Convegno internazionale di studi su Disfida, Magos: ‘Non facile ricostruire la storia della città’

L’11 e il 12 febbraio 2017 saranno due giorni da ricordare. È infatti in corso il  Convegno internazionale di studi dal titolo “La Disfida di Barletta. Storia, Fortuna, Rappresentazione”.

Ad ospitare l’evento -organizzato in collaborazione con il Comune di Barletta e con il Centro di Studi Normanno-Svevi- sono la Sala Rossa del Castello  e Palazzo della Marra che, in occasione dell’oramai prossimo anniversario della Disfida, che ricorre il 13 febbraio, sono in queste ore sede di un susseguirsi di relazioni aventi tutte un’unica finalità ovvero quella di offrire un’attenta riflessione piuttosto che una mera rievocazione.

Tra i relatori figura Victor Rivera Magos -Università degli Studi della Basilicata- autore della  relazione intitolata “Barletta 1503: fonti e problemi per lo studio della città della Disfida”.

Avviando il proprio intervento dalla parola “Decadimento” che come lui stesso ha ricordato è la parola che da il titolo al terzo e ultimo libro della Storia della città di Barletta di Sabino Loffredo, si è soffermato sui cosiddetti Statuti della città, trasmessi da alcuni testimoni, conservati nella biblioteca di Barletta e nell’occasione oggi esposti in sala.

Limitandosi a considerare – volutamente, come da lui stesso affermato- le fonti conservate nella biblioteca comunale e nell’archivio diocesano di Barletta, ha evidenziato che il patrimonio ivi conservato presenta carattere di evidente interesse in particolare per quanto concerne la sezione denominata”Manoscritti del fondo Apulia” che per i sec. XV e XVI conserva sei testimoni datati tra il 1476 e il 1603.

Il più antico è l’Apulia 78 il quale reca la scritta “Liber quartus capitolationum” datato 1476. Questo accoglie le trascrizioni ripartite in capitoli dei cosiddetti statuti concessi all’Universitas di Barletta, da Ferrante d’Aragona nel 1466, nonché la loro successiva modifica. Trattasi di corpus normativo di certa rilevanza che, unitamente agli altri -attualmente posseduti dalla biblioteca- furono depositati nel 1909 dal sindaco Cafiero. Il relatore ha evidenziato come tale testimone non assolse ad una funzione pubblica ma piuttosto venne utilizzato come strumento di supporto dell’amministrazione locale. È assente, infatti, qualsiasi riconoscimento di autenticazione formale; non un segno notarile, non una registrazione della cancelleria aragonese, presente invece in altri testimoni, anch’essi conservati a Barletta.

Rivera ha sottolineato che negli Statuti del 1466 è previsto che il sigillo dell’Universitas dovesse  essere conservato in una cassa chiusa la cui serratura sarebbe stata gestita esclusivamente dai priori in carica ai quali era assegnata una chiave ciascuno.

Quanto al numero dei consiglieri dell’Universitas (attuale consiglio comunale) nel 1466 erano settanta (ventisei nobili e 44 mercatores e populares).

Nella revisione del 1473 il numero degli eletti passa a settantadue per poi salire ancora fino a centotto.

Sono stati  dunque analizzati anche i trent’anni che hanno visto succedersi le tre riforme fino a quella del 1491, il tutto a testimonianza dei rapporti tesi tra i due ceti che animavano la lotta politica cittadina e che si contendevano l’amministrazione della cosa pubblica.

Passando ai  Sedili dei nobili e del popolo si è detto che questi sorsero forse contemporaneamente ma furono diversamente collocati.

Il primo fu posto tra gli attuali Corso Cavour e Corso Garibaldi, immediatamente a ridosso -e quasi a farne porta- della via che conduce alla chiesa madre cittadina; il Sedile del popolo fu addossato invece al lato nord della chiesa del Santo Sepolcro.

All’uopo è stata considerata accessibile la tesi per la quale si ritiene che il Sedile e il colosso bronzeo fossero già li nel 1441.

Alla metà del XV secolo la diocesi di Canne e il suo patrimonio e quella nazarena furono riunite in un unico titolare.

Da quel momento nella composizione del potere politico e religioso territoriale sarebbe entrato un nuovo ingombrante attore con un nuovo Capitolo cattedrale il quale iniziò anch’esso ad operare recuperando i privilegi e i benefici dell’antica cattedrale cannese.

Solo la riapertura e la consultazione  di quest’archivio consentirebbe di fare un passo corposo in avanti per conoscere la storia della città.

Attualmente, inoltre, ha chiarito Rivera Magos, è chiusa alla consultazione il Fondo Chicago,   un patrimonio di centosette pergamene trafugate dall’archivio capitolare cittadino nel 1960 e recentemente recuperate.

Se dunque è vero che la situazione documentale della città è “fortunatissima” rispetto ad altre realtà meridionali è altrettanto vero che necessita di essere riconsiderata alla luce dei ritrovamenti effettuati.

Avviandosi alle conclusioni il relatore ha dichiarato “Mi piace concludere pensando che Barletta e i suoi gruppi dirigenti si siano presentati, all’esercito di Consalvo nel 1503, all’apice della consapevolezza di se stessi quale centro riconosciuto dalla Corona anche per la capacità di elaborazione e ordinamento del potere territoriale, nel pieno riconoscimento dell’autorità regia”.

Vittoria, dunque, e non decadimento scolpiscono la memoria locale in una vicenda ancora da scrivere complessivamente ma che, liberata dalla retorica tardo risorgimentale che ne ha imbrigliato ogni possibile lettura, può essere oggi valutata di grande interesse.

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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