La politica della corruzione

Servire il bene comune dovrebbe essere il principio base dell’etica di ogni politico.

Assistiamo quotidianamente, nel nostro Paese, alla degradazione della qualità civile e culturale della politica.
La politica ha ormai snaturato il suo significato, quello tramandatoci dal filosofo Aristotele il quale identificava l’azione politica con la partecipazione del cittadino alla soluzione dei problemi del suo mondo, del luogo dove conduceva la sua vita. La capacità di organizzarsi e prendere decisioni collettive in modo pubblico era alla base della vita democratica della polis aristotelica.

Attualmente, invece, la politica è divenuta una professione utile a procacciarsi fama e ricchezze e i partiti non sono altro che macchine di potere e di clientela preposti alla gestione di interessi tra i più disparati e contraddittori, talvolta anche loschi, che mal si conciliano con le esigenze e i bisogni emergenti della collettività. Trattasi di federazioni di correnti, di cammarrile, che fanno capo ad un boss e a dei sotto boss.
In politica ciò che conta, per alcuni, è vincere ad ogni costo e con ogni mezzo, magari svendendo ogni principio morale ed etico.

Costituisce esempio calzante del fatto che in politica ogni azione è finalizzata ad accrescere successo e danaro, il conferimento dei doppi e tripli incarichi. Sindaci, ministri, sottosegretari, parlamentari, consiglieri e assessori locali, ricoprono contemporaneamente più ruoli istituzionali senza disdegnare anche incarichi di partito. Un modo di fare palesemente scorretto che anziché ricevere una severa condanna dai dirigenti dei partiti stessi, viene favorito e giustificato.
Inolre, il compimento di reati quali, corruzione,abuso di potere, violazioni di leggi, è diventato ormai “la norma” a tal punto che è opinione comune e diffusa ritenere che dove c’è politica, c’è potere e di conseguenza c’è corruzione. Che squallore!

Nessuno stupore, dunque, se la maggioranza delle persone non ha più fiducia non solo nei politici, ma anche nella Politica in quanto tale e si rifiuta di recarsi alle urne poiché certa che attraverso il voto non si produrranno cambiamenti significativi, attesa la situazione di stallo che caratterizza il nostro Paese ormai da decenni.
La crisi economica, difatti, è sempre più dilagante. I Comuni versano in enormi difficoltà per i sempre più insufficienti trasferimenti dello Stato e i cittadini fanno fatica ad arrivare a fine mese.
I partiti godono sempre meno della fiducia della gente e sono incapaci di fare qualunque cosa possa aiutare il Paese a risollevarsi, anzi, si ingegnano per fare l’esatto contrario. I loro “adepti” agiscono da politicanti preoccupati, quasi esclusivamente, di affermare il loro potere, tralasciando gli interessi della collettività. Ed è proprio lo sconfinato potere acquisito dai politici che genera la corruzione.

In politica, è ormai acclarato che i difetti possono trasformarsi in pregi, i disvalori diventare valori e ciò che è illecito nella morale può essere apprezzato come lecito. Si ha, dunque, la sensazione che il politico possa obbedire ad un sistema normativo differente ed, in parte, incompatibile rispetto a quello che disciplina la condotta morale.
In altri termini, sembra essere rispondente alla realtà l’assunto secondo il quale “chi fa politica inevitabilmente è portato a sporcarsi le mani”, poiché è difficile rimanere integri ed onesti in un sistema ormai logoro che intorbidisce le coscienze. Un sistema in cui sono ridotti a lumicino i principi morali, quali l’onestà, la giustizia, il rispetto delle Istituzioni e in cui si scopre che chi doveva dare l’esempio ha, invece, contribuito con la sua pessima professionalità e vergognosa immoralità a favorire il dilagare della corruzione.
La corruzione è, dunque, il male dei nostri tempi che ruba il futuro alle nuove generazioni poiché sottrae risorse pubbliche impoverendo il Paese sul piano economico, politico, culturale. Un cancro che tiene in ostaggio la democrazia e mina quotidianamente il rapporto di fiducia tra cittadini e Istituzioni, ingenerando un clima diffuso di sospetto.
Scriveva Enrico Berlinguer: “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”.
Una classe politica indegna, però, ha portato i partiti a trasformarsi in feudi di potere in cui la gestione della cosa pubblica è diventata un affare privato. Ergo, i partiti quali mere consorterie di interessi in cui la scena è dominata da gente molto discutibile, in cui si lotta per occupare o conservare poltrone e privilegi, in cui si chiude un occhio sulla qualità dei programmi e sull’osservanza dei principi etici, in cui si decidono le sorti dei cittadini fianco a fianco ad indagati, condannati e in cui si dimostra ritrosia nell’accogliere le dimissioni di chi, tra i membri della allegra combriccola, subisce indagini, invocando, all’uopo, inopportunamente e nel maldestro tentativo di negare l’innegabile, un garantismo che non ha senso di esistere al di fuori del processo penale.

In questo scenario deprimente in cui trasparenza, legalità ed etica dei comportamenti sembrano essere concetti ai più sconosciuti, debellare la corruzione diventa impresa quasi impossibile ma ciò non deve esimere i cittadini onesti dal tentativo di combatterla pur avendo contezza di avviarsi ad un percorso lungo e insidioso. Non bisogna perdere la speranza, mai girarsi dall’altra parte . Occorre, dunque, resistere per non desistere, reagire per non subire, attivarsi e non rassegnarsi a convivere con la corruzione. Ciascuno di noi ha il dovere di credere nella legalità e offrire un contributo volto ad impedire che il culto della furbizia si insinui nelle nuove generazioni mescolandosi con il mito della ricchezza e degenerando in propensione alla corruzione.

 

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Patrizia Corvasce

Patrizia Corvasce, classe ’72.
Maturità classica. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Puglia dal 1° febbraio 2016. Appassionata di diritto, teatro e politica. Già consigliere comunale. Attualmente collabora con la testata giornalistica telematica Barletta News occupandosi prevalentemente di approfondimento politico. Crede che la libertà di stampa dipenda soprattutto dalla volontà di fare informazione libera.

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