La BAT e la Puglia continuano a perdere competitività nel contesto europeo

Svegliarsi e organizzarsi, prima che sia troppo tardi

A cura di Emanuele Daluiso Vice Presidente Euro*Idees- Bruxelles

daloisoIl Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale adottato a febbraio scorso dal Consiglio Provinciale rappresenta la nuova sfida per rilanciare un territorio in fase depressiva da oltre un decennio, che dallo scoppio della grande crisi mondiale del 2008 ad oggi ha perso 25 mila posti di lavoro, raggiungendo nel 2013 un tasso di disoccupazione del 22%.
Una nuova sfida viene anche dalla programmazione 2014-2020 dei fondi europei e nazionali che potrebbe destinare alla Puglia circa 15 miliardi di euro per azioni per la crescita e lo sviluppo.
Il territorio saprà affrontare e vincere le nuove sfide, dopo le grandi speranze in gran parte andate deluse del Patto Territoriale e i mancati risultati di altre iniziative di sviluppo messe in campo nell’ultimo ventennio?

La nuova sfida del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale

A febbraio scorso il Consiglio Provinciale ha adottato lo Schema di Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), uno strumento di governo del territorio -previsto dalla normativa nazionale sugli enti locali (decreto legislativo 267/2000) e disciplinato dalla Legge Regionale 20/2001- finalizzato a determinare gli indirizzi generali di assetto del territorio e, in particolare:
a) le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti;
b) la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione;
c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;
d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali.
Si capisce bene che non si tratta di un piano di sviluppo territoriale in senso stretto, ma nella logica moderna dello sviluppo sostenibile esso rappresenta un punto fondamentale per costruire una visione e una strategia di sviluppo complessivo del territorio della BAT, a prescindere dalla prevista abolizione delle Province, che l’attuale Governo dovrebbe portare a compimento.
L’impostazione metodologica del PTCP della BAT ha per altro dato rilievo alla storia della programmazione che ha interessato la BAT nell’ultimo ventennio, promuovendo persino una valutazione dei risultati d’impatto dei vari programmi realizzati sullo sviluppo del territorio.
Ne è venuto fuori un quadro di conoscenze (ambientali, sociali, economiche, ecc…) senza precedenti e la indicazione di alcuni progetti strategici per lo sviluppo del territorio, finalizzati anche ad agganciare le opportunità finanziarie della nuova programmazione europea 2014-2020.
Si tratta di uno strumento sfidante, che pone attori pubblici e privati del territorio di fronte alle loro responsabilità, soprattutto nel creare una governance del territorio di qualità, fattore sempre più strategico nelle possibilità di successo dello sviluppo territoriale, come dimostrato da varie analisi empiriche a livello internazionale.
Dal PTCP, insomma, potrebbe nascere un più ampio piano di sviluppo del territorio della BAT.

La BAT e la Puglia continuano a perdere competitività nel contesto europeo
E’ una sfida che non può essere persa, perché anche i più recenti indicatori mostrano le difficoltà in cui si sta dimenando la BAT da oltre un decennio.
I dati di EUROSTAT, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, mostrano che la BAT ha perso molta della sua competitività: tra il 2000 e il 2011 il prodotto interno lordo, a parità di potere d’acquisto, della BAT è sceso dal 71% al 57% della media dell’Unione Europea.
Certamente non è una tendenza negativa esclusiva della sola BAT, considerato che nello stesso periodo è stata l’intera Italia a perdere competitività nel contesto europeo, un fenomeno che ha interessato tutte le regioni italiane, anche quelle del Nord. Ma la BAT è sicuramente fra i territori italiani che hanno maggiormente sofferto di questa tendenza di lungo periodo di declino competitivo e questo evidenzia come ci sia una parte di responsabilità addebitabile a fattori negativi locali che hanno aggravato quelli nazionali e quelli regionali.
Nel 2013 il tasso di disoccupazione della BAT, ci dicono i dati ISTAT di fine febbraio scorso, è salita al 22% contro il 12,2% della media nazionale e il 19,8% della media regionale. A partire dal 2008, l’anno in cui è scoppiata la grande crisi mondiale, finanziaria prima ed economica poi, i posti di lavoro persi nella BAT ammontano a fine 2013 a 25 mila, il dato più rilevante fra tutte le province pugliesi.
La stessa EUROSTAT, in una sua nota dello scorso anno, ha sottolineato che la perdita di competitività, come quella della Puglia e dei suoi territori, è ancora più grave, in un contesto europeo caratterizzato nel corso dello scorso decennio da un processo di convergenza fra regioni ricche e povere, un periodo che ha visto diverse regioni europee più povere della Puglia nel 2000 diventare più prospere della Puglia nel 2010. Una constatazione che evidenziava l’importanza di politiche di sviluppo territoriale maturate localmente.

E’ necessario rilanciare una forte collaborazione istituzionale e pubblico-privata, riprendere lo spirito del Patto Territoriale della fine degli anni ‘90
I dati su richiamati ci dicono che sicuramente c’è bisogno di una strategia nazionale per la crescita e lo sviluppo, ancora tutta da costruire, e speriamo che l’attuale Governo riesca a pensare ad essa e non solo a proseguire le politiche di austerity. Ma ci dicono anche che è necessario che la Puglia metta in campo una sua specifica strategia e che il territorio della BAT, con la Provincia o senza Provincia, faccia altrettanto.
Certo, lo Stato non può sostituirsi all’Unione Europea, nelle cui mani oggi è depositata molta responsabilità nel favorire la crescita e lo sviluppo nei Paesi più in difficoltà, fra cui l’Italia, così come la Regione non può sostituirsi allo Stato e la Provincia non può sostituirsi alla Regione. C’è evidentemente bisogno di strategie coordinate, ma ciascun soggetto non può nascondersi dietro le responsabilità degli altri. Ognuno deve fare la sua parte, ora e non domani.
Il territorio della BAT, in particolare, deve ritrovare la forza di orgoglio della fine degli anni ’90 del secolo scorso, quando iniziò a riflettere sul suo futuro, a capire che la crescente globalizzazione dell’economia avrebbe messo a dura prova la sua economia e la sua società ed era necessario attivarsi per iniziare a seminare politiche competitive legate alla valorizzazione delle proprie risorse, rispetto al mondo globale.
Nacque così tra il 1996 e il 1997 il Patto Territoriale per l’Occupazione Nord Barese Ofantino, che riuscì a far inserire il territorio nell’ azione pilota “Patti Territoriali per l’Occupazione, lanciata nel 1997 dall’Unione Europea, proprio per sperimentare il ruolo attivo dei territori europei nel promuovere crescita, sviluppo e occupazione. Il territorio Nord Barese Ofantino fu selezionato per tale sperimentazione, in un gruppo di 89 territori in tutta l’Unione Europea, per la quale ebbe la possibilità di accedere ai fondi strutturali europei della programmazione 1994-1999, oltre che a fondi aggiuntivi nazionali: oltre 50 milioni di euro, poi integrati con ulteriori fondi che il Patto riuscì ad attivare tra il 2000 e il 2001.
Si è trattata di una esperienza valutata positivamente, tanto a livello europeo, quanto a livello nazionale, oltreché, più recentemente, a livello locale proprio nell’ambito dei lavori del PTCP, una esperienza che per andare avanti e raggiungere ulteriori risultati avrebbe dovuto superare alcune criticità emerse nella fase sperimentale, in particolare il ruolo invadente della politica e l’insufficienza di progetti di rete, di cooperazione, tanto pubblici quanto privati.
Ma tali spunti di riflessione non sembra che abbiano interessato la politica e le classi dirigenti del territorio: la gestione del Patto a partire dal 2003-2004, secondo giudizi sempre più ricorrenti, è passata da una fase di alta professionalità ad una fase sempre più clientelare (si continua a parlare a tutt’oggi da parte di politici e non politici del Patto come di un “poltronificio”, di un “impiegatificio”) ed oggi i suoi soci, cioè i Comuni, stanno decidendo se chiuderlo o mantenerlo.
Per mantenerlo, ovviamente, bisogna avere una visione dello sviluppo del territorio per il prossimo futuro e una strategia per perseguirla, che assegni al Patto un suo specifico ruolo, che non può che essere che quello di soggetto promotore di innovazione e di cambiamento del contesto economico, sociale e istituzionale, ma anche qui le decisioni dei Comuni sembrano piuttosto legate all’austerity, alla spending review. Non vi sono strategie all’orizzonte -e se ci sono non sono note- e un conseguente piano di riorganizzazione della struttura operativa.
Non parliamo del Piano strategico territoriale Vision 2020, che avrebbe dovuto rappresentare l’evoluzione del Patto Territoriale, un piano da tutti considerato un completo fallimento, dopo aver speso oltre 1,3 milioni di euro in consulenze, che avrebbero dovuto partorire una strategia e progetti di sviluppo realmente realizzabili.
Non parliamo di altre iniziative che non hanno lasciato grande traccia sul territorio.
La scienza economica ha messo in evidenza, nell’ultimo ventennio, che la capacità di apprendimento collettivo dei territori è un fattore rilevante per la sua competitività, un fattore su cui, evidentemente, il territorio non sta investendo a sufficienza.

Le opportunità della programmazione europea 2014-2020: circa 15 miliardi di euro per la Puglia
L’ultimo decennio, insomma, dopo il sussulto della fine degli anni ’90, è stato un decennio di storia di declino del territorio della BAT, un declino che oggi appare tragicamente anche nelle statistiche, soprattutto quelle della crescita e dell’occupazione, come abbiamo suddetto.
Non è che non vi siano iniziative, soprattutto nel campo della imprenditoria privata, degni di nota, nel settore manifatturiero, come in quello agricolo o in quello turistico, iniziative in grado di affermarsi anche a livello internazionale, ma si tratta di iniziative isolate, che non fanno sistema sul territorio, che non hanno la forza di cambiare le statistiche fondamentali del territorio, di invertire la tendenza in atto del declino.
Il Piano Territoriale Provinciale fa nascere nuove speranze, rispetto alle quali la classe politica in generale, i Sindaci in particolare, e più ampiamente le classi dirigenti del territorio hanno una grande responsabilità.
Sta per partire la nuova programmazione europea 2014-2020 che ha già assegnato alla Puglia oltre 5 miliardi di euro, a cui andranno aggiunti ulteriori fondi nazionali, quelli del cofinanziamento nazionale dei fondi europei e quelli del Fondo di Coesione e Sviluppo. Alla fine dei negoziati in corso, fra qualche mese, la cifra potrebbe lievitare sino a 15 miliardi di euro per tutto il periodo dal 2014 al 2020.
Come si sta preparando il territorio della BAT per questo appuntamento, per utilizzare una parte cospicua di tali risorse finanziarie?
Le regole per l’utilizzo di questi nuovi fondi sono molto selettive, più che in passato, e premieranno quei territori che sapranno dotarsi di una strategia di sviluppo ben precisa, costruita sulla collaborazione pubblico-privato, e mettere in campo progetti pubblici e privati coerenti con la strategia assunta e di cui siano valutabili ex ante obiettivi e risultati attesi. Regole, insomma, che non lasciano spazio alla improvvisazione, che hanno bisogno di una elevata capacità di apprendimento collettivo e di organizzazione.
Non sarà il caso si svegliarsi e organizzarsi adeguatamente per evitare che le future statistiche registrino un ulteriore peggioramento della situazione, che si perpetuino gli errori delle passate programmazioni 2000-2006 e 2007-2013, che hanno portato sul territorio scarsi fondi?

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