Intervista ai cantanti barlettani Domenico Giannini e Claudia Guaglione

barlettanews - Domenico Giannini Claudia Guaglione

Due talenti cristallini, in un duetto che raggiunge intense vette emotive e che speriamo faccia parlare di sé: Domenico Giannini e Claudia Guaglione, protagonisti del videoclip Kurt Cobain, cover di un omonimo brano di Brunori Sas, posseggono le stimmate degli artisti di spessore. I nostri concittadini, provenienti da esperienze molto diverse, danno così voce e corpo a una prova carismatica, che ci conduce in un mondo quasi sospeso tra sogno e dramma.

Domenico inizia lo studio del canto all’età di undici anni. Nel 2002 diviene la voce della band “Shaka”, con la quale inizia un’intensa attività live in tutta Italia. Tra il 2002 e il 2007 apre un concerto di Biagio Antonacci e divide il palco con artisti del calibro di Fabrizio Moro, Riccardo Fogli e Silvia Mezzanotte. Con la band Shaka vince alcuni concorsi nazionali tra cui l’ultima edizione del “Tim Tour” nel 2005 a Torino. Poi premi, prestigiose partecipazioni e importanti collaborazioni con artisti del calibro di Aleandro Baldi. Dal 2010 è la voce solista della band “RenoiR“, con la quale compone e registra i brani del loro EP di esordio “Cambiano le cose”, uscito a luglio 2011. Nel 2016 lavora come coach nel talent televisivo “Let’s Sing” firmando come autore il brano vincitore del programma. La svolta da solista avviene nel 2017, anno in cui si dedica al suo disco, di cui fa parte il singolo “Tutto va veloce”.

Claudia nasce il 21 marzo 2000 ed è iscritta attualmente al quinto anno del liceo scientifico Carlo Cafiero di Barletta. Dal 2010 al 2013 ha frequentato un corso di canto proprio con Domenico Giannini come vocal coach, presso la scuola di musica “Voglia di Musica”, per poi riprendere nel 2015, anno in cui inizia lo studio della chitarra acustica. Nell’estate 2016 ha partecipato al “Tour Music Fest” di Mogol. Nel 2017 prende parte invece all’undicesima edizione del talent televisivo X Factor, classificandosi tra le prime 12 concorrenti della categoria Under Donne. La mia attività live inizia nel 2017 in qualche locale barlettano. Circa due anni fa inizia a scrivere canzoni di suo pugno e attualmente culla il progetto di realizzare un EP di inediti.

Barletta News ha scelto di realizzare questa intervista doppia per dare il giusto spazio a due interpreti di sicura bravura e di grande avvenire.

“Kurt Cobain” richiede a chi l’ascolta una vera e propria “vocazione alla sensibilità”, per la delicatezza del tema affrontato e per la forte rilevanza della parola, ancor prima dell’aspetto puramente strumentale. Perché avete scelto questo brano per un duetto e quale aspetto delle sue sonorità originali vi ha colpiti?

Domenico: “Non è stata una scelta studiata a tavolino, ed è nato tutto per caso. Claudia stava provando delle cover per i casting di X Factor, tra le quali c’era questo brano. Purtroppo la produzione non permetteva di cambiare le tonalità dei brani, ed essendo un brano maschile era un po’ scomodo per lei. Così è nata l’idea di dividersi il brano, che mi aveva “fulminato” più per il testo che per le sonorità. Era da tempo che avevo voglia di cimentarmi in un “duetto” e mi piaceva molto come si incastrano le voci.”

Claudia: “Stimo profondamente Brunori Sas. Credo sia uno dei migliori artisti sulla scena italiana. Abbiamo scelto proprio “Kurt Cobain” perché si prestava benissimo a un duetto che fosse equilibrato ed emozionante allo stesso tempo.”

Cosa c’è dietro una cover: quali sono i tempi di lavoro e quanta libertà, se c’è, credete possa prendersi l’artista nel riadattamento? C’è forse un limite oltre il quale il brano nativo scompare, trasformandosi in qualcosa di completamente nuovo?

Domenico: “È una cosa molto soggettiva e dipende dalle dinamiche di produzione. A volte cercare la cover giusta, o il giusto arrangiamento per portarla nel proprio mondo, può richiedere molto lavoro. In questo caso invece è stato tutto molto spontaneo. Abbiamo registrato le voci, e sin da subito si sono incastrate bene tra loro. Così abbiamo deciso di optare per un arrangiamento acustico che non intaccasse troppo la natura originale del brano. Per quanto riguarda, il limite anche qui dipende da tanti, troppi fattori. In questi anni ho capito che molto dipende dal brano. Ci sono brani che per me sono incoverizzabili, perché magari costruiti su vocalità molto particolari o su arrangiamenti che non lasciano molto margine di reinterpretazione, ed altri invece che si prestano a mille possibilità (es. “Sweet dreams” degli Eurythmics). Infine ci sono i brani che io considero da non toccare, come quelli dei grandi cantautori italiani, dove è molto difficile riuscire a preservarne la magia e l’importanza reinventandoli per far sì che possano suonare come attuali.”

I tempi e i modi della musica, nella sua più ampia accezione, stanno cambiando rapidamente. Artisti emergenti e grandi profili internazionali, sorretti dalle più grandi case discografiche, coesistono su YouTube in un terreno affrancatosi dalle logiche televisive, che “filtravano” più invasivamente i generi e le correnti musicali che avrebbero raggiunto il grande pubblico. D’altro canto, però, il rischio di essere solo “una voce tra tante” e di perdersi non offrendo un contenuto diverso è dietro l’angolo. Cosa pensate di questa vera e propria rivoluzione musicale?

Domenico: “È un discorso molto complesso. Tutto è iniziato con l’evoluzione dei supporti e l’arrivo del digitale. Questo ha costretto la discografia, che ha visto crollare i profitti derivanti dalle vendite dei dischi fisici, a doversi adattare ai nuovi sistemi di diffusione e promozione. Il primo passo è stato quello di aggrapparsi alla TV. Da qui il boom dei talent show che permettevano di fare promozione a costo zero ai nuovi progetti e allo stesso tempo di testare il rischio d’investimento e la risposta del pubblico all’artista. Perché le Major sono aziende e il loro obbiettivo è “fare profitto”. Internet e i social, infine, hanno stravolto tutto, costringendo gli artisti ad adeguarsi alla velocità e alla facilità con cui il pubblico consuma musica, e soprattutto al modo in cui lo fa. Per quanto riguarda invece il rischio di essere una voce fra le tante, quello, secondo me, non è cambiato nel tempo. Certo, è più facile proporsi oggi, ma quello che fa “funzionare” un artista è un insieme di tanti fattori, spesso del tutto spontanei e attinenti la natura della persona. Per questo in pochi ce la fanno. Spesso si ha una bella voce ma non una buona comunicazione, oppure non si ha il carattere giusto per reggere tutto o non si riesce a creare un scambio empatico con il pubblico.”

Claudia: “Internet è un enorme passo avanti per la diffusione di contenuti. Da un lato c’è da dire che, da quando YouTube ne è diventato il principale mezzo di circolazione, la musica gode di una libertà che non era (e non è) garantita né dalla televisione, né tantomeno dalla radio. Dall’altro, è vero quello che dici: perdersi nella massa di migliaia di voci diventa molto facile. Nonostante ciò, credo che i vantaggi siano molti di più: internet offre un’opportunità in più rispetto ai tradizionali mezzi di comunicazione, perché, e parlo per esperienza personale, permette a chiunque, anche a chi non ha alle spalle case discografiche (che siano major o indipendenti) di arrivare a migliaia di persone semplicemente caricando un video online.”

“Musica ancella dell’immagine”, si diceva un tempo. L’attenzione odierna per l’apparato scenico nei videoclip ne fa spesso veri e propri miracoli dell’audiovisivo, ribaltando gli adagi di fine secolo scorso con vere perle per suggestione, capacità immaginifica e gusto estetico: citiamo, tra i tanti, lo straordinario lavoro di Vania Heymann e Gal Muggia per “Up&Up” dei Coldplay e il talento della coreografa Laurieann Gibson in “Bad romance” per Lady Gaga. Una piccola vendetta, se vogliamo, della musica sul cinema. In “Kurt Cobain”, diretto da Cinzia Dibenedetto, c’è spazio anche per l’artista di strada Simone Tuosto. Quanto credete sia importante l’attenzione ai dettagli e lo studio di un vero e proprio racconto che sostenga le note?

Domenico: “Oggi è fondamentale! Un buon videoclip può davvero fare la differenza nella sorte di un brano, soprattutto se si tratta di artisti emergenti. Se un artista affermato sbaglia un video non fa molta differenza, perché i suoi fan lo seguiranno lo stesso, mentre un’idea vincente per un giovane artista può rivelarsi fondamentale per la promozione del brano. Basti pensare a “Dedicato a te” delle Vibrazioni, che è stato mandato in air play perché aveva colpito molto l’idea della “presa diretta”. In ogni caso, va sottolineato che c’è una differenza importante tra prodotti made in Italy e i prodotti internazionali. È una questione molto legata a precise differenze culturali. In Italia l’iconica palla di Miley Cyrus sarebbe stata cestinata, perché siamo legati ad un gusto più pudico e tradizionalista. Inoltre i budget a disposizione per le produzioni sono di gran lunga inferiori. Nel caso di “Kurt Cobain”, ci tengo a precisare che il video è stato realizzato in formula “no budget” e che la scelta di Simone è stata legata soprattutto all’idea della bolla di sapone. Quella in cui vivono i protagonisti del testo del brano.”

Claudia: “Ricollegandomi alla questione di Internet, sul web ciò che colpisce è proprio l’immagine. Per questo motivo, ai fini di una maggiore diffusione online di un prodotto musicale, credo sia importantissimo un sostegno video di buon livello, ma soprattutto originale nei contenuti e nel modo in cui vengono presentati. L’idea di un funambolo è venuta a Domenico e mi è subito piaciuta, non solo perché ritengo abbia una sua particolarità, ma perché rappresenta un richiamo forte, sebbene non esplicito, al testo.

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Vivere è come volare, ci si può riuscire soltanto poggiando su cose leggere

Da una piattaforma all’altra: Domenico, tu hai lanciato una campagna di crowdfunding sul web, per sostenere il tuo nuovo progetto discografico, legato al singolo “Tutto va veloce”. Ritieni che il crowdfunding sia il giusto strumento finanziario per annullare quella distanza, che spesso sembra incolmabile, tra il pubblico e il momento creativo e produttivo dell’artista?

Il crowdfunding è sicuramente una possibilità. Oggi le major e le etichette investono molto difficilmente nei nuovi artisti perché non possono permettersi rischi di investimento. Il talent oramai, salvo rare eccezioni, resta ancora l’unico stagno da cui i discografici pescano. Per cui riuscire ad ammortizzare i costi di un’autoproduzione, assolutamente rilevanti, con il sostegno dei contributi della gente di sicuro può dare la possibilità a tanti artisti di esprimersi, fare musica e realizzare i propri album anche se non si ha a disposizione soldi propri da investire. Il problema reale è la diffidenza della gente e il poco rispetto verso il “valore” della musica. La gente ormai è abituata ad avere la musica gratis, e trova strano dover comprare un disco. Diverse persone, durante la mia campagna crowdfunding per il mio progetto discografico (qui il link per sostenere la mia campagna e aiutarmi a realizzare questo mio piccolo grande sogno), mi hanno detto “Ma lascia stare. Ormai la musica non la compra nessuno, perché “basta andare su YouTube”. Quindi, se state pensando di far partire la vostra campagna crowdfunding, sappiate che sarà dura, ma tentar non nuoce!

Claudia, raccontaci la tua esperienza a X Factor. Si discute molto dell’utilità di questi veri e propri colossi mediatici, i talent show musicali, nella diffusione e nella presentazione delle nuove personalità artistiche e canore. Il canto, quasi un bisogno umano in virtù della sua naturalezza, non rischia di uscirne compromesso, come attraverso un setaccio che ne limiti genuinità e carica emozionale, compresso com’è sul piccolo schermo, o pensi, al contrario, che la tv possa restituire alla gente almeno parte delle difficoltà e dei sacrifici insiti nel vostro lavoro?  

Già prima di provare l’esperienza di X Factor sulla mia pelle, dubitavo dei talent show come mezzo genuino di presentazione di nuovi progetti musicali, ma si trattava più di un “sentito dire”, che di un giudizio fondato. Ora che l’ho sperimentato, posso dire che i miei dubbi sono stati confermati: nei talent, la musica non è esattamente al centro dell’attenzione e ne risulta compromessa. Soprattutto, molti meccanismi televisivi rimangono celati e deformati da un’immagine che viene presentata come semplice e spontanea, ma che risponde a schemi già prestabiliti.

Il rapporto con i maestri e con gli allievi nell’insegnamento: è stato difficile lavorare assieme e superare il pregresso rapporto “scolastico” tra voi, o pensate vi abbia aiutati, da un punto di vista professionale?

Domenico: “No, affatto. Anzi ci ha aiutato ad incastrarci nel brano facilmente e con molta naturalezza. In questi quattordici anni di didattica ho capito che il modo miglior per far crescere qualcuno è abbattere il muro del rapporto insegnante/allievo con il confronto e con un rapporto alla pari. Certo, il rispetto dei ruoli è importante, ma in questo caso conosco Claudia da tanti anni, e desideravo questa collaborazione proprio perché rispetto lei e il suo talento al punto da non vederla in come un allieva, ma come un’altra artista con cui avrei collaborato.”

Claudia: “Il mio rapporto con Domenico non era più “scolastico” già da un po’, perché sono sua allieva da parecchio tempo. Per questo motivo la rigidità del tradizionale rapporto maestro-alunna si è già persa da un po’, a favore di uno scambio più fertile e bidirezionale.”

Ringraziamo Domenico e Claudia, ai quali auguriamo le più grandi fortune per le loro carriere.

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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