La Cantina Sperimentale e il primo D.O.C. – Parte I

La storia del nostro vino e delle vigne locali  si perde nella notte dei tempi se, già nel Cinquecento, come scrive lo stesso D’Azeglio nel suo “Ettore Fieramosca”,  il famoso banchetto che dette poi vita alla celeberrima offesa francese e conseguente Disfida, vedeva presentissimo il vino locale e sempre in quegli anni, le galere ( tipo di navi n.d.r.) imperiali si fornivano di vino da noi e, così pure, i navigli maltesi e mercantili in genere.

Vino 4Ma la storia ha riservato a Barletta da sempre delle sorprese brutte, come, per esempio, durante l’assedio francese-spagnolo, quando le truppe, per il continuo passaggio di munizioni e soldatesca, devastano la ubertosa Piana, che produceva allora 10.000 botti di vino all’anno, cioè 48.000 elettroliti, anche se all’epoca non esistevano le tecnologie agricole attuali e si lavorava la terra con le braccia e si arava col bue; né più né meno come adesso, quando si assiste al desolante disfacimento e smembramento delle campagne ad opera dell’assalto del cemento e della stupidità collettiva locale che pensa sempre al posto fisso nelle industrie ed alla miope e sterile speculazione.

Poi, alla fine dell’ottocento, venne il flagello della fillossera, di questo afide che colpiva le radici delle vigne e da qui l’indispensabile opera della Regia Cantina Sperimentale. E, quando durante la crisi del primo dopoguerra, crollò il prezzo del vino che non fu più esportato all’estero, i barlettani seppero ancora una volta risorgere, puntando sulla qualità più che sulla quantità.

Il vino di Barletta continuò lo stesso ad essere un prodotto ricercatissimo. Infatti il vitigno forniva un nettare robusto, a schiuma rossa, come ”il sangue di bue”, un rosso nero carico, come l’inchiostro, utilizzato nel mondo per il “taglio” dei vini deboli.

Il processo di vinificazione veniva curato dagli stessi viticoltori che si trasferivano nei casini di campagna e controllavano di persona i lavori. In questa situazione non certo facile si inserisce l’opera delle Cantine sperimentali.

Nella nostra Città si incominciò a parlare di Cantina sperimentale nella seconda metà dell’800 allorquando gli amministratori locali ebbero chiaro il fatto che poche istituzioni, sorte in un ambiente così storicamente fondamentale per l’economia cittadina, potevano essere decisive come le Cantine sperimentali e questo perché ( altri tempi …altri amministratori !), in un momento così difficile, lasciare i viticoltori senza nessun aiuto voleva dire decretare la fine della coltivazione della vite.

Il 15 agosto 1877 il presidente del Comizio Agrario del Circondario di Barletta ( l’attuale Confagricoltura) Pietro Cettura scriveva al Sindaco di Barletta e spiegava che “… fu sempre scopo del Sottoscritto studiare i mezzi per preparare un avvenire alla industria Enologica, uno dei principali cespiti di ricchezza agricola di questa contrada. Se da una parte il sistema di coltura delle viti è lodevole, è quasi trascurato lo studio pratico di una migliore utilizzazione delle nostre uve e così rendere costante il coefficiente di utilità di questa industria capitale. Questo Comitato già da tempo riconobbe la necessità di istituire cantine sperimentali, una delle quali deve avere sede nelle Puglie (chiaro ? Nella Regione non erano presenti), per così ottenere delle prove per la preparazione e conservazione dei vini. Perché però questa proposta si possa attuare occorre che, agli sforzi generosi di Governo, Provincia e del Comizio, questa Città aggiunga i propri. Il sottoscritto si augura che Barletta vorrà fare buon viso ed accogliere favorevolmente una istituzione che, in compenso di lievi sacrifici, riuscirà a procurarle un vantaggio sicuro e perenne”.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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