Intitolata a Sabino Castellano la piazzuola antistante l’Antiquarium di Canne

Era da molto tempo che se ne parlava, della possibilità di ricordare la figura del prof. Sabino Castellano con una intitolazione, in quel di Canne, soprattutto in questo periodo che l’antica cittadella occupa i nostri pensieri nella progressiva condizione di abbandono in cui versa ormai da molti anni.

E finalmente, nell’ultimo incontro della Commissione della Toponomastica su sollecitazione del sindaco Pasquale Cascella, è stata adottata la tanto attesa decisione, quella di dedicargli non una qualsiasi via cittadina dove si sarebbe probabilmente smarrito il suo ricordo in un anonimo percorso, ma una targa proprio a Canne, a ridosso della Collina, sulla piazzuola antistante l’Antiquarium, dalla quale chissà quante volte Castellano s’inoltrò lungo il ripido sentiero che conduceva a Canne Fontanella, dove ancora oggi ristanno le tracce abbandonate alla malinconica usura del tempo, quelle degli scavi gervasiani.

La prima campagna di scavi venne promossa nel 1930 dalla Provincia di Bari, della quale era stato investito il direttore del Museo archeologico provinciale, dott. Michele Gervasio. Si protrarrà per dieci anni, prima di cominciare a dare i suoi primi risultati (lo scoprimento di un sepolcreto che inizialmente si suppose fosse annibalico), campagna bruscamente interrotta dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Un grande clamore accolse questo fausto evento, tanto atteso anche nelle alte sfere di un regime alla ricerca di remote tracce di un glorioso passato che legittimassero l’aspirazione del Duce alla restaurazione di un Impero!

E il riscoprimento di quel sepolcreto, così a lungo vanamente cercato, alimentava quelle epiche ambizioni. Pochi, allora, si ricordarono che dietro quelle scoperte c’era la perseverante volontà di un giovane laureando che poco più che ventenne, dieci anni prima, s’era adoperato per il disvelamento dell’antica cittadella, per oltre un secolo del tutto dimenticata, nascosta da una fitta boscaglia difficilmente accessibile. Sabino Castellano, sull’esito di quelle ricerche, ci scrisse la sua tesi di laurea che, discussa il 4 maggio 1922 all’Università di Roma, sotto il titolo Della topografia della battaglia di Canne, venne dalla Commissione d’esame, presieduta dallo storico Ettore Pais, ritenuta meritevole di essere trasmessa alla Regia Accademia dei Lìncei che la selezionò fra innumerevoli altri lavori, autorizzandone la pubblicazione (Atti della Regia Accademia, vol. XXXI, fasc. 5).

Ma l’impegno di Sabino Castellano per Canne non si fermò qui. Segretario dell’“Associazione Amici della Storia e dell’Arte Barlettana” e al tempo stesso vice presidente della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica), convinse i presidenti delle due associazioni ad aiutarlo nell’opera di scavo dell’antico sito cannense. In particolare indusse il presidente Vito Lattanzio, direttore del locale Ospedale, a riutilizzare alcuni infermieri dell’Ospedale per continuare i suoi scavi su Canne.

E fu nel corso di questi lavori che affiorò il decumano, la strada principale della cittadella, il miliario LXXV della via Traiana e un mosaico. Poi l’impresa, divenuta troppo impegnativa, ed esposta ad una crescente notorietà, venne affidata alla Provincia di Bari che la delegò al Museo Archeologico Provinciale. Frattanto il Comune ne acquistò la proprietà.

Sabino Castellano di quella esperienza scrisse una bella monografia, Gli Scavi di Canne (Torino 1932), lo stesso anno nel quale, in occasione del bicentenario della dedicazione della Madonna dello Sterpeto alla Città, dette alle stampe un suggestivo ricordo di quei giorni lontani, quando la famiglia si raccoglieva attorno ad un braciere, mentre fuori ululava il vento e rabbiosa la pioggia batteva sui vetri. Ricordi di una straordinaria vivacità evocativa.

Sabino Castellano, docente di Lettere e Storia, trasferito prima a Lecce, poi a Rimini, infine a Genova come preside, lo ritroveremo ancora una volta sulla nostra strada, nel 1948, quando, collaboratore del ministro della Pubblica Istruzione Guido Gonella, rispose positivamente all’arciprete di S. Maria, mons. Salvatore Santeramo, circa l’istanza di un sovvenzionamento per la riparazione del campanile della Cattedrale.

E oggi, finalmente, il suo nome inciso sulla targhetta metallica della segnaletica toponomastica di Canne, sulla piazziuola antistante l’Antiquarium. Può sembrare poca cosa, e invece rappresenta il sia pur tardivo riconoscimento della città ad uno dei personaggi più rappresentativi del Novecento al quale la città deve molto. Vorrà pur dire qualcosa il ricordo, per lo sprovveduto turista, che almeno saprà che, quasi un secolo prima, questo giovane appassionato studioso di archeologia aveva fatto riscoprire uno dei siti storici più importanti della nostra storia, la battaglia di Canne, una delle più memorabili battaglie dell’antichità.

A cura di Renato Russo

 

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