La raccolta differenziata vista dai cittadini. Un sondaggio artigianale – Parte I

Con l’estensione a tutta la città della raccolta differenziata dei rifiuti, mi permetto di porre all’attenzione del Sindaco, della Giunta e del Consiglio Comunale, nonché del presidente e del direttore di BAR.S.A. le seguenti questioni. Esse sono il risultato di un sondaggio che definisco “artigianale”, condotto cioè non con criteri scientifici (sempre ammesso che siano tali quelli utilizzati per i sondaggi che ci vengono propinati quasi quotidianamente nei media), ma semplicemente parlando con le persone normali di Barletta, da cittadino a cittadino.

Innanzitutto alcune premesse:

  1. non è assolutamente in discussione la raccolta differenziata in quanto tale, sulla cui necessità c’è ampia consapevolezza, ma semplicemente la modalità della sua realizzazione;
  2. le problematiche che si espongono non rappresentano il mio personale punto di vista ma, come detto, quelle che mi sono parse le caratteristiche fondamentali del comune sentire dei cittadini;
  3. l’intento non è quello di una critica fine a se stessa ma, partendo dalle insoddisfazioni registrate, quello di fornire un contributo concreto al miglioramento del servizio, a vantaggio di tutti.

     Chiarito questo, passo a considerare i fattori di criticità che sono emersi con maggiore frequenza e sulle quali sembrano concentrarsi le sensibilità dei cittadini di Barletta. Alcune problematiche potrebbero anche apparire banali, ma a mio avviso non lo sono affatto, e comunque non sono considerate tali nella percezione dei cittadini. Certamente non vi è alcuna retorica.

1 – Cestini portarifiuti pubblici

Nei quartieri periferici i cestini attaccati ai pali segnaletici o sono insufficienti o mancano del tutto, per cui non c’è la possibilità di smaltire i piccoli rifiuti (contenitori di merendine, fazzolettini ecc.) che si vedono sempre più spesso per strada, stante ora anche l’impossibilità di utilizzare i cassonetti tradizionali. La cosa peggiore è che si vedono sempre più escrementi di cani, fenomeno dovuto al fatto che, a parte gli incivili che non li hanno mai raccolti, è da presumere che ci sia una tendenza a mollare anche da parte dei proprietari ex civili i quali, senza cestini né più cassonetti, avrebbero, come unica alternativa quella di portarseli a casa per ricordo della passeggiata.

 2 – Frequenza della raccolta

Sembra insufficiente la frequenza a giorni alterni per l’organico (3 giorni a fine settimana). Questo soprattutto per la presenza di residui di pesce e altri prodotti ittici, velocemente deperibili soprattutto in estate, nonché di residui avariati e liquami vari che è bene tenere in casa per il minor tempo possibile, anche per ragioni igieniche e non solo per gli effluvi non propriamente profumati. Ugualmente inadeguata è la raccolta con frequenza settimanale della plastica, la quale non crea problemi igienici o olfattivi, ma è notoriamente ingombrante, per cui il suo accumulo per una settimana risulta particolarmente fastidioso soprattutto nei piccoli appartamenti.

 3 – Dimensioni dei sacchetti

I sacchetti porta-organico sono decisamente troppo piccoli, soprattutto se li mettiamo in relazione con gli usi delle nostre popolazioni, abituate al consumo di frutta e verdura freschi, la cui pulitura lascia molti residui (si pensi ad angurie e meloni d’estate e a carciofi e verdure varie soprattutto d’inverno). Il problema è ulteriormente accentuato dalla frequenza della raccolta solo a giorni alterni, per cui l’alternativa è soltanto quella di utilizzare più sacchetti con una serie di micro-raccolte, stante il fatto che bisogna anche lasciare un margine per poterli chiudere. Non a caso le buste in mater-bi in dotazione ad alcune catene di supermercati sono ben più capienti.

 4 – Lavaggio dei contenitori

Il mancato lavaggio periodico dei contenitori, in particolare quelli riservati all’organico, costringe i cittadini a lavarseli da sé. Passi per quelli piccoli, per i quali c’è un impegno in più, ma che almeno sono tecnicamente trattabili per via della piccola dimensione, ma per quelli grandi si pone il problema di ingaggiare (e pagare) imprese di pulizia dotate di personale e attrezzature apposite, incrementando così le spese condominiali. La gente si chiede: ma quando c’erano i cassonetti grandi per strada, non era previsto anche il loro lavaggio periodico? E ora è previsto? Se sì, perché non si fa? Se no, perché ciò che prima era compreso nella tassa rifiuti oggi ne è escluso?

 5 – Materiali da conferire direttamente alla BAR.S.A.

Qui la questione è piuttosto “differenziata” (guarda caso), perché si va dai rifiuti di grandi dimensioni, il cui problema è la trasportabilità (dagli elettrodomestici al mobilio), fino a quelli facilmente trasportabili (dalle lampadine ai piccoli elettrodomestici).

Mentre nel primo caso si può ricorrere al numero verde per il ritiro direttamente a domicilio, nel secondo caso è difficile pretendere che un cittadino possa andare ai centri di raccolta con la propria auto privata (ammesso che ce l’abbia) o a piedi per qualche lampadina o cassetta in legno o plastica, o anche per un ferro da stiro o un frullatore, considerato che non si tratta di oggetti che si possono stoccare in attesa di smaltimento, in quanto non sono rifiuti che si producono continuamente. In altri termini, non ci si può aspettare che la gente corra ai centri di raccolta per lasciare due lampadine, un cellulare o un telecomando, né che li conservi in casa qualche mese o più in attesa di raggiungere una quantità di oggetti simili da smaltire tale da, come dire?, giustificare il viaggio. Sarebbe forse opportuno che ci fosse una giornata (non necessariamente frequente, basterebbe una o due volte al mese) per il conferimento di questa tipologia di rifiuti, per evitare che essi finiscano tranquillamente nel sacco grigio del secco residuo (sempre ammesso che se ne disponga, perché risulta che molte persone non hanno ricevuto questo tipo di contenitore e tra questi mi ci metto anch’io).

Nicola Corvasce

 La seconda parte, domani…

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