La dislessia, quel disturbo invisibile

Difficoltà nella diagnosi e nell’integrazione scolastica

 

11117_491378251004549_885332139052637722_nÈ l’accogliente e confortevole  habitat della libreria Cialuna, sita in via Nazareth, 34 a Barletta, ad ospitare l’incontro presentato in collaborazione con AID (Associazione Italiana Dislessia), dall’emblematico titolo “ve la raccontiamo noi la dislessia” .

Una serata dal carattere divulgativo/informativo organizzata per fare luce su un disturbo, ancora non sufficientemente conosciuto, quale è, per l’appunto, quello della dislessia. Serata, nel corso della quale, si è cercato di fare chiarezza, attraverso le testimonianze dirette di alcuni tra gli ospiti intervenuti, nel nebuloso pianeta dei Disturbi dell’Apprendimento o DSA, prestando esclusiva attenzione, a quello della dislessia.

Ci si è soffermati, difatti, nel far comprendere, coinvolgendo la numerosa platea che ha accolto l’invito alla partecipazione, come le persone dislessiche, i loro familiari, la rete sociale rispondono e convivono con il disturbo di cui trattasi.

Al fine di offrire una corretta informazione circa le cause e le manifestazioni di siffatto disturbo, ci si è avvalsi,  nella fase introduttiva dell’incontro, dell’autorevole contributo offerto dalla Presidente della Sezione Provinciale BARI/BAT dell’AID, Mara Lentini. << Ciò che viene genericamente definito sotto il termine dislessia comprende, in realtà, vari disturbi che possono riguardare la lettura (dislessia), la grafia (disgrafia), l’ortografia (disortografia), il calcolo (discalculia). La definizione corretta del fenomeno è  – spiega Mara Lentini – Disturbi Specifici dell’Apprendimento o DSA. 

I sintomi di siffatti disturbi si manifestano solo quando il bambino viene esposto a lettura, scrittura e calcolo, cioè al momento del suo ingresso nella scuola primaria.
La dislessia, sia chiaro- sottolinea la Lentini-  non è una malattia, bensì può definirsi quale disturbo neurologico, spesso ereditario che, nella fattispecie, riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente  Sino a qualche tempo fa –prosegue Mara Lentini- un bambino dislessico era praticamente condannato ad una storia scolastica senza sbocchi, in quanto ritenuto “tonto”.

Oggi sono stati fatti molti passi in avanti, grazie all’approvazione di una legge ad hoc, L. 8 ottobre 2010, n.170, le cui disposizioni hanno riconosciuto, finalmente e dopo tante battaglie messe in campo in tale ambito, l’esistenza della dislessia e di altri disturbi dell’apprendimento. Chiaramente- precisa la Lentini- questo è solo un primo step di un percorso che dovrà proseguire con sempre maggiore incisività attraverso il coinvolgimento e delle scuole, soprattutto volgendo uno sguardo attento al tema della formazione dei dirigenti scolastici, e delle strutture del Servizio sanitario nazionale.

La legge 170/2010 –sottolinea la Lentini- riconosce, in sintesi, il diritto ad una diagnosi precoce, la previsione di piani diattici personalizzati, la dispensazione da alcune attività ( come ad esempio, scrivere alla lavagna o leggere a voce alta), l’utilizzo di strumenti tecnologici  e didattici di sostegno ( quali, videoscrittura, calcolatrice, computer, mappe concettuali, eccetera). Queste sono solo alcune delle novità – conclude la Lentini- introdotte dalla nuova normativa che vanno incontro alle esigenze dei bambini e delle famiglie >>

Si è di seguito passati all’ascolto delle testimonianze dirette, rese da persone dislessiche invitate all’incontro.

Un racconto piacevole, vivace, a tratti emozionante quello che si è articolato a più voci, narrato attraverso lo scambio e la condivisione di esperienze differenti tra chi, ancora giovanissimo o adolescente, piuttosto che, ormai adulto, continua il viaggio della propria esistenza nel mondo “misterioso” della dislessia. Un percorso tortuoso e lungo quello che i protagonisti intervenuti hanno raccontato, con fare disinvolto, dinanzi ad un pubblico rapito dalle loro narrazioni non prive, dicevamo, di una palpabile carica emotiva e che esprimevano tutta la soddisfazione di avercela fatta, di esserne usciti vincenti, nell’aver concluso, con un successo quasi insperato, attese le difficoltà incontrate, il percorso di studi da ciascuno  intrapreso.

Alcuni tra loro si sono, difatti, brillantemente laureati; altri, si accingono a conseguire il titolo accademico; altri ancora, proseguono nel percorso didattico avviato, forti della consapevolezza che ce la si può fare a superare le oggettive difficoltà che l’essere dislessico comporta.

Un’iniezione di energia positiva, un messaggio di speranza e di ottimismo è quello divulgato attraverso i volti sorridenti di chi ha vinto una sfida che, a tratti, sembrava essere già persa in partenza, affrontandola con la tenacia di chi non si è arreso e continua a battersi anche per gli altri che vivono la medesima condizione. Un’esperienza, dunque, quella vissuta dalle persone dislessiche intervenute al dibattito, che, senz’altro ha conosciuto momenti di cedimento, ma che non ha segnato negativamente l’esistenza delle stesse, bensì la ha arrichita di un ulteriore sapere  che li ha supportati nell’accettare la propria condizione. La dislessia, difatti, come ha fatto notare Mara Lentini, non è una malattia ma una sindrome con la quale imparare a convivere, superando la paura di non farcela, il disagio di credere di non essere “normali”, il giudizio dei coetanei, degli insegnanti spesso impreparati a portare avanti un percorso formativo su misura per gli studenti che vivono questa condizione nonché, in ultimo, ma non per ultimo, quello dei genitori e familiari che spesso non sono adeguatamente sostenuti in questo cammino, il più delle volte, intrapreso “ a fari spenti” verso una diagnosi che spessissimo tarda ad arrivare.

Due sostanzialmente le criticità emerse nel corso della discussione: la difficoltà di arrivare ad una diagnosi precoce e definita, per la mancanza di strumenti specifici nonché il disagio nell’affrontare il percorso scolastico sin dalla prima infanzia, per la non sempre adeguata preparazione del personale docente e dei genitori, nel riconoscere, prima e nell’affrontare, poi, il disturbo di cui trattasi.

Sono sicuramente i primi anni di scuola, dunque, quelli più difficili per i dislessici, dal momento che è proprio in questo periodo che le compromesse capacità di letto-scrittura vengono più sistematicamente messe alla prova. I ragazzi dislessici, dunque, vivono un disagio tale da poter essere definito come un vero e proprio “mal di scuola”, un malessere che ne ostacola l’integrazione scolastica e ne condiziona il percorso. Inoltre, come si evince dai racconti dei giovani dsa intervenuti (Maurizio Natale, Victoria Aiello e Luca Lacerenza). è dimostrato che anche la poca conoscenza del tema concorre ad aumentare i disagi nonché a rendere inappropriate le valutazioni in ambito scolastico.

E’ pacifico che la testimonianza diretta portata dai ragazzi è estremamente importante e costituisce un passo fondamentale soprattutto per coloro che hanno da poco scoperto la propria Dislessia (DSA) e che possono trovare nella storia dei “Testimonial” uno stimolo positivo e propositivo.

La dislessia è, dunque, un disturbo che non si vede , ma c’è!. Una volta riconosciuta, tuttavia, ci si può convivere, conducendo una vita soddisfacente e non priva di successi professionali e personali, a patto che si intervenga con tempestività.

Questo è quanto è emerso all’esito dell’incontro, le cui riflessioni conclusive nonché i ringraziamenti rivolti, non solo alla platea di cittadini intervenuta bensì anche ai rappresentanti delle istituzioni presenti, sono state affidate a Gigi Antonucci, già consigliere provinciale con delega al genio civile nonchè Presidente della III^ Commissione Assetto Territoriale e Lavori Pubblici, attualmente  vicepresidente della Provincia Barletta-Andria-Trani  << Sono qui in una triplice veste – dichiara Gigi Antonucci- dislessico, genitore di figli dislessici, vicepresidente della provincia Barletta-Andria-Trani. Dalla mia esperienza personale ne ho dedotto che un dislessico ha sicuramente un quoziente intellettivo superiore alla media. Il ruolo istituzionale mi ha visto promotore, già in qualità di consigliere provinciale,dell’apertura di uno sportello per dislessici, presso la sede della provincia stessa. L’iniziativa è stata accolta con favore dall’ ex Presidente della stessa, Francesco Ventola, che, questa sera, ci onora della sua presenza. Ritengo che anche per il prossimo anno si possa garantire continuità a questo importantissimo servizio, salvo imprevisti che occorre sempre mettere in conto. Colgo l’occasione per ringraziare e salutare non solo i cittadini intervenuti, i tecnici che con dedizione e professionalità di supportano, i rappresentanti delle istituzioni locali qui presenti, in particolare il consigliere regionale e comunale, Filippo Caracciolo, la consigliera Giuliana Damato, l’assessore alle politiche dell’identità culturale Giuseppina Caroppo, il vicesegretario del Partito Democratico, Assuntela Messina, il consigliere comunale di Andria, Paola Albo.

L’auspicio – conclude- Antonucci- è quello di poter creare delle sinergie tra istituzioni, famiglia e scuola affinchè, possa innanzitutto essere garantito un principio sul quale la scuola è fondata, il diritto di apprendere nonchè garantito un adeguato supporto a chi ogni giorno convive con i Disturbi Specifici dell’Apprendimento >>

 

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