Workshop di Canto Corale del coro “Il Gabbiano”, intervista al maestro Mario Lanaro

Dal 25 al 27 settembre si è tenuto presso la sala Athenaeum un workshop di canto corale, organizzato dall’Associazione culturale Coro Polifonico “Il Gabbiano” di Barletta e tenuto dal maestro Mario Lanaro.

Mario Lanaro, vicentino, ama definirsi un divulgatore di musica: è un’organista, compositore, arrangiatore e direttore di coro. Insegna da una trentina d’anni in conservatorio: Rovigo, Trento e Verona. Dedica molto del suo impegno alla didattica, ha infatti ideato un concorso nazionale poetico – musicale “Scrivi che ti canto”, per la scuola dell’obbligo. È docente ospite in molti seminari e corsi per cori e direttori. Ama confrontarsi e collaborare con molte realtà musicali, creando percorsi alternativi per coinvolgere cantori e direttori.

Nel suo repertorio di esperienze tante pagine di tradizione ed innovazione:

nel 2005 nel Busan Cultural Center (Corea del Sud) dirige la “Traviata”; nel 2006 il Requiem di Mozart nella versione di R. Maunder; nel 2007, in prima esecuzione l’oratorio “The Crucifixion” di J. Stainer e il Requiem di F.Canneti, importante autore dell’800 vicentino; ha diretto “Pierino e il lupo” con le voci recitanti di A. Branduardi nel 2008 e L. Toffolo nel 2009; nel maggio 2011 al teatro Malibran di Venezia è andato in scena il suo musical ispirato al romanzo per ragazzi di R. Dahl “La Fabbrica di Cioccolato”; nel 2012 ha pubblicato un metodo di direzione “Esperienze Corali” (ed. Carrara).

 

P1010726Persona di grande sensibilità musicale e non solo, è stato molto disponibile a rispondere a qualche domanda:

  • Dallo studio dell’organo alla direzione di coro, perché questo cambiamento?

In realtà non è un cambiamento, le due attività musicali sono accumunate dal fatto che in entrambi i casi si parla di aria all’interno di una canna, nella laringe per quanto riguarda la voce, nelle canne per l’organo. Sono molti gli organisti che diventano direttori di coro, in alcuni casi riescono a tenere fede alle due attività, io ad un certo punto ho fatto una scelta, mi piaceva molto la direzione di coro ed ho perseguito quella strada.

  • Il mondo corale è spesso una situazione di nicchia, non valorizzata e criticata, cosa fare per migliorare la situazione?

Iniziare lo studio e l’avvicinamento alla musica in età scolare, questo aiuterebbe un po’ tutta la situazione musicale, ci sarebbe un pubblico più giovane ai concerti. La stessa famiglia che per esempio manda il bambino a fare un corso di tennis o di calcio non esita a dare la quota associativa, lo stesso non lo farebbe mai per mandare un bambino a partecipare ad un coro di voci bianche. Anche se in questo caso il bambino si avvicinerebbe ad un miglioramento culturale. Lavorare nelle scuole è molto importante, con persone che concepiscano il canto non solo come passatempo ma anche come forma di miglioramento per tutta la vita.

  • Cosa si aspetta di trovare ogni volta che le viene richiesta una collaborazione come quella tenuta con l’associazione culturale Coro Polifonico “Il Gabbiano” di Barletta?

In realtà io cerco sempre di portare a casa qualcosa, sono convinto che quando viene richiesta la mia consulenza è perché ho un certo nome, ma soprattutto perché mi sono riconosciute certe competenze. Però mi metto sempre in condizione di ricevere e questa è anche la chiave per la quale riesco ad avere una certa facilità di contatto: io non porto la verità , ma le mie competenze.

  • Secondo lei cosa spinge un ragazzo al giorno d’oggi ad avvicinarsi al canto corale? In un mondo che per di più manda avanti sentimenti come l’egoismo e che quindi crea tanti solisti?

Noi abbiamo un nemico molto disonesto e potente, che sono questi programmi dove il bambino viene chiamato ad imitare i grandi e a vivere questo momento solistico. Spesso sono desideri degli stessi genitori che magari al loro tempo non hanno potuto fare e riversano sul figlio queste occasioni mancate. Il coro non è facile, prevede la voglia di sentirsi parte di un gruppo e la molla è proprio questo sentirsi uniti da un fine da raggiungere non individualmente ma insieme agli altri. Perché è importante fare coro in una scuola? Perché dentro il coro ci sono le stesse dinamiche che governano il senso del vivere civile. Noi italiani poi abbiamo molto questo spirito individualistico, formare un bel coro in Italia è più difficile che in Germania, ma non si può assolutamente dire che il canto corale sia in crisi.

  • Mi dia una definizione di “far musica”…

Far musica vuol dire lasciarsi andare oppure voler percorrere altre strade che non siano quelle del facile approccio che propina il mondo virtuale. Far musica significa anche fare un viaggio dentro se stessi, ascoltando ciò che il tuo corpo ti vuol suggerire. Mettersi in sintonia con l’esterno, produrre una vibrazione con la tua voce o con lo strumento, tutto nasce dal desiderio di comunicare qualcosa. Far musica significa anche uscire da te stesso per comunicare con gli altri.

  • Lei è anche compositore ed arrangiatore: lavora su brani di musica leggera e di musica sacra, ha persino composto un musical ispirato al racconto della Fabbrica di cioccolato di R. Dahl. Come nasce un brano, come si riesce a creare la magia?

Il compositore non è un eletto  che ha un canale speciale con il creato, il compositore fa i conti con la quotidianità, è una persona che deve conoscere bene la materia. Io lavoro molto sul testo, quindi prima le parole poi la musica, leggo spesso un brano e lascio che una parola chiave si evidenzi ed esca dal testo, ispirandomi. Quando invece devo comporre solo musica strumentale mi lascio guidare dal fatto che la mia musica debba raccontare qualcosa. La mia priorità è essere un divulgatore e riuscire a trasmettere all’ascoltatore qualcosa, anche irritazione se gli da fastidio.

  • Dedica molto tempo alla didattica, cosa cerca di trasmettere ai ragazzi quando va ad insegnare nelle scuole?

A me piace non insegnare la musica ma incuriosire e trasmettere la voglia di cercare per conto proprio. Tu la musica non la puoi spiegare, sarebbe come cercare di spiegare il contatto con un dipinto o con un profumo; cerco di dare un minimo di nozioni di base, senza anticipare nulla perché ognuno di noi ha una reazione diversa davanti all’arte. Per me la cosa importante è che i miei alunni abbiano tanta curiosità, quella è l’unica molla che serve.

  • Vuole dare infine qualche consiglio alle persone che si avvicinano o si vogliono avvicinare al canto corale?

Non dovete accontentarvi di quello che ricevete in sede di prova ma autonomamente dovete imparare un minimo di abc musicale, per avere un rapporto diretto con la musica e non solo filtrata dall’insegnamento del maestro. Abbiate fiducia nel coro ma non esitate a cambiare coro se non vi doveste più trovare bene.

 

In questi tre giorni di Workshop non è mancato nulla ai partecipanti, sia interni che esterni all’associazione culturale. Una splendida full immersion nel canto corale, nella tecnica, nell’esecuzione e nell’improvvisazione, tutto con un tocco quasi magico.

Si può senza ombra di dubbio affermare che il maestro Lanaro si è dimostrato un ottimo pedagoga, capace di trasmettere ai partecipanti al corso la sua passione per la musica, ravvivando in molti la fiamma della curiosità, troppo spesso a rischio di spegnimento in questo mondo grigio e poco aperto alle eterogenee forme d’arte. E mostrandosi un grande interprete di anime, rendendo tutti partecipi e mostrandosi disponibile ad ogni richiesta di consiglio o aiuto in ambito musicale.

Speriamo di rivedere presto il maestro Lanaro nella nostra città, magari nella sua veste di direttore di coro durante un concerto o un gemellaggio tra cori.

a cura di Ilda Dinuzzi

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Ilda Dinuzzi
Ilda Dinuzzi nasce a Trani il nel 1992. Durante la sua infanzia sviluppa l'interesse per la musica e decide di percorrerne la strada studiando per dieci anni solfeggio e violino; da tredici anni è parte attiva della corale polifonica "Il Gabbiano" di Barletta, con la quale ha potuto vivere molteplici esperienze musicali. Nel 2010 si diploma presso l'IPSSAR di Margherita di Savoia e nel febbraio 2016 consegue la laurea in “Scienze dei beni culturali” presso l'Università degli studi di Bari "Aldo Moro". La sua propensione alla bibliophilia la porta nel 2014 a decidere di aprire il blog, un spazio in cui dove condivide le sue opinioni e riflessioni sui vari libri letti, passioni ed esperienze vissute. Attualmente è redattrice di Barletta News occupandosi prevalentemente di musica, libri e teatro ed è anche in attesa di continuare il suo percorso di studi in Archivistica e Biblioteconomia presso l'università La Sapienza di Roma.

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