Sono stati diffusi martedì dall’ ISTAT i dati relativi all’ export delle regioni e province italiane nel primo trimestre 2018, che evidenziano, in un un contesto di consolidamento della crescita economica e del commercio mondiali, l’incremento delle esportazioni della BAT su base annua pari al +9,6%, più alto dell’incremento medio nazionale (+3,3%).

La BAT va meglio della Puglia che ha registrato una singnificativa perdita dell’export (-7,3%), a causa delle dinamiche gative registrate dalla province di Bari, Taranto e Brindisi.

Vediamo nel dettaglio i trend dell’economia internazionale e i trend delle esportazioni italiane e della BAT.

Lo scenario di evoluzione dell’economia internazionale.

Secondo le previsioni di aprile scorso del Fondo Monetario Internazionale il 2018 ovrebbe essere caratterizzato da una crescita del Prodotto Interno Lordo mondiale nella misura del +3,94%, in lieve aumento rispetto al dato registrato nel 2016 (+3,23%). Questo dato è la sintesi di una prevision di crescita del +248% nelle economie avanzate e del +4,94 nelle economie emergenti.

Con il PIL dovrebbe crescere nel 2018 anche il commercio internazionale per il quale il Fondo Monetario Internazionale prevede un +5,1%, in aumento rispetto al +4,9% del 2017.

Per il secondo anno consecutivo il commercio internazionale dovrebbe perciò tornare a dare un contribuo positivo alla crescita economica mondiale.

Il primo trimestre 2018 è però stato caratterizzato da una stasi del commercio internazionale, per cui c’è da aspettarsi una netta ripresa nei mesi successivi a marzo e per tutto l’anno in corso.

Nuove nubi sul processo di globalizzazione?

Il processo di globalizzazione dell’economia mondiale, dopo la crisi del 2008-2009, si va evolvendo in misura meno intensa rispetto al periodo pre-crisi. Il commercio internazionale, che a partire dalla costituzione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, negli anni ’90 del secolo scorso, aveva rappresentato il principale motore della crescita economica mondiale, ha smesso questo ruolo negli anni più recenti.

Dal 2009 al 2017 il commercio mondiale, in media annua, è infatti cresciuto di appena il 3,3% rispetto al 6,9% registrato fra il 2000 e il 2008. La crescita del commercio mondiale fra il 2009 e il 2017 è stato lievemente più basso rispetto alla crescita del PIL pari a +3,4%.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale il commercio mondiale dovrebbe tornare a crescere nel prossimo futuro in maniera più intensa rispetto al PIL e quindi dovrebbe tornare a dare un contributo positivo alla crescita economica mondiale. Tra il 2018 e il 2023 la crescita del commercio mondiale dovrebbe risultare mediamente pari al +4,2% rispetto al +3,8% del PIL mondiale.

Tali previsioni non sappiamo quanto possano reggere all’incertezza derivante dalla nuova politica protezionistica degli Stati Uniti e dagli scarsi risultati aggiunti sul tema nel recentissimo vertice del G7 tenutosi in Canada.

Rallenta anche la crescita delle economie emergenti

Anche i paesi emergenti e in via di sviluppo, in primis la Cina, che con l’Organizzazione Mondiale del Commercio hanno visto crescere il loro peso economico proprio grazie al commercio internazionale, ora stanno marciando a un ritmo più blando rispetto al passato. Questi paesi per gli accordi raggiunti tra i paesi del G20 ora stanno puntando maggiormente sulla crescita dei propri mercati interni piuttosto che sull’export.

Per i prossimi anni le economie emergenti e in via di sviluppo dovrebbero crescere mediamente intorno al 5% annuo, contro una media di circa il 2% delle economie avanzate. Questo divario dovrebbe in qualche modo favorire maggiori importazioni dei primi dai secondi.

La crescita dell’export della BAT.

In questo scenario mondiale di consolidamento della crescita economica su ritmi più blandi del passato, che quindi crea un contesto meno favorevole alla crescita del commercio internazionale e, dunque, un contesto internazionale più competitivo, la BAT anche nel primo trimestre del 2018 mostra segnali positivi di presenza sui mercati esteri.

In questa prima parte de 2018 la crescita dell’export è stato pari al +9,6% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso, un valore triplo rispetto al corrispondente valore nazionale.

Occorre considerare che nel primo trimestre 2018 la Puglia ha registrato una perdita di export (-7,3% rispetto al corrispondente periodo del 2017), un risultato dovuto ai risultati negativi delle province di Taranto (-27%), Bari (-9,5%), Brindisi (-8,4%), solo parzialmente contenuti dalla crescita registrata oltre che dalla BAT, anche dalle province di Lecce (+35%) e di Foggia (+6,5%).

In termini assoluti il valor dell’export della BAT nel primo trimestre 2018 è stato pari a 148 milioni di euro. In proiezione per l’intero 2018 potrebbe superare i 600 milioni di euro, che sarebbe un nuovo record per l’export provinciale.

La composizione dell’export della BAT.

E’ l’industria manifatturiera a contribuire fondamentalmente all’export provinciale, nella misura di oltre il 90%.

Oltre il 38% dell’export provinciale proviene dal comparto calzaturiero, seguito dai comparti dell’abbigliamento e del tessile che pesano per oltre il 21%. Oltre il 63% dell’export provinciale proviene dunque dal sistema moda e la BAT rappresenta uno dei principali distretti calzaturieri italiani, collocandosi al 13° posto delle province italiane.

L’export del comparto agroalimentare, invece, in questo primo trimestre si è fermato solo a una quota del 15% circa, in calo rispetto al 20% del 2017.

Altri comparti sono quelli dei prodotti in metallo (4,2%), della gomma e materie plastiche (3,5%), dei macchinari non altrimenti classificati (3,1%), della chimica (2,7%), dell’estrattivo (1,4%).

Occorre sottolineare che nel primo trimestre 2018 i comparti che hanno registrato la maggiore crescita relativa sono stati quello dei prodotti in metallo (+112%) e della chimica (+66,8%).

Le aree geografiche di destinazione dell’export della BAT.

La crescita meno intensa delle economie avanzate e della zona euro, come dicevo in precedenza, ha spinto anche la BAT a guardare in termini sempre più consistenti ai mercati in via di sviluppo.

Il primo mercato di riferimento per l’export della BAT è l’Albania (23%), dove sono delocalizzate imprese locali del settore moda.

L’export verso l’UE continua, comunque, a rappresentare oltre la metà dell’export provinciale, e riguarda soprattutto Francia (16,5%), Germania (11,2%), Spagna (5,1%) e Regno Unito (4,1%).

Tra i mercati extra-Ue emergono quelli del Medio Oriente (3,7%), Stati Uniti (2%), Algeria (1,7%).

Le principali criticità dell’export della BAT e gli obiettivi futuri.

Pur a fronte dei positivi risultati qui esposti, l’export della BAT presenta dei punti di criticità che in una prospettiva futura di medio-lungo periodo, non possono essere sottovalutati.

In promo luogo, va sottolineato che a livello mondiale diventa sempre più importante la capacità di crescita dei settori a maggiore contenuto tecnologico, gran parte della sfida innovativa è proprio sulle nuove tecnologie. Non a caso una delle politiche europee più rilevanti è proprio quella del sostegno alle attività di Ricerca e Sviluppo.

La BAT a questo riguardo mostra tutta la sua debolezza. Oltre l’80% dell’export provinciale è infatti legato a settori considerati a basso contenuto tecnologico, più esposti alla concorrenza dei paesi in via di sviluppo, che possono contare sul costo della manodopera più basso.

In secondo luogo, l’apertura internazionale della BAT rimane modesto: in termini di export per abitante è infatti solo poco oltre il 20% della media nazionale, per quanto sia un valoe in crescita. Per altro anche in termini di peso dell’export sul prodotto interno lordo, la BAT registra un valore molto contenuto, meno del 10% del PIL, per quanto anche in questo caso l’indicatore manifesti un trend in aumento.

L’incremento del peso dell’export sul prodotto interno lordo e la crescita dell’export legato a settori con un maggiore conteuto tecnologico sono dunque tra i principali obiettivi che l’economia della BAT dovrebbe perseguire per dare anche un contributo a migliorare il tasso di occupazione.

Questi obiettivi dovrebbero diventare l’essenza di una nuova strategia di sviluppo territoriale, con il protagonismo delle istituzioni locali e delle rappresentanze delle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, sfruttando le opportunità finanziarie derivanti dai fondi nazionali ed europei disponibili a tal riguardo.

Emmanuele Daluiso

Vice Presidente Euro*IDEES-Bruxelles

Membro dell’Associazione Italiana di Scienze Regional

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