La Morte e il Mito – Parte II: Hel, Odino e Freyja

Continuando a parlare di dei della morte, l’argomento si fa stranamente più allegro e sfaccettato nel mondo del mito norreno, dove un bel po’ di gente si è inventata dio della morte creando non poca confusione in merito al chi sia il vero dio dell’Oltretomba.

Tuttavia, stando al dato oggettivo, l’unica dea dell’Oltretomba vero e proprio nel mito norreno è Hel, figlia di Loki e della gigantessa Angrboda. Hel è la signora di Helheimr, un regno grigio e tetro dove le anime dei comuni esseri umani vanno alla conclusione della loro vita. Ci vanno anche le anime dei criminali, ma queste hanno un posto riservato sulle rive del fiume Nastrond, dove vengono costantemente sgranocchiate dalle fauci di un drago come punizione per le loro condotte quando erano ancora in vita.

Della regina di questo regno sotterraneo si potrebbe parlare per diverso tempo: innanzitutto, è probabilmente l’unica figlia di Loki a ricevere un certo rispetto da parte degli altri dei, tanto che le fu assegnato proprio il compito di divenire la dea dei Morti. Non che la figlia del Burlone avesse molta altra scelta.

Nata con un corpo per metà florido, bello e vivo e per metà morto e putrescente, Hel era il simbolo dell’equilibrio fra vita e morte. La sua sola presenza, il suo passaggio, era per i norreni simbolo di sventura, portando questa, nelle sue sporadiche passeggiate su Midgard, una bella epidemia influenzale nelle giornate migliori… peste e altre epidemie incredibilmente mortali nelle giornate peggiori.

Non una figura divina particolarmente amata, ma mai disprezzata, tanto che al Ragnarok avrà anche lei il suo buon ruolo da adempiere, ma di questo ne abbiamo già ampiamente parlato.

Però l’Oltretomba norreno è molto più vasto di quello che si potrebbe pensare: in Helheimr entravano i morti “comuni”, quelli cioè che erano periti a causa dell’età avanzata o della malattia o che non si erano distinti per eccezionali atti di valore in battaglia. Chi invece aveva l’onore di morire con l’arma tra le mani, in battaglia, si conquistava le simpatie del secondo dio dei morti del mito norreno: nientepopodimeno che il grande Odino stesso!

Odino, re degli dei norreni, aveva infatti una sua dimora privata, il Valhalla (letteralmente la “sala dei morti in battaglia”) che aveva riservato proprio alle anime dei combattenti più coraggiosi, morti in battaglia o con le armi in pugno, dimostrando il proprio valore. Tali morti venivano selezionati dal dio stesso e le loro anime venivano raccolte dalle Valchirie, che dunque le conducevano nelle sale dell’immenso palazzo di Odino.

Qui le anime dei guerrieri trapassati passano il tempo a combattere continuamente, allenandosi giorno dopo giorno, morendo e tornando automaticamente in vita per poi riprendere a combattere come se nulla fosse, in attesa di adempiere al loro compito finale: in effetti Odino non accumula le anime dei guerrieri per dar loro una ricompensa, bensì le accumula per infoltire l’esercito di guerrieri che con lui cavalcheranno contro le anime dei morti ingloriosi guidate da Loki sulla nave d’unghie Naglfar, a Ragnarok ormai iniziato.

Eppure, non tutte le anime dei valorosi vengono portate nelle sale del Valhalla: in base ad un non meglio imprecisato patto, infatti, solo la metà delle anime valorose spettano ad Odino e al Valhalla; l’altra metà spetta alla dea dell’amore Freyja, della stirpe dei Vanir.

La dea ha infatti una sua residenza privata nel suo mondo di origine, Vanheimr, il cui nome è Folkvangr, e in questa sala, in una routine decisamente più pacifica e meno guerresca, vengono accolte le rimanenti anime dei valorosi, che pure alle fine dei tempi combatteranno al fianco degli Aesir, ma risparmiandosi le decine e decine di morti al giorno dei colleghi stanziati nel Valhalla!

Stando così le cose, è forse scorretto definire Odino e Frejya come degli autentici dei dei morti, lasciando questo ruolo principalmente a Hel; eppure, visto e considerato tutto, non è possibile eliminare del tutto questa particolare caratteristica dalle due divinità, che già sono conosciute come le divinità della furia combattiva e della sete di sangue, rendendo inevitabile un certo accostamento.

Da non sottovalutare poi la tradizione della “Caccia Selvaggia”, un particolare evento che vede Odino comandare un serraglio di anime di guerrieri in una tremenda cavalcata annuale nel mondo dei mortali a caccia di mostri e spiriti maligni, cosa che lega ancora di più Odino al questo macabro ruolo.

Il suo essere così legato alle anime dei morti, infine, ha fatto diventare Odino, agli occhi delle popolazioni del Mediterraneo, molto simile a Ermes, il messaggero degli dei greci, che aveva anche il ruolo di dio psicopompo, ovvero che aveva il dovere di condurre le anime dei morti nell’oltretomba; questa similitudine si è fatta così forte che il terzo giorno della settimana prende il nome da queste due divinità e le accomuna.

Quello che oggi noi chiamiamo in italiano “mercoledì” e in inglese “Wednesday” è in realtà un giorno dedicato a Mercurio (nome latino di Ermes) e a Wotan, altro nome di Odino, che anche in questo campo, anche se non poco forzatamente, vengono equiparati come dei psicopompi.

Come se la situazione non fosse già abbastanza confusa senza i sincretismi con altre mitologie!

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedenteLa Disfida diventa la serie web 13, grazie a una produzione milanese
Articolo successivoLa ASD Futsal Salinis va: 4-1 al Thiene e seconda vittoria di fila
Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here