È da poco uscito “Memoria”, primo album da compositore di Francesco Santalucia giovane e talentuoso musicista barlettano, presentato il 4 dicembre 2017 presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York insieme alla compagnia del “Teatro Patologico” di Dario D’Ambrosi.
Francesco Santalucia, nonostante la giovane età, grazie a una serie di esperienze vissute in giro per il mondo e non solo, ha dato vita ad una vera e propria raccolta di emozioni, accompagnate dal suono del pianoforte da un trio di archi, manipolazioni elettroniche e qualche sintetizzatore.
L’artista ha gentilmente concesso un’intervista ai lettori di Barletta News (la trovate anche in versione video in fondo alla pagina.

 “Memoria” il tuo nuovo album è una raccolta di esperienze e di viaggi. Cosa racconti al suo interno e come è nata questa idea?

<<Memoria è il mio primo album da compositore. Ho deciso un annetto fa di mettere insieme una serie di composizioni con il tema della memoria che ho scritto per il teatro e per il cinema. Ho deciso di registrare un album che è più un flusso di esperienze più che una raccolta.
Un mondo psichedelico al cui interno ho “buttato” tutto quanto per il gusto di ricordare qualcosa. Più che altro mi interessava osservare come la memoria cambia nel tempo, come si ingiallisce, come cambia colore e come dà la possibilità anche solo di immaginarla come un qualcosa di onirico e non realistico… anche perché credo che non si ancora arrivato il momento di scrivere le mie memorie!
Non ho appuntato come Leonard di “Memento” tutto quanto per poter metterle insieme e per non dimenticare, non è quello il concetto. È più emotivo, più personale e credo infatti di riconoscermi pienamente in questo album, credo di riconoscere la mia parte emotiva, la mia parte infantile>>.

Dove hai prodotto e registrato l’album “Memoria”?

<< Chiamandosi “Memoria”, ovviamente doveva aver all’interno qualcosa che raccontasse le mie origini e infatti ho deciso di registrare la parte del pianoforte proprio qui, nella mia città, nel teatro Curci e infatti ringrazio il comune di Barletta, Scommegna, Pino Cagia e Papaceccio per avermi dato questa possibilità.
L’album l’ho concluso e prodotto tra Roma e New York e devo dire che tornare nella mia città in cui c’è la mia famiglia per il mio primo album è stato fondamentale e molto emozionante.
Devo dire che mostrando i video della registrazione a New York o a Roma, in cui si vede il nostro teatro Curci che è uno tra i più belli del mondo –  dopo tanta esperienza in giro posso confermarlo – è stato bello perché tutti mi hanno chiesto di poter venire qui a registrare, soprattutto da New York. Spero di poter portare qualcuno di loro e di poter creare delle connessioni con la nostra città e gli altri posti con cui ho altre mie basi, come Roma e New York>>.

Hai avuto modo di esibirti in importanti località mondiali come Stati Uniti, Inghilterra, Marocco, Uganda, Giappone, Indonesia e non solo! Qual è stato il luogo che ti ha più rapito il cuore?

<<Credo, sono ormai quindici anni che viaggio continuamente, che forse è la cosa più importante nella mia vita poiché mi ha formato e ogni luogo ha veramente un suo carattere che mi ha stravolto completamente.
L’Africa ha cambiato completamente il modo di vedere le cose, sia a livello emotivo che come approccio diretto con le persone. L’Oriente ha cambiato completamente la mia filosofia di vita.
Dopo essere stato in Giappone e in Indonesia, ho messo in dubbio tante cose, anche il mio modo di vivere a Roma. New York è forse la mia patria artistica dove sono riuscito a partorire una serie di idee. Ma prima di tutto c’è la radice che è la città di Barletta e che mi porto dietro ovunque vada>>.

Milli Mississipi, Piotta, Meryem Aboulouafa, Tony Esposito, Teresa De Sio e non solo hanno fatto parte del tuo percorso lavorativo in tutti questi anni. Quanto ti ha condizionato artisticamente lavorare con loro?

<<Ogni artista con il quale ho collaborato, con cui ho prodotto e che mi hanno prodotto, ha condizionato tantissimo il mio lavoro e soprattutto quest’album non ci sarebbe mai stato senza di loro.
Prima di tutto Tommaso Zanello, in arte Piotta, ha prodotto il mio disco con la sua etichetta “La grande onda” quindi senza di lui tutto ciò non sarebbe stato possibile. Ho anche scritto la sigla del finale di “Suburra” trasmessa su Netflix. Sono stato travolto anche da tutto l’ambiente napoletano che ho sempre stimato sin da quando ero piccolo e nel quale mi sono poi ritrovato a lavorare.
Teresa De Sio, Tony Esposito hanno sicuramente cambiato il mio modo di vedere la musica e mi hanno fatto uscire un po’ quella “cazzim” che forse mi mancava.  Meryem Aboulouafa è un’artista con cui ho prodotto e con la quale continuo a lavorare. È un’artista marocchina con la quale abbiamo fatto una world tour scrivendo  molte cose insieme.
Poi c’è tutto l’ambiente americano con Charlie Crazy, Milly Mississipi.  Star lì a Nashville per un po’ di tempo mi ha sicuramente fatto toccare la musica che ho sempre ascoltato da piccolo, la musica rurale e blues che continuo a produrre ancora adesso>>.

Parliamo del Teatro Patologico e di Dario D’Ambrosi, dell’esibizione davanti all’ONU e del film “L’uomo gallo”. Sei stato in tour con un altro artista barlettano Papaceccio…  che genere di esperienza è stata? C’è un ricordo in particolare che riporti nel tuo album?

<<Da un po’ di anni, penso sette otto anni, io e  Papaceccio collaboriamo con Dario e con il Teatro Patologico. Forse è una delle cose più importanti che mi sono capitate negli ultimi anni. Prima di tutto perché lavorare con Ceccio con il quale siamo cresciuti insieme artisticamente e poi ritrovarsi a Roma è stato sicuramente emozionante, ma soprattutto perchè lavorare con i ragazzi del Teatro Patologico, quindi con ragazzi disabili e con Dario Dambrosi, un artista e regista incredibile con delle idee veramente scioccanti, è stato fondamentale.
Poi esibirsi nella sala dei 500 dell’ONU dopo Morricone è stata un’esperienza importante, emozionante e strana e che tra latro “ritorna” nell’album. Nell’album ho inserito la colonna sonora del film “L’uomo gallo” di Dario D’Ambrosi curata con Ceccio;  all’interno c’è un brano intitolato “Essenza” al quale sono veramente legato >>.

 

Dopo aver girato per teatri e palcoscenici in tutto il mondo, che programmi hai per questo 2018?

<<Il 2018 per me è un anno importantissimo perché finalmente posso “portare in giro” la mia musica. Finora ho sempre prodotto e lavorato per e con altri artisti e non avevo ancora portato in un tour il mio album. Da aprile girerò per teatri e sarò in tour non soltanto in Italia. Ritornerò in Giappone e in Indonesia. Il 2018 sarà un anno davvero importante perché lo dedicherò al mio album e a scrivere cose nuove perché non bisogna mai fermarsi.  Magari registrare il prossimo album che è già in cantiere!>>.

Grazie Francesco e buon tour!

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