La nave senza rotta e la sindrome del sindacicidio compulsivo

“Non esiste un vento favorevole se la nave non sa in che direzione andare”. Questa massima sembra scritta ieri, ma risale a Seneca, quasi duemila anni fa, ed è valida ancora oggi, anzi non ce n’è un’altra che si adatti meglio alla politica barlettana. E sì che di vento favorevole, volendo, ce n’è stato eccome, basti pensare ai fondi strutturali europei e al ruolo di capoluogo della sesta provincia pugliese. Invece non solo questo presunto vento si è dimostrato una brezza leggera leggera, se non una bonaccia totale, ma dobbiamo assistere ancora una volta all’ennesima “fibrillazione” (in politichese si chiama così) della maggioranza, più simile invece all’inizio della demolizione di un ennesimo sindaco, novello capitano della nave senza rotta dove tutti i marinai della ciurma, fino all’ultimo mozzo, pretendono che le vele vengano azionate secondo la convenienza di ognuno, e questo a prescindere dagli altri.

     Non si tratta di una situazione inedita, tutt’altro. Basta citare alcuni dati oggettivi che hanno caratterizzato le consigliature degli ultimi quasi vent’anni (esattamente dal 1994 al 2013), cioè da quando si utilizza la nuova legge elettorale per i Comuni con l’elezione diretta del sindaco:

  • di consigliature: 6 (Fiore, Dimiccoli, Salerno 1 e 2, Maffei 1 e 2)
  • di consigliature terminate anticipatamente: 4 (il 66,6%)
  • durata media delle consigliature: poco più di tre anni
  • sindaci uscenti ricandidati: 2 (il 50%)
  • seconde consigliature con lo stesso sindaco andate a termine: 0

   Nella massima instabilità c’è tuttavia un dato assolutamente stabile: il ventennio, che ancora continua, è stato dominato dal centro-sinistra. Questo il dato, incontrovertibile.

     Ora le considerazioni. A Barletta credo che non sia stata ancora metabolizzata la nuova realtà rappresentata dalla riforma della legge elettorale per i Comuni: sindaci eletti direttamente dal popolo per quattro (inizialmente, ora cinque) anni e nuovi poteri di gestione. I primi cittadini continuano ancora ad essere considerati come gli esecutori di interessi particolari o, nel migliore dei casi, alla semplice stregua di non disturbatori dei manovratori, esattamente come trent’anni fa o più, con la differenza che allora cadevano i sindaci (che duravano mediamente poco più di un anno, qualcuno anche meno) e altri ne prendevano il posto, eletti dallo stesso Consiglio Comunale. Ora cadono le consigliature, ma poi per quali ragioni? Forse per l’inquinamento ambientale o per la sicurezza dei fabbricati, prima che crollino sulle persone? O non forse per il declino della struttura produttiva o a causa di procedimenti giudiziari? Macchè! Al centro delle attenzioni ci sono sempre stati prevalentemente interessi legati a questa o quella clientela, alla tale o tal’altra cooperativa, allora edilizia, ora anche di lavoro.

     Il consigliere Cannito, in un recente intervento, ha ricordato al sindaco che non viene da un altro pianeta. Ha perfettamente ragione e per far sì che il concetto diventi ineccepibile basta invertire il percorso. Il sindaco non viene a Barletta da un altro pianeta, ma viene dal pianeta Terra a Barletta. Sempre di un viaggio astrale si tratta, solo che l’altro pianeta è Barletta. E sì, perché mi dite dove trovate un’altra città dove i sindaci vengono eletti con percentuali schiaccianti e dal giorno dopo vengono sottoposti al cecchinaggio sistematico da parte delle stesse coalizioni e delle stesse persone che li hanno fatti eleggere? E qualcuno considera da pianeta Terra che il giorno della convocazione del Consiglio Comunale si verificano come d’incanto impedimenti di ogni genere per oltre una metà dei consiglieri, appartenenti per lo più ad una sola parte politica? Certo, la sfortuna ci deve vedere benissimo, per accanirsi sempre sulle stesse persone in concomitanza con le riunioni del Consiglio, mentre in quelle delle Commissioni è la fortuna che bacia i consiglieri, facendogli sprizzare salute da tutti i pori e trasformandoli magicamente in stakanovisti. E questo non è forse un altro pianeta?

     Sul pianeta Terra, cosa ci si aspetta dai partiti? Fondamentalmente che esprimano una linea politica, che elaborino proposte per la soluzione dei problemi e che intorno a queste linee e queste proposte organizzino l’attività. Per questa ragione una volta i segretari dei partiti e i direttivi contavano ed erano conosciuti, coordinavano i gruppi consiliari e le iniziative dei singoli consiglieri. Se oggi proviamo a chiedere a qualunque cittadino i nomi dei segretari dei partiti, non uno solo sarà in grado di rispondere, e probabilmente percentuali bassissime di risposta avrebbe anche la richiesta di dire almeno quali sono i partiti presenti in Consiglio Comunale. Sì, perché nel pianeta Barletta i partiti, le loro direzioni e l’intero Consiglio Comunale sono ridotti ormai soltanto alla somma dei loro componenti e dove è praticamente impossibile rintracciare una linea politica chiara e unificante che vada soltanto un po’ al di là dei tatticismi. Dove, ancora, lo stesso programma che viene presentato da parte delle coalizioni che sostengono i candidati sindaci viene considerato soltanto un fastidioso adempimento burocratico, assolto per lo più copiando e aggiornando quello precedente. E’ qui, nel deserto nucleare delle idee e dei valori che ha origine la mortificazione della democrazia alla quale stiamo assistendo, e non da ora.

     In questo scenario, e anche in questo Cannito ha ragione invertendo, l’astronauta terrestre Cascella conosceva benissimo fin dall’inizio la fauna (politica, ovviamente) che popola questo nostro strano pianeta, lontano anni-buio (una nuova unità di misura della distanza dalla civiltà politica) e doveva mettere in conto, ancor prima di affrontare questo periglioso viaggio astrale, il rischio di non tornare incolume tra i terrestri normali. Ormai l’obiettivo di portare i comportamenti politici del pianeta Terra in questo astro infido e pericoloso si è rivelato impossibile da raggiungere, più o meno come la retorica dell’esportazione della democrazia. Non si aspetti un aiuto dalla popolazione, in buona parte allineata e coperta dietro i capi-bastone, né dai partiti, per la semplice ragione che non ci sono più, se non come contenitori delle tribù clientelari. La sua unica possibilità è quella di trattare con ogni capo e capetto, in un contesto politico che una volta si definiva balcanizzato e oggi, aggiornando il linguaggio agli eventi più recenti, potremmo definire “libizzato”.

     Al punto in cui siamo, i cittadini si aspettano allora che egli non rivolga più appelli generici e indifferenziati al senso di responsabilità e all’attaccamento alla città, tanto non ci sono più né l’uno né l’altro e riserve, freni e timidezze non servono a niente. Se, come sembra, i serial killer politici nostrani si stanno preparando a colpirlo alle spalle, non è perché ce l’abbiano con lui, il fatto è che sono irrimediabilmente affetti dalla sindrome del sindacicidio compulsivo, una sorta di male oscuro del centro-sinistra nostrano, che si manifesta periodicamente in caso di mancata soddisfazione delle aspettative personali dei politicanti di turno, con qualche presenza costante, ma che possono anche cambiare. Di conseguenza essi si aspettano che in questa situazione, tanto vale, egli offra il petto (politico, si intende) e che indichi le responsabilità, ma non prima di aver ammesso i suoi errori, perché ne ha commessi e non soltanto perché nessuno è infallibile.

     Ma i cittadini si aspettano qualcosa anche dai segretari dei partiti della maggioranza, e cioè che dicano con chiarezza una volta per tutte se ne fanno ancora parte o no. Se sì, garantiscano la funzionalità del Consiglio ed evitino la paralisi amministrativa, altrimenti dichiarino con altrettanta chiarezza la fine di questa esperienza. Si aspettano anche che la presidente del Consiglio Comunale verifichi le giustificazioni dei consiglieri assenti una per una, senza alcuna preclusione, e dia conto dei risultati. Ma si aspettano qualcosa anche dall’opposizione, che cioè essa eserciti il suo ruolo, importantissimo, di controllo dell’operato della maggioranza, per esempio procurandosi e rendendo pubblici i dati, tranquillamente disponibili, riguardanti la presenza, nelle riunioni delle Commissioni, dei consiglieri assenti nelle sedute del Consiglio. Poi ciascuno farà le sue valutazioni.

    E’ aspettarsi troppo? Non sarà che i cittadini che reclamano trasparenza ed efficienza sono anch’essi dei terrestri che pretendono cose che in quest’altro pianeta sono sconosciute?

     Ora una preghiera: ci si risparmi un’altra roboante e surreale campagna elettorale comunale, un altro sindaco eletto con il 60% e più dei voti e altri due o tre anni (se va bene) di faide e fibrillazioni continue. Basta così.

     Ma alla fine non vuoi che abbiano ragione quelle persone, sempre più numerose, che sostengono la tesi, della quale sento parlare da parecchio tempo, secondo la quale un buon commissario prefettizio sia tutto sommato preferibile ad un sindaco eternamente traballante? Personalmente lo ritengo un fallimento della democrazia ma in fondo, se un popolo è incapace di autogovernarsi, non è soltanto inevitabile ma persino giusto che sia eterodiretto, con buona pace di quel ruolo di leadership nel territorio che, con i criteri di selezione della classe dirigente politica che abbiamo, leviamoci dalla testa di poter esercitare.

 

 

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