La morte è davvero l’ultimo traguardo dell’uomo? (Parte 1)

Inghilterra, un bimbo di appena due anni e mezzo è vittima di un attacco cardiaco, il cuore si ferma, il respiro è spento… il volto, pallido ed inespressivo fa temere il peggio… Immediata la corsa disperata dei genitori verso il più vicino ospedale, quindi la terribile attesa senza fine e l’irrazionale fiducia in un miracolo quasi impossibile. Ma il destino questa volta sarà clemente e risparmierà l’innocente creatura… Sei mesi dopo l’incidente il Dr. Sam Parnia, a quel tempo ricercatore clinico all’ospedale di Southampton, viene contattato dai genitori del bambino, i quali gli racconteranno qualcosa d’incredibile… Pur in così giovane età, il piccolo aveva realizzato un disegno in cui ritraeva se stesso fuori dal suo corpo nell’atto di osservare quest’ultimo dall’alto. Nel disegno aveva raffigurato un oggetto simile ad un pallone che stazionava su di esso. Quando gli chiesero cosa fosse quella specie di pallone, egli rispose: “quando  muori vedi una luce molto chiara e sei collegato ad una corda”. L’accaduto meravigliò molto la giovane coppia, non foss’altro per la giovanissima età del bimbo, il quale mostrava di essere a conoscenza di nozioni che a quell’età non si possono conoscere. Infine, come segnalarono i genitori dopo che il figlio venne dimesso dall’ospedale, il piccolo aveva preso l’abitudine di disegnare, con una certa frequenza, sempre la stessa scena…

Ciò che il bimbo si era ritrovato a vivere è una NDE (Near Death Experience) o esperienza di premorte. Si tratta di eventi vissuti da persone che subiscono un trauma, a seguito del quale presentano le caratteristiche di chi è morto (assenza di battito cardiaco, elettroencefalogramma piatto, assenza di respiro, etc.), ma che poi ritornano in vita. Questi soggetti spesso raccontano che mentre erano in quello stato vivevano esperienze eccezionali, come, ad esempio, la sensazione di attraversare un lungo tunnel scuro con una luce chiara alla punta e che questa infondeva loro sensazioni di gioia, pace e libertà dal corpo fisico. A volte questa esperienza è preceduta dalla sensazione di distacco dal corpo e contemporaneamente da quella di percezione di una realtà spirituale che pian piano si sostituisce a quella materiale. Spesso tali eventi vengono vissuti in maniera molto vivida ed intesa, al punto da incidere significativamente sulla vita di chi si risveglia.

Tra i ricercatori che hanno studiato più approfonditamente il fenomeno troviamo il dottor Sam Parnia, che in passato ha condotto varie indagini in collaborazione col dottor Peter Fenwick (neuropsichiatra). Nel 2001 i due studiosi hanno addirittura presentato i risultati della loro ricerca sull’NDE presso il prestigioso California Institute of Technology (Caltech). Nell’indagine, durata un anno, i due ricercatori, coadiuvati da altri colleghi, hanno indagato 63 casi di pazienti sopravvissuti ad arresto cardiaco. Di questi, ben 56 non avevano ricordi riferibili al periodo in cui erano rimasti privi di conoscenza, ma i sette che hanno dichiarato di ricordare qualcosa hanno superato la cosiddetta scala Grayson, un test che valuta le esperienze di “quasi morte”. Tra le cose raccontate dai pazienti, anche sensazioni di pace, di gioia e di armonia accompagnavano l’esperienza. Curiosamente, per alcuni il tempo era come se accelerasse e la sensorialità aumentasse, mentre al contempo perdevano la consapevolezza del proprio corpo. I pazienti hanno anche dichiarato di aver visto una luce chiara molto forte e di esservi entrati, percependo la sensazione di trovarsi in un altro regno, dove hanno potuto incontrare e comunicare con alcuni parenti defunti. Si tratta di esperienze che scientificamente non si spiegano con fattori prosaici come il collasso delle funzioni cerebrali causato da mancanza di ossigeno o con l’azione combinata di più farmaci (che in casi del genere, essendo  uguali per tutti, dovrebbero produrre gli stessi effetti su ogni paziente). A questo riguardo Sam Parnia ha dichiarato: “Gli studi sono molto significativi, poiché abbiamo un gruppo di persone che presentano assenza di funzioni cerebrali…che hanno ben strutturato un processo di pensiero lucido raziocinante e dotato di strutturazione mnemonica, il tutto durante il periodo di tempo in cui il cervello non mostrava segni di funzionamento”. Peraltro, dallo studio dei due scienziati è emerso come nessun paziente abbia ricevuto bassi livelli di ossigeno, che secondo qualche scettico può contribuire al generarsi del fenomeno. “Quando si priva il cervello dell’ossigeno la gente diviene totalmente confusa, si agita e normalmente non ricorda nulla”, afferma il dottor Parnia. Gli scettici nel tentativo di dare a tutti i costi una spiegazione razionale a tutto ciò hanno anche ventilato l’ipotesi che la memoria dei pazienti entri in funzione nei momenti in cui abbandonano la coscienza o ritornano ad essa. Ma Parnia asserisce che quando un cervello è colpito da un attacco o subisce un incidente d’auto, il paziente generalmente non ricorda i momenti precedenti e successivi alla perdita di coscienza, ma, al contrario, vive una perdita di memoria di ore o giorni. Afferma, inoltre, che “Con l’arresto cardiaco, il danno al cervello è così grande che si ferma del tutto. Quindi io mi aspetterei una grande perdita di memoria prima e dopo l’incidente”. Nel corso della sperimentazione, Parnia e i suoi colleghi hanno trovato ben più di 3.500 persone che hanno riferito, con memoria assolutamente lucida, particolari riferibili al periodo in cui erano clinicamente morti. Chiaramente questa scoperta contrasta con quanto normalmente si ritiene avvenga in persone che presentano un quadro clinico così grave, e cioè che l’inconscio non sia affatto capace di sostenere dei processi di pensiero lucido o di consentire il formarsi di memoria a lunga durata. Inoltre, tutto ciò prova come il pensiero non debba considerarsi come un mero sottoprodotto del cervello. Per Parnia il cervello essendo fatto di cellule, come tutti gli altri organi del corpo, non può essere capace di generare un fenomeno così complesso come quello della mente umana. L’ipotesi è, quindi, che quest’ultima funzioni indipendentemente dal cervello, utilizzando la materia grigia come uno strumento per rendere manifesti i pensieri, così come un televisore decodifica, rendendo visibili ed udibili, le onde elettromagnetiche captate dall’antenna. ecco, quindi, che quando danneggiamo il cervello o perdiamo alcuni aspetti della nostra personalità, non vuol dire necessariamente che ciò sia la prova che la mente è prodotta dal cervello. “Ciò dimostra semplicemente che il nostro apparato ricevente è danneggiato” – afferma Parnia – che molto fiduciosamente si spinge a dire: “future ricerche potrebbero rivelare addirittura l’esistenza dell’anima”.

 

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Studioso di numerose discipline, è autore di circa 140 articoli a carattere scientifico e storico. La sua produzione bibliografica si compone di ben 8 libri di cui è autore o coautore. Dopo la maturità classica studia antropologia presso l’Università di Bologna ed ottiene la co-docenza di Biopsicocibernetica presso il IV Dipartimento di filosofia, psicologia, sociologia e pedagogia dell’Università Aperta di Imola. Oltre all’interesse per l’epistemologia, la fisica, la filosofia e l’antropologia, sviluppa fin da giovane anche una forte passione per la storia e l’archeologia. Già dal 1976, infatti, entra a far parte dell’Archeoclub di Barletta e pubblica a partire dai primissimi anni ’80 dello scorso secolo vari articoli di storia locale su giornali quali “Il Banditore” e “Il Fieramosca”. Diventa in quegli anni grande frequentatore e profondo conoscitore degli archivi storici locali, quali: Archivio di Stato di Bari –Sez. di Barletta, Biblioteca Archivio Diocesano “Pio IX” – Sez. di Barletta, Archivio Notarile di Trani ed archivi privati. Nel 1991 realizza alcuni libretti di storia della città di Barletta per ragazzi, pubblicati in tre lingue. Nel 2004 collabora col prof. Quinto Casadio, Rettore dell’Università Aperta di Imola, a cui fornisce documenti attinenti la storia della città di Barletta nel corso della Seconda Guerra mondiale. Tale collaborazione gli varrà una menzione nel saggio storico del Rettore, intitolato Una resistenza rimasta nell’ombra (Editrice La Mandragora, Imola, 2004). E’ apprezzato relatore in conferenze pubbliche nazionali ed internazionali presso importanti istituzioni in campo parapsicologico come la Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni di Bologna e la Scottish Society for Psychical Research (SSPR). Pubblica articoli sulle più importanti riviste del settore, come "Luce e Ombra", i "Quaderni di Parapsicologia", “Il Giornale dei Misteri”, “La Ricerca Psichica”, “Lettere e Scritti”, “ITC Journal”. Ha scritto articoli scientifici sulla parapsicologia, tra gli altri, anche per il gruppo RCS (Rizzoli- Corriere della Sera). E’ spesso ospite di importanti trasmissioni televisive di reti nazionali ed internazionali (RAI 1 - RAI 2 – RAI 3 – Reti Mediaset – La7 - TSI – Discovery Channel – Travel Channel - SKY) e la sua attività di ricerca è frequentemente oggetto di pubblicazione da parte di periodici nazionali (Focus – Famiglia Cristiana – Chi – Libero – La Repubblica – Il Resto del Carlino – Ecc.) ed esteri. E’ stato protagonista, in qualità di parapsicologo, nella prima serie del fortunato programma televisivo Presenze di SKY. Ha ricoperto per undici anni l’incarico di Direttore della Sezione Ricerca del Laboratorio Interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica (Il Laboratorio) di cui è co-fondatore nel 2001. E’ apprezzato relatore in conferenze pubbliche nazionali ed internazionali presso importanti istituzioni in campo parapsicologico, come la Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni di Bologna, la Second International Conference on Current Research into Survival of Physical Death with Special reference to Instrumental Transcommunication (ITC) in Vigo (Spagna) e la Scottish Society for Psychical Research (Scozia). Per quest’ultima ha anche tenuto una conferenza presso la facoltà di fisica dell’Università di Glasgow (2007) ed un’altra presso la Società Teosofica Scozzese (2008). Dal 2005 fa parte della prestigiosa Parapsychological Association (PA), unica associazione di parapsicologi al mondo associata alla AAAS (Associazione Americana per il Progresso delle Scienze), ritenuta la più importante compagine scientifica del mondo. Dal 2008 entra nella ristretta rosa dei Professional Member della PA: unico italiano di origini meridionali che vi abbia mai fatto parte. Nel 2011 pubblica in qualità di coautore, assieme a don Ignazio Leone, il libro "Santa Lucia. Storia e devozione" (Cafagna Editore, Barletta, 2011). L’opera, che ottiene la prefazione di sua Eminenza il cardinale Francesco Monterisi, presenta una sua articolata indagine storico artistica-antropologica sul complesso monastico di S. Lucia di Barletta. E’ autore di un saggio scientifico sulla natura del tempo, di imminente pubblicazione sul mercato nazionale.

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