La Cantina della Sfida: La culla dell’amor patrio trasformato in squallido book shop ? – Parte II

La corrispondenza tra la proprietaria della Cantina e il Commissario Prefettizio, che pressava sempre di più, divenne molto fitta fino a quando la Panunzio con lettera datata 12 febbraio 1929 comunicava che “ … la rendita lorda annua del quartiere complessivamente ascende a £.12.000 circa”. A fronte di tale richiesta il Commissario Lattanzio dietro sollecitazioni che giungevano dal signor Michele Viterbo Commissario della Provincia di Bari, relazionava sull’iter della contrattazione spiegando che “ … per venire incontro al riscatto ed all’acquisto della casa della signora Giuseppina Massari Panunzio, dove esiste la celebre cantina nella quale venne fissata la “Disfida di Barletta”, per ridonarla alla Storia ed istituirvi nella stessa il Museo correlativo già formato da questo Comune, mi pregio comunicare che le trattative iniziate con la proprietaria non hanno condotto ad esito fortunato in quanto la signora ha presentato una rendita di £.12.000 circa, un prezzo questo eccessivo e maggiormente inaccettabile sol che si pensi che il fabbricato trovasi in condizioni abbastanza trasandate sia in rapporto alle condizioni statiche che a quelle igieniche”.

La contrattazione si protrasse ancora per diversi anni. Tutto fu interrotto dall’irruzione tragica del secondo conflitto mondiale e riprese soltanto  quando l’avvocato Fabrizio Rossi di Canosa, rappresentante della signora Antonietta Massari divenuta nel frattempo proprietaria della Cantina in quanto erede, con lettera del 9 dicembre 1948, comunicò al Sindaco del Comune di Barletta Isidoro Alvisi che la vendita dell’intero immobile sito in via Cialdini era possibile e che “ …il prezzo da pagarsi, non passibile di alcuna transazione, è di lire tre milioni. Qualora il Comune non intendesse acquisire il detto comprensorio ma unicamente, invece,la Cantina della Disfida il prezzo da pagarsi è di lire cinquecentomila ”.

743700-rameLe spinte esterne che propugnavano l’acquisto dello stabile furono tante e qualificate come quella di Oronzo Pedico che sulle pagine del Giornale d’Italia in un articolo intitolato “Il riscatto del palazzo della “Disfida” dovere civico del Comune di Barletta” ribadiva    “ …è un dovere civico sottrarre il palazzo della Disfida ad ogni ulteriore abbandono tanto più che gli organi della provincia, una volta la stessa Deputazione, ed oggi anche la E.P.T., sono disposti al miglior aiuto e comprensione per la tutela e la miglior conservazione del nostro patrimonio storico”. Dello stesso tono la lettera inviata dal dott. Vito Lattanzio, Ispettore onorario ai monumenti, al Presidente della Provincia con la quale comunicava che “ … il Palazzo della Disfida è in condizioni di umiliante e vergognosa indecenza. Fin quando ci sarà un filo di amor patrio e di dignità di sentirsi italiani, non potrà spegnersi questo sacro attaccamento alla conservazione di quanto costituisce il prezioso ricordo dei nostri grandi avvenimenti storici”.

Tanto tuonò che piovve ! Infatti il 5 agosto 1949 con una raccomandata inviata dal Sindaco Alvisi al Ministero della Pubblica Istruzione – Amministrazione dei Monumenti, Musei, Gallerie e Scavi di Antichità. Comunicava che “ …ai sensi e per gli effetti della legge 20.6.1909 n.364, denunzio a codesta Superiore Autorità che con contratto n°41 di Repertorio del 15 luglio 1949, registrato a Barletta il giorno 26 successivo al n°157 Mod.1° Vol.5° Serie 2^, è stato acquistato da questo Comune per la somma di £.400.000 il seminterrato facente parte dello stabile del Secolo XIV sito in Barletta, denominato “Cantina della Sfida”, di proprietà della sig/ra Giuseppina Panunzio vedova Massari e per essa alla legittima erede sig/ra Massari Antonietta fu Raffaele vedova Fiani. Il predetto stabile è stato dichiarato di importante interesse storico fin da marzo 1937 e pertanto sottoposto alle disposizioni contenute nella citata Legge”.     

La considerazione finale non può essere che un adattamento del detto popolare “non ci sono più le mezze stagioni” in “non ci sono più gli amministratori di una volta”.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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