La Buona Scuola: le proteste e le contestazioni contro una nuova “vecchia” riforma

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Non è la prima volta che la scuola e le riforme legata ad essa salgono agli onori della cronaca e diventino argomento di accesi dibattiti nell’opinione pubblica, ma non accade spesso che la discussione attorno alle riforme del sistema scolastico creino la mobilitazione a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni.

L’ultima volta che il dissenso verso i provvedimenti del governo di studenti E insegnanti (la congiunzione maiuscola non è un refuso, sia ben chiaro) probabilmente risale ai tempi della riforma Gelmini. E ora come allora studenti e docenti hanno manifestato con forza la loro opinione con mezzi diversi: i primi hanno boicottato, con successo, i test INVALSI, con il 90% di alunni assenti nel giorno stabilito; i secondi si avviano a mettere i bastoni tra le ruote al sistema scolastico e al Governo minacciando un temutissimo blocco degli scrutini.

Per cercare di ovviare a questa situazione spinosa, il nostro premier, nello stile giovanile e fresco che lo contraddistingue, ha girato un video in cui, usando una lavagna quale simbolo ancestrale della scuola, e in cui ha illustrato i punti cardine della sua riforma, termine che al premier Renzi non piace e non vuole usare, perché fin troppo abusato, ma parafrasando il bardo immortale, una riforma senza il suo nome conserva sempre il suo profumo (e sicuramente non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello della rosa).

In questo video “uppato” su Youtube il Presidente del Consiglio ha snocciolato i cinque punti cardine del suo programma mostrando comprensione verso le preoccupazioni di studenti e insegnanti, illustrando le novità, elargendo nuove promesse nel tentativo di neutralizzare i disordini sul nascere, eppure chiunque gestisca il canale Youtube di Palazzo Chigi ha avuto l’accortezza di disattivare la possibilità di commentare il video in questione, una scelta che, per buone ragioni, era l’unica possibile.

Unica scelta possibile perché, tra gli ovvi e sterili commenti di puro e incondizionato odio sarebbero emersi i commenti intelligenti, commenti di chi ha visto il video con attenzione, analizzandolo secondo per secondo e di conseguenza individuandone tutte le innumerevoli falle. E non stiamo parlando del banale, e tuttavia gravissimo, errore di Renzi che nel declamare l’importanza delle scienze umanistiche, le ha definite “umaniste”, dimenticando una branca delle stesse, ovvero la grammatica, e scambiando sostantivo con aggettivo.

La grande falla, quella che le racchiude tutte, è però che quanto dice il premier non è assolutamente nuovo: si promettono maggiori collegamenti col mondo lavoro, maggiore informatizzazione e una ripresa del sistema scolastico partendo dalle eccellenze; queste sono tutte promesse già fatte agli italiani, oltre venticinque anni fa, da parte di un altro uomo politico poi divenuto Presidente del Consiglio, di parte politica opposta a quella di Renzi ma è evidente che il premier fiorentino ha da lui preso moltissimi appunti sulla comunicazione.

Ma, di nuovo, sono passati oltre venticinque anni, e la gente è ormai bene a conoscenza che certi mezzi servono solo come specchietti per le allodole. Non basta dire che verranno assunti nuovi docenti a tempo pieno (che, tra l’altro, avevano già maturato da anni il diritto ad essere assunti, come ammette lo stesso Renzi dando la colpa alle “precedenti amministrazioni”, sempre rimanendo in tema di cose già viste e sentite), non basta promettere 100 euro annui in più sulla busta paga (come se la storia degli 80 euro non abbia insegnato alla gente quanto poco si possa fare con questo genere di “regali”), e non basta ammettere che l’eccellenza italiana nella scuola già esiste ed è rappresentata da quei professori e da quegli alunni che nonostante tutte le avversità e infrastrutture a dir poco inadeguate riescono a raggiungere grandi risultati.

L’attuale riforma promette un sistema di controllo del merito molto stringente, con test di valutazione degli alunni su base nazionale e concedendo poteri in più ai presidi per quanto riguarda il merito dei docenti. Certo, nessuno diventerà uno “sceriffo”, come dice il premier Renzi, ma di certo tutto questo avvicina il nostro sistema scolastico a quello della scuola pubblica americana, che di certo non è il migliore del mondo, tutt’altro!

Si promette ancora l’informatizzazione per le scuole, un po’ come lo si è promesso per la Pubblica Amministrazione, ma sappiamo tutti che negli uffici pubblici è già tanto trovare computer che non superino i dieci anni di vita, per non parlare del personale competente ad utilizzare determinate tecnologie; si promette infine maggiore autonomia perché, come il Presidente ricorda, “la scuola di Scampia ha bisogni diversi di quella di Trento”, e questo è sacrosanto, ma sappiamo anche che lo Stato ha poco a che vedere con i bisogni delle scuole: le scuole superiori, per esempio, dipendono dai fondi che vengono stanziati dalla province, un organo attualmente in via di smantellamento e che a breve perderà qualsivoglia aiuto economico da parte del governo centrale, in modo che gli edifici scolastici bisognosi di lavori rimarranno tali e l’eccellenza di professori e studenti decideranno di migrare verso nuovi lidi, magari lidi “privati” che, si sa, sono meglio amministrati con tanto di occhiolino molto poco discreto da parte della Pubblica Amministrazione.

Se veramente l’obiettivo è quello di un cambio radicale del sistema scolastico italiano, probabilmente chi ha illustrato il programma, utilizzando termini trendy e giovani, non ha voluto precisare che tale cambio mira ad un peggioramento, ed a questo punto è più che ragionevole che studenti e insegnanti protestino contro l’ennesima riforma lesiva del loro luogo del lavoro. Perché la scuola rappresenta il futuro di ogni nazione, e se il governo lo ha dimenticato, di certo i diretti interessati non lo hanno fatto.

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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