche in questo caso l’alternativa è quella di fissare una giornata per la raccolta degli indumenti, magari coincidente con quella riservata ai rifiuti di cui al punto precedente.

 7 – Multe

Poiché sono previste multe, anche salate, per coloro che contravvengono alle norme sul corretto smaltimento, ne consegue che i contenitori non possono non avere una chiusura a chiave, in possesso delle famiglie, singole o appartenenti ad un condominio. In mancanza di ciò chiunque, nelle ore di fuoriuscita dei contenitori, può conferire ciò che gli pare dove gli pare. E’ il classico caso in cui una sanzione o diventa inapplicabile o, se applicata, genera contenziosi infiniti (“non sono stato io, la multa non la pago e vienimi dietro”).

8 – Luoghi poco frequentati e campagne

I luoghi pubblici più nascosti e le aree adiacenti i sottovia della S.S.16 sono ridotti a discariche a cielo aperto, per non parlare delle campagne, piene di rifiuti non soltanto sui cigli delle strade vicinali e dei tratturi, ma anche al bordo dei terreni privati o addirittura al loro interno. Abbondano materiali di risulta dell’edilizia, presumibilmente smaltiti da imprese che hanno effettuato piccoli lavori in nero (problema su problema, è un po’ una fotografia dell’epoca che stiamo vivendo). E poi si trova di tutto, dai televisori ai pneumatici, dalle taniche a pezzi di mobili, in qualche modo l’abbandono indifferenziato come risposta alla raccolta differenziata. Certo, l’inciviltà è dura a morire, ma nel frattempo scattano paradossalmente responsabilità in capo ai proprietari dei fondi rustici. Il danno e la beffa, aggravata ulteriormente dal fatto che essi pagano anche la vigilanza campestre. A riguardo di quest’ultima si è consapevoli che gli operatori fanno quello che possono, ma anche che gli incivili riescono comunque a trovare il tempo e il modo per eludere il controllo di poche persone su un territorio molto vasto.

Sarebbe giusto che fosse data la possibilità, per queste situazioni, di chiedere l’assistenza della BAR.S.A. senza spese a carico degli interessati, in quanto questi sono già parte danneggiata. D’altronde, le estreme periferie della città ed anche le strade vicinali ed i tratturi fuori dal centro abitato fanno parte del territorio comunale sempre o soltanto quando i proprietari degli immobili pagano TASI, TARI e IMU?

9 – Inciviltà

Su questo punto si va dall’autoassoluzione fino all’autocritica feroce, ma su una cosa alla fine tutti sono d’accordo: contro gli incivili ci vuole più sorveglianza, certo, ma anche più prevenzione, nel senso che bisogna far sì che il servizio non abbia aree grigie o disfunzioni tali da dare ad essi, e non sono pochi, occasioni o alibi per giustificare il proprio comportamento.

Annotazione positiva su tutta la linea, ci sono più posti per parcheggiare, evviva!

Questi i risultati di tante chiacchierate dalle quali, se si dà più importanza alle sensibilità diffuse e meno alla nostra percezione, spesso vengono fuori i problemi veri. Sarebbe bello se, prima dell’arrivo delle cartelle della TARI o contestualmente al suo pagamento, arrivasse un segnale in direzione della loro risoluzione, sia pure graduale.

Nicola Corvasce     

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