RINART – Rinascere artigiani, intervista all’architetto di Barletta Ilaria Lamacchia

Ilaria Lamacchia

Poco tempo fa è nata Ragusa “RINART- Rinascere artigiani” una falegnameria che dona nuova vita ad oggetti considerati spesso dalle persone degli scarti. Un’impresa gestita da un team giovanissimo, fondata da Elisa Gulino (presidente della cooperativa sociale) insieme ad Ilaria Lamacchia vicepresidente e architetto di Barletta.

“RINART” racchiude in se il perfetto connubio di rinascita, recupero e valorizzazione dell’artigianato. L’obiettivo della cooperativa, fondata da Elisa Gulino e Ilaria Lamacchia , è proprio quello di “umanizzare” le relazioni, i difetti, il lavoro e di considerare le varie sfaccettature della bellezza del lavoro manuale.

Il lavoro dell’impresa è certamente impegnativo e decisamente soddisfacente. Il team è caratterizzato, oltre che da Elisa Gulino e Ilaria Lamacchia, da persone dedite alla realizzazione di un desiderio: rispettare l’ambiente, dare vita e personalità agli oggetti e fare comunità.

Barletta News, per conoscere più da vicino questo progetto, ha avuto occasione di incontrare e intervistare la vicepresidente di “RINART” di Barletta, l’architetto Ilaria Lamacchia.

Com’è nata l’idea di fondare la cooperativa sociale RINART? Oggi da chi è composto il vostro team?

<< “RINART – Rinascere Artigiani” è nata da un desiderio profondo di unire diversi aspetti quali: la progettualità, l’artigianato, il sociale e la sostenibilità ambientale. Oggi il nostro team è formato da me ed Elisa, entrambe architetti, due ragazzi immigrati e un falegname in pensione. Io ed Elisa, amiche ormai da 10 anni, abbiamo sentito l’esigenza di dedicare tempo, energie e competenze a persone svantaggiate, oggetti scartati, forme di artigianato in estinzione. Siamo convinte che il lavoro manuale sia uno strumento efficace per ridare dignità alla persona, capace di rivalorizzare le proprie potenzialità, rimettersi in gioco per superare ostacoli e difficoltà. Portando le nostre professionalità in falegnameria vogliamo ridurre la distanza tra progettazione e realizzazione, diventare a tutti gli effetti makers, diretti produttori delle nostre invenzioni creative>>.

Parlaci di questi scarti. Che tipologia di oggetti arriva nei vostri laboratori? Da dove prendete ispirazione per donare loro una nuova utilità?

<<Parlare di ‘scarto’ mi fa sorridere, perché spesso consideriamo tale solo il rifiuto materiale. Sfortunatamente siamo abituati a vivere in una società che privilegia la cultura dello “scarto”, dominata da dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica. Lo scarto, però, non è solo il rifiuto materiale, ma spesso viene considerato tale anche l’essere umano. L’obiettivo della nostra falegnameria sociale è accogliere persone che difficilmente trovano lavoro altrove a causa di problemi fisici, psichici, o di errori commessi in passato… Ma arrivano anche scarti materiali, portoni, tavoli, sedie etc, che in realtà sono di una bellezza disarmante ma nascosta, che va riportata alla luce, curandone le ferite, le parti ammalorate. Ci piace lasciare visibili i segni del tempo perché raccontano la storia. Prenderci cura di un oggetto abbandonato, ferito è come prenderci cura di una persona, anzi la cosa che mi dà maggiore pienezza e gioia è vedere come, una persona con un passato difficile, prendendosi cura di un oggetto può rinascere. Il nostro nome infatti sintetizza questa doppia rinascita>>.

Sappiamo che poco dopo l’apertura, RINART ha subito atti di vandalismo e furto. Nonostante ciò siete ripartiti più forti di prima. Che riscontri state ottenendo?

<<Si esattamente dopo tre mesi dalla nostra costituzione abbiamo subito un furto totale di tutta l’attrezzatura, dai macchinari più piccoli a quelli più grandi. Devo dire che tante persone hanno cercato di aiutarci a ripartire, chi attraverso donazioni, chi regalandoci dei piccoli macchinari, chi invece ci ha aperto la propria falegnameria per permetterci di non fermarci. E’ veramente bello vedere l’impatto sociale che abbiamo avuto e l’affetto della gente. Non ci siamo fermati neanche per un giorno, anche perché non volevamo trasmettere ai nostri ragazzi un messaggio di sconfitta. Ci siamo rimboccati le maniche sin da subito e piano piano stiamo ripartendo, anche se la strada è lunga>>.

Credi che RINART potrebbe espandersi e, perché no, toccare città come Barletta?

<<Attualmente non credo che RINART possa espandersi, ma è il momento di ripartire e rinascere. Sicuramente se qualcuno nella nostra città volesse avviare un’attività come la nostra sarei disponibile per collaborare, anzi credo che fare rete e creare collaborazioni sia un punto di forza>>.

Parliamo un po’ di te. Dopo aver lasciato Barletta hai lavorato e vissuto a Milano. Cosa ti ha spinto ad abbandonare le tue “certezze” per partire per la Sicilia?

<<Si, a 19 anni mi sono trasferita a Milano per studiare architettura e poi ho lavorato per altri 5 anni in uno studio d’architettura. Nella vita che conducevo a Milano però non trovavo ‘pienezza’. L’architettura per me è una passione, ma da tempo cercavo il modo di unire l’architettura, il sociale e il lavoro manuale. Pensavo di realizzare una falegnameria sociale a Milano, ma un giorno ho confidato ad Elisa questo desiderio e lei mi ha parlato del progetto ‘Costruiamo Saperi’, avviato da Architetti Senza Frontiere, la Caritas di Ragusa, Confcooperative Ragusa e Uniti senza frontiere, grazie ad un finanziamento avuto da ‘Fondazione con il Sud’. Al termine del progetto, della durata di due anni, dovevano costituirsi due cooperative (una di queste era proprio una falegnameria). Così dopo alcuni mesi in cui ho fatto diversi viaggi Milano-Ragusa, mi sono licenziata e mi sono trasferita ad agosto in Sicilia per avviare questa cooperativa che è nata nel dicembre 2017. Oggi dopo un anno posso dire che la pienezza che cercavo e che mi ha spinta a lasciare le mie certezze sono riuscita a trovarla>>.

Secondo te come si può infondere nella gente l’amore per il riciclo e il rispetto per il proprio ambiente?

<<Sicuramente vanno fatte campagne di sensibilizzazione perché siamo abituati a buttare il vecchio e comprare il nuovo, perdendo di vista il valore degli oggetti. Noi cerchiamo di fare anche dei workshop in cui con i partecipanti cerchiamo di trasmettere e insegnare come si può recuperare, riprogettare e trasformare un oggetto, rispettando l’ambiente e avendo un prodotto unico>>.

Con RINART hai realizzato un grande sogno. Hai altri bei progetti in ballo?

<<I sogni fortunatamente non mancano mai, anche perché sono ciò che da sapore alla vita. Ce ne sono alcuni che vorremmo realizzare con RINART e altri personali, speriamo di riuscire a realizzarli>>.

Grazie Ilaria per la tua disponibilità e buona fortuna

 

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