La Festa dell’Assunta o Ferragosto?

La festa religiosa è un microcosmo variegato con un certo grado di complessità per le varianti culturali, antropologiche e tradizionali, in essa comprese. Risulta un momento della vita sociale di durata variabile, che una volta interrompeva la sequenza delle normali attività quotidiane, opponendovisi come periodo di particolare effervescenza.

Secondo Freud, in Totem e Tabù (1913), la “festa è un eccesso permesso, anzi offerto, l’infrazione solenne di un divieto”, essenzialmente una trasgressione legittimata delle regole, delle norme, dei tabù religiosi.

Il rituale sacro del momento festivo rappresenta un continuum esistenziale nell’avvicendarsi degli eventi apicali umani, consiste in un rito comunitario nel cui ambito si afferma la cultura della convivenza che si esplica in un tempo feriale, libero da obblighi e in uno spazio ambiente, a cui si attribuiscono, in senso antropologico, caratteristiche magiche e sacre, perché collegate alla sfera del collettivo e sublimate nell’attività creativa comunitari.

Nella società occidentale attuale, il momento religioso della festa è assorbito dall’industria e il contesto festivo risulta mercificato dal consumismo, per cui il tempo libero ritorna al sistema, in termini di denaro, nell’ingranaggio della produzione industriale su larga scala.

Ma non si deve pensare che questo accada solo da un po’ di tempo a questa parte. Infatti rifacendosi alla Storia Maestra, si può comprendere come, quasi 900 anni fa, l’andazzo non era così tanto diverso da oggi.

Parlo della festa dell’Assunta o per i non credenti, Ferragosto. A dirla tutta Ferragosto, dal latino Feriae Augusti (vacanze di Augusto) è una festa antichissima e sicuramente non di origine cristiana come qualche (o tanti?) sacerdote vuol far credere ed ha documentate origini pagane.

Nel 18 a.C. l’imperatore romano Ottaviano, proclamato Augusto (ossia venerabile e sacro) dal senato romano, dichiarò che tutto il mese di agosto sarebbe stato festivo e dedicato alle Feriae Augusti, una serie di celebrazioni solenni, la più importante delle quali cadeva il 13 ed era dedicata a Diana, dea patrona del legno, delle fasi della luna e della maternità.

Con l’avvento del cristianesimo la gente attribuì queste medesime prerogative alla Vergine Maria, la cui solennità cominciò ad essere celebrata in luogo di quella di Diana. È importante notare, però, che si trattava solo di una celebrazione di Maria Vergine perché, il dogma moderno secondo cui la Vergine sarebbe stata assunta in cielo a Ferragosto, non si diffuse che nel diciottesimo secolo e fu dichiarato formalmente da papa Pio XII solo nel 1950.

Ma torniamo a noi e alla festa dell’Assunta a Barletta.

Indubbiamente remoto è il culto di Barletta verso la Madonna, legato alla lontana costruzione del primo tempio cristiano della città intorno alla prima metà del VI secolo, nel quartiere della marineria che assunse la denominazione di pittagium Sanctae Mariae”.

Per avere un sicuro riferimento documentale sull’inizio della festa dell’Assunta, bisogna attendere poco oltre la metà del XIII secolo allorquando Re Manfredi, nell’agosto del 1258, da Palermo, concesse all’Università di Barletta “ad istanza del Razionale Giacomo della Marra, suo familiare e fedele” il privilegio “ …di tenere una generale fiera annua nel mese di agosto per nove giorni, dal 7 fino al giorno incluso della festa della Vergine, con esenzione dei diritti di dogana o da qualsiasi altro diritto dovuto alla regia Corte”. A margine e per deduzione, si riconosceva la Madonna dell’Assunta come protettrice della città sub titulo Beatae Virginis Marie sub cuius patrocinio nominata civitas”.   

Orbene, come è facilmente intuibile, il punto di attrazione non era la festa religiosa in se bensì la grandiosa fiera, di qualsivoglia mercanzia, che per nove giorni, affrancata da tasse varie ed eventuali, teneva banco a Barletta con le documentate invasioni degli abitanti dei paesi vicini i quali non avevano avuto la fortuna di ricevere, a differenza dei barlettani, un simile “privilegio” nientepopodimenoche dal Re.

Il privilegio del 1258 era “figlio” di un precedente, dello stesso contenuto prettamente fiscale, elargito dall’imperatore Federico II datato da Salpi nel giorno di Natale del 1234, con il quale si concedeva la facoltà “all’arciprete della maggiore chiesa di Barletta ed al capitolo, di riscuotere la quarta parte delle decime, de’ diritti di bagliva, di dogana e degli altri diritti dovuti alla regia Corte di Barletta. Questi privilegi si godevano da quella chiesa e capitolo per concessioni avute da Re Guglielmo II e dall’Imperatore Enrico VI…ed era durato finché la chiesa di Trani non s’impossessò illecitamente (!!!) di quei diritti (passano i secoli ma le brutte abitudini non si perdono…povera Barletta!).

Bene, da quanto detto, vien fuori chiaramente che non è “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, come scrive Dante nell’ultimo verso del Paradiso e similmente catechizza il clero contemporaneo, bensì, più prosaicamente, per spiegare al meglio l’origine della festa dell’Assunta e similari, ci si può riferire ad un’altra celebre frase che, più realisticamente, sentenzia “l’argent qui fait la guerre”…ieri, oggi e domani!

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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