La lezione sulle elezioni – Quando la rabbia si trasferisce nell’urna

La vittoria di Donald Trump nelle elezioni americane dà molte indicazioni utili anche per noi europei e italiani, se soltanto ci sforziamo di leggerla senza pregiudizi, e induce ad alcune riflessioni che ritengo importanti e che cercherò brevemente di sintetizzare.

Primo: Non soltanto l’Italia e neanche l’Europa, ma i popoli della sfera cosiddetta “occidentale” sono in rivolta contro le elites politiche, soprattutto, come negli Stati Uniti, se alleate con la grande finanza internazionale. Il tutto viene ormai percepito dalla gente come un unico “establishment” occupato soltanto a conservare e possibilmente accrescere il proprio potere economico e politico riservato a pochi (la “casta”, do you remember?), e questo a prescindere dalla collocazione  dei partiti, dai loro programmi e dalle loro basi ideali, il più delle volte senza alcun collegamento con la realtà delle scelte concrete e dei comportamenti quotidiani.

Nel caso americano, vi è poi un ulteriore elemento ad aggravare la situazione, ovvero la presenza di vere e proprie dinastie politiche, e poco importa se a quella dei Kennedy si è sostituita quella dei Clinton per i democratici, poco importa se anche nello stesso partito repubblicano, quello di Trump, c’è la dinastia dei Bush (e si capisce anche l’appoggio tiepido, quando non il mancato appoggio al candidato Trump da parte del suo stesso partito). Il voto popolare la dice lunga sulla volontà degli americani di spazzare via questa “casta” in versione USA, soprassedendo anche sugli scheletri, tanti e grossi, più o meno noti, nell’armadio dell’attuale 45° presidente degli Stati Uniti.

Secondo: Ancora una volta i sondaggi hanno ciccato alla grande, perché non riescono a capire che c’è un’”America profonda” che nelle periferie delle grandi città, ma anche nelle periferie geografiche e nelle periferie sociali, risponde all’irrilevanza politica con la rabbia trasferita nell’urna, votando in un modo che, per pudore, non viene esplicitamente dichiarato neanche nei sondaggi. E’ una situazione che, con l’esclusione della rabbia, ricorda in qualche modo l’esperienza della prima repubblica in Italia, quando pochi dichiaravano di votare per la Democrazia Cristiana, che poi prendeva sistematicamente più voti di tutti, esperienza ripetutasi poi, più o meno con le stesse modalità, con Berlusconi.

La spia rossa si deve accendere soprattutto per il centro-sinistra in Italia e in Europa. Non c’è soltanto l’America profonda, ma diventa sempre più rilevante anche l’Europa profonda, la Francia profonda e, credo, anche l’Italia profonda. A torto si pensa che questa parte della popolazione voti con la tasca e con la pancia, come se si trattasse di decerebrati. Chi pensa questo è fuori dalla realtà: oltre alla tasca e alla pancia funziona sempre di più anche la testa, e di questa soprattutto quella parte dell’emisfero cerebrale che osserva e valuta onestà e coerenza dei comportamenti, corrispondenza tra il dire e il fare. Non si può essere paladini dei deboli ed essere alleati con i poteri forti e la finanza internazionale, non si può lottare per principi fondamentali di uguaglianza e far parte di una “casta” di privilegiati.

Terzo: C’è, ci deve essere un limite alla disoccupazione, alla mancanza di prospettive occupazionali per i giovani, alla delinquenza grande e piccola e all’immigrazione clandestina a gogò, soprattutto se presenti tutti assieme. E’ troppo facile bollare chi pone questi problemi con l’etichetta di populista o demagogo, termini che francamente hanno ormai stancato. Chi pensa che si tratti di problemi secondari, e mi riferisco soprattutto alla delinquenza e all’immigrazione, non ha capito niente della società contemporanea e delle sue dinamiche. L’Europa profonda e, per quanto ci riguarda, l’Italia profonda, visto che le elezioni americane devono far riflettere anche noi, ormai su questi punti non seguono più neanche le stesse posizioni della Chiesa. Superato il limite ritenuto sopportabile, è inevitabile che la rabbia si trasferisca prima o poi nell’urna, non arginata dalle virtù della temperanza, della solidarietà e della cristiana rassegnazione.

Ci sarebbe tanto altro da dire, ma mi fermo qui, sperando che la lezione possa servire. Attenzione: in Europa, Italia compresa, ci sono già segnali sufficienti per prevedere un’ondata proveniente dall’Oceano Atlantico, il terreno è favorevole e il tempo non è molto.

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