La mediazione penale nel procedimento minorile

Si è svolto il 21 marzo presso la Camera dei Deputati il convegno “Incontrare la giustizia, incontrarsi nella giustizia”.

Nell’occasione l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha chiesto una legge finalizzata ad introdurre nel nostro Stato la possibilità di ricorrere alla mediazione penale nei procedimenti minorili.

La mediazione penale –così si è espresso il Garante-  consentirebbe di superare il conflitto o quantomeno aiuterebbe a gestirne le conseguenze, contribuendo a ristabilire un clima di fiducia nell’altro e in sé, nonché a ripristinare la condivisione delle regole e dei valori fondamentali del vivere comune.

 

Tale ambizioso progetto necessita tuttavia dell’aiuto di persone competenti e appositamente formate, aventi il compito di guidare il processo relazione tra autore del reato e vittima.

 

La mediazione offrirebbe il grande vantaggio di porre a confronto i ragazzi, consentendo ad entrambe le parti di esprimersi e pertanto alla vittima di essere ascoltata e confortata e all’autore di rendersi conto delle conseguenze, spesso gravi, cagionate dal suo comportamento.

 

Per comprendere appieno la mediazione penale è necessario partire dal concetto di “giustizia riparativa” illustrando il suo significato nonché le regole della stessa.

 

In cosa consiste la giustizia riparativa?

 

La giustizia riparativa può essere definita come il tentativo di dare una risposta alle ingiustizie, che faccia star meglio entrambe le parti coinvolte.

 

Qual è la differenza tra giustizia riparativa e giustizia retributiva?

 

In passato vigeva la regola “occhio per occhio, dente per dente”.

In seguito si è passati alla punizione inflitta dal sovrano e successivamente dallo Stato.

L’idea restava però quella della giustizia retributiva per cui si deve pagare il conto attraverso la pena.

Con la giustizia riparativa invece si guarda oltre la pena e si punta ad un dialogo che faccia comprendere all’autore del reato il male cagionato alla vittima e a quest’ultima infonda la sicurezza che non accadrà mai più.

 

Quali sono le regole alla base della giustizia riparativa?

Vi sono alcune regole poste a base della giustizia riparativa.

Innanzitutto la volontarietà atteso che nessuno può essere costretto a partecipare ad un percorso di giustizia riparativa, né se è la vittima né se è l’autore del reato. Tutti hanno però diritto ad essere informati circa l’esistenza e il funzionamento di questi percorsi, in modo da poter scegliere consapevolmente se aderirvi o meno.

La seconda regola prevede la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti.

La terza regola riguarda il dialogo.

 

Cosa prevede la mediazione?

 

La mediazione si sostanzia nell’incontro, con l’aiuto dei mediatori, tra l’autore di un reato e la vittima.

L’incontro tra i due è preceduto da uno o più colloqui singoli, in cui i mediatori spiegano il funzionamento della mediazione e raccolgono il consenso a parteciparvi.

Durante l’incontro, le parti hanno la possibilità di esprimere il proprio vissuto e ascoltare quello dell’altro.

Non è detto che le parti si riconcilino ma è fondamentale dare spazio e parola al conflitto perché solo così questo potrà essere realmente superato e potranno reinserirsi in società ragazzi più consapevoli, aumentando nel contempo il senso di sicurezza collettiva.

 

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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