La morte è davvero l’ultimo traguardo dell’uomo? (Parte 2)

Nel campo delle esperienze di premorte (NDE) si sono accumulati nel tempo numerosi studi che in genere portano alla conclusione che la nostra coscienza sembra in effetti essere in grado di sopravvivere alla morte fisica. Ma sussistono anche studi che, seppur non sostenuti da evidenze di alcun tipo, tendono ad avvalorare l’ipotesi contraria. Secondo alcuni, ad esempio, la sensazione del passaggio nel tunnel semplicemente richiamerebbe la scioccante e mai dimenticata esperienza che facciamo alla nostra nascita. Un’altra spiegazione potrebbe essere quella che vede come causa l’assenza di ossigeno nel cervello, che per ricaduta causerebbe un comportamento anomalo delle cellule della corteccia visiva. Il ricercatore Allan Kellehear, invece, compara le sensazioni vissute nell’esperienza di premorte a situazioni di crisi del tipo di quelle vissute da persone che vagano alla deriva in mare aperto o che restano intrappolate in una miniera a causa di un crollo. Dal canto suo, lo studioso Melvin Morse ha condotto studi su bambini che hanno avuto esperienze perimortali, arrivando alla conclusione che i loro racconti sono influenzati dalle esperienze di vita degli adulti. Come ho premesso, siamo di fronte a semplici ipotesi formulate da chi non ha in effetti avuto modo di approfondire l’argomento sul piano sperimentale. A riprova, di tutt’altro segno sono le conclusioni cui giunge la International Association for Near-Death Studies (IANDS), associazione fondata nel 1981 dallo psicologo Kenneth Ring. Quest’ultimo, infatti, aveva al proprio attivo un monumentale studio sulle NDE già pubblicato nel 1980, che riporta numerose evidenze a favore della sopravvivenza della coscienza alla morte fisica. Ma l’indagine clinica che più d’ogni altra supporta tale ipotesi è quella condotta in Olanda per ben 13 anni da una équipe di cardiologi guidata dal Dr. Pim Van Lommel. Peraltro, le risultanze del loro studio hanno avuto l’onore di essere pubblicate addirittura sul “Lancet” (2001), una delle riviste mediche più prestigiose del mondo. Essa rappresenta un modello metodologico molto avanzato, che ha fatto scuola in questo campo. Ma vediamo qualche dettaglio sulla ricerca. Sono stati esaminati un totale di 344 pazienti (251 uomini e 93 donne), scelti tra quelli rianimati dopo un arresto cardiaco. La loro età era compresa tra i 26 e i 92 anni. La maggior parte dei soggetti è stata intervistata entro cinque giorni dalla rianimazione, poi l’intervista è stata ripetuta, al fine di valutare l’attendibilità della memoria, altre due volte, ovvero dopo 2 e 8 anni. Inoltre, al fine di comprendere quale tipo di paziente fosse più portato a vivere questo tipo di esperienza, sono stati rilevati anche i dati demografici, quelli relativi alle loro credenze religiose, quelli sulle caratteristiche psicologiche e sui trattamenti medici praticati. I ricercatori hanno scoperto che le NDE non erano correlate con alcuno dei parametri psicologici, fisiologici o medici misurati, cosa che ha indotto Van Lommel ad affermare che le esperienze di premorte non possono essere dovute ai processi fisiologici di morte cerebrale. E’ anche emerso come l’età abbia svolto un ruolo non secondario, in quanto i soggetti più giovani sono stati percentualmente più numerosi. Per di più, molti pazienti presentavano un eccellente ricordo degli eventi vissuti durante l’NDE, cosa che demolisce la teoria della falsa memoria (generata da frammenti di ricordi uniti casualmente) avanzata da alcuni scettici. Ma, tornando alla sperimentazione, sui 344 pazienti presi in esame si è visto che le esperienze di NDE sono state vissute da 62 di essi , cioè dal 18%, di cui 41 donne e che il verificarsi dell’evento non era da porsi in relazione con la durata dell’arresto cardiaco, né con il tipo di cura e né con la paura di morire che precede l’arresto cardiaco vero e proprio, come invece è stato ventilato da taluni. Il dottor Van Lommel ritiene, inoltre, che i processi neurologici svolgano un loro ruolo, ben diverso però da quello svolto in altri tipi di fenomeni, come la stimolazione elettrica dei lobi temporali del cervello. Secondo il medico olandese anche il problema della falsa memoria non è riscontrabile nell’NDE, ma solo in pratiche come quella appena citata. L’esperienza di premorte, infatti, richiama in modo alquanto chiaro e sequenziale la memoria di chi lo vive, come proverebbe il “fenomeno” della visione del proprio vissuto, spesso raccontato dai testimoni. Van Lommel è molto possibilista circa l’ipotesi che l’NDE presupponga che i processi di pensiero si verifichino fuori dal corpo fisico, ovvero che la coscienza sia indipendente dal cervello. Alla luce di quanto sembra emergere sempre più da questi studi, possiamo affermare che il famoso aforisma del saggio cinese Lao Tsè: “quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla” (Ovvero che la fine è in realtà la vera rinascita ) sembra oggi trovare straordinari indizi sperimentali.

 

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Studioso di numerose discipline, è autore di circa 140 articoli a carattere scientifico e storico. La sua produzione bibliografica si compone di ben 8 libri di cui è autore o coautore. Dopo la maturità classica studia antropologia presso l’Università di Bologna ed ottiene la co-docenza di Biopsicocibernetica presso il IV Dipartimento di filosofia, psicologia, sociologia e pedagogia dell’Università Aperta di Imola. Oltre all’interesse per l’epistemologia, la fisica, la filosofia e l’antropologia, sviluppa fin da giovane anche una forte passione per la storia e l’archeologia. Già dal 1976, infatti, entra a far parte dell’Archeoclub di Barletta e pubblica a partire dai primissimi anni ’80 dello scorso secolo vari articoli di storia locale su giornali quali “Il Banditore” e “Il Fieramosca”. Diventa in quegli anni grande frequentatore e profondo conoscitore degli archivi storici locali, quali: Archivio di Stato di Bari –Sez. di Barletta, Biblioteca Archivio Diocesano “Pio IX” – Sez. di Barletta, Archivio Notarile di Trani ed archivi privati. Nel 1991 realizza alcuni libretti di storia della città di Barletta per ragazzi, pubblicati in tre lingue. Nel 2004 collabora col prof. Quinto Casadio, Rettore dell’Università Aperta di Imola, a cui fornisce documenti attinenti la storia della città di Barletta nel corso della Seconda Guerra mondiale. Tale collaborazione gli varrà una menzione nel saggio storico del Rettore, intitolato Una resistenza rimasta nell’ombra (Editrice La Mandragora, Imola, 2004). E’ apprezzato relatore in conferenze pubbliche nazionali ed internazionali presso importanti istituzioni in campo parapsicologico come la Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni di Bologna e la Scottish Society for Psychical Research (SSPR). Pubblica articoli sulle più importanti riviste del settore, come "Luce e Ombra", i "Quaderni di Parapsicologia", “Il Giornale dei Misteri”, “La Ricerca Psichica”, “Lettere e Scritti”, “ITC Journal”. Ha scritto articoli scientifici sulla parapsicologia, tra gli altri, anche per il gruppo RCS (Rizzoli- Corriere della Sera). E’ spesso ospite di importanti trasmissioni televisive di reti nazionali ed internazionali (RAI 1 - RAI 2 – RAI 3 – Reti Mediaset – La7 - TSI – Discovery Channel – Travel Channel - SKY) e la sua attività di ricerca è frequentemente oggetto di pubblicazione da parte di periodici nazionali (Focus – Famiglia Cristiana – Chi – Libero – La Repubblica – Il Resto del Carlino – Ecc.) ed esteri. E’ stato protagonista, in qualità di parapsicologo, nella prima serie del fortunato programma televisivo Presenze di SKY. Ha ricoperto per undici anni l’incarico di Direttore della Sezione Ricerca del Laboratorio Interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica (Il Laboratorio) di cui è co-fondatore nel 2001. E’ apprezzato relatore in conferenze pubbliche nazionali ed internazionali presso importanti istituzioni in campo parapsicologico, come la Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni di Bologna, la Second International Conference on Current Research into Survival of Physical Death with Special reference to Instrumental Transcommunication (ITC) in Vigo (Spagna) e la Scottish Society for Psychical Research (Scozia). Per quest’ultima ha anche tenuto una conferenza presso la facoltà di fisica dell’Università di Glasgow (2007) ed un’altra presso la Società Teosofica Scozzese (2008). Dal 2005 fa parte della prestigiosa Parapsychological Association (PA), unica associazione di parapsicologi al mondo associata alla AAAS (Associazione Americana per il Progresso delle Scienze), ritenuta la più importante compagine scientifica del mondo. Dal 2008 entra nella ristretta rosa dei Professional Member della PA: unico italiano di origini meridionali che vi abbia mai fatto parte. Nel 2011 pubblica in qualità di coautore, assieme a don Ignazio Leone, il libro "Santa Lucia. Storia e devozione" (Cafagna Editore, Barletta, 2011). L’opera, che ottiene la prefazione di sua Eminenza il cardinale Francesco Monterisi, presenta una sua articolata indagine storico artistica-antropologica sul complesso monastico di S. Lucia di Barletta. E’ autore di un saggio scientifico sulla natura del tempo, di imminente pubblicazione sul mercato nazionale.

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