Barletta News intervista la cantante pugliese Serena Fortebraccio – Parte II

Prosegue la seconda parte dell’intervista di Rocco Di Fonzo a Serena Fortebraccio

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Il 2008 è un anno importantissimo per la tua carriera musicale. Entri a far parte dell’ensemble Faraualla, con il quale collabori ancora oggi. Inoltre, con loro partecipi a innumerevoli festival, alcuni all’estero. Ecco, voglio che mi spieghi cosa rappresenta per te, in quanto cantate e donna pugliese, far parte di un progetto così riconosciuto a livello nazionale e internazionale come quello delle Faraualla. Inoltre, che differenza hai riscontrato tra l’esibirti all’estero e in Italia?
Il mio ingresso nell’ensemble vocale Faraualla è stato un grande regalo. La mia ricerca intorno all’universo-voce ha tratto grandi spunti dalla produzione e dagli spettacoli di questo gruppo ormai storico (nel 2013 Faraualla ha compiuto ben 18 anni di attività); lavorare in questo progetto che seguivo da diversi anni mi ha dato fortissimi stimoli artistici e mi ha portato in giro collezionando esperienze importanti ed interessanti. Ricordo, tra le tante, la nostra partecipazione all’edizione 2008 del Festival “Bari in Jazz”, già diretto da Roberto Ottaviano, durante il quale ci esibimmo, insieme ad artisti pugliesi di varie estrazioni artistiche, con Bobby Mc Ferrin. Fu la realizzazione di un sogno. Ricordo, inoltre, la nostra collaborazione con Pino Minafra e la sua Banda, collaborazione ancora attuale, un’altra esperienza entusiasmante che ci ha fatto volare a Berlino per portare il nostro patrimonio culturale bandistico con i Riti della Settimana Santa sul palco del Teatro della Filarmonica di Berlino. Con Faraualla l’attività di ricerca si esplica su diversi fronti artistici, e svariate sono le nostre collaborazioni con il Teatro e la Danza, le nostre collaborazioni con altri musicisti che ci invitano a partecipare alle loro pubblicazioni discografiche e le nostre, ormai stabili, incursioni nella musica Medievale ed Antica, con l’ensemble Calixtinus di Giovannangelo De Gennaro, con il quale abbiamo pubblicato “Miragre!” per l’etichetta indipendente pugliese Digressionemusic. Abbiamo così la possibilità di portare il nostro Sound fuori dai confini della World Music, e di crescere continuamente immerse in un humus culturale ricchissimo. Tengo a sottolineare poi, la fortuna di lavorare con le donne. Noi passiamo tantissimo tempo insieme, anche al di fuori dalle attività lavorative, e ci confrontiamo continuamente su arte, musica, politica e quant’altro, approfondendo un legame che ormai ha del familiare.

Il 2013 è un altro anno decisivo per la tua carriera, non solo perché è l’anno in cui è uscito il nuovo lavoro delle Faraualla, dal titolo “Ogni Fore Male”, ma soprattutto perché ha visto il debutto del tuo progetto su Bjork, “A Shape of a girl”. Quando penso a Bjork penso al termine tedesco, coniato da Sigmund Freud, das Unheimliche, ovvero il Perturbante. Questo aggettivo sostantivato intende esprimere quell’attitudine del sentimento umano che scaturisce dall’essere al cospetto di un fatto, un evento, una persona o un oggetto avvertito come familiare ed estraneo al tempo stesso. Dal mio modesto punto di vista Bjork rappresenta la trasposizione musicale del concetto di Perturbante, insomma è il perturbante in musica. Infatti, la cantante islandese riesce a essere tanto algida e al tempo stesso inattuale nelle sue sonorità vocali, quanto familiare e riconoscibile, quasi domestica e quotidiana, nel suo modo fanciullesco e spontaneo di portare la musica fuori di sé, sul palco, nella vita, nel cinema. Pertanto, ti chiedo: chi è per te Bjork, e perché debuttare da solista proprio con un lavoro su di lei?
In effetti questo lavoro è nato intorno agli aspetti del mondo musicale che da sempre stimolano la mia fantasia e che hanno contribuito alla mia crescita. In primis la Voce, come strumento di comunicazione artistica estremamente duttile, polimorfo e così diretto. Da studiosa della voce ho scelto un’artista, Bjork, che ha accompagnato il mio percorso sin dall’adolescenza e la cui voce, inconfondibile e così personale ed espressiva, mi ha contagiato nella ricerca profonda e, ti dirò, non ancora conclusa della mia voce autentica. Inoltre, ciò che più mi ha appassionato di Bjork è il suo approccio al suono: libero, audace, colto ma anche così legato alla sua provenienza geografica. Le sue composizioni offrono svariati livelli di fruibilità, e l’aspetto squisitamente musicale e compositivo non è da sottovalutare. Ecco perché volevo e dovevo cantare quelle note, rendendole mie e leggendole attraverso il mio linguaggio. Direi che l’esperienza con Bjork è stata per me davvero Perturbante, nel senso che entrare in contatto con la sua musica e la sua vocalità ha trasformato il mio pensare e sentire musicalmente, e ampliato il mio raggio d’azione.

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Dopo questi due importantissimi lavori, che di certo non sono conclusi, ma sempre in divenire, in continua e costante mutazione sperimentale, quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando e su cosa ti piacerebbe estendere la tua ricerca sonora?
In effetti il progetto Bjork continua a trasformarsi e ad entrare in osmosi con le mie esperienze attuali. Ho da poco aperto una collaborazione con il noto pianista Kekko Fornarelli, che sta portando la sua musica e la Puglia in giro per il mondo ormai da diversi anni, e che sono certa darà un carattere nuovo alle mie idee, in questo progetto. Sono poi concentrata su un progetto inedito di Musica Elettronica, con il musicista barese Roberto Matarrese, in fase creativa ancora embrionale, del quale non dico altro. Tornare ad un’antica passione è per me molto divertente ed appagante. Spero che presto questa nostra esperienza possa diventare un discoUn’altra bella collaborazione è quella con il batterista Fabio Accardi, mio grande amico, con il quale sto sperimentando un sound molto moderno e ricco di influenze rock e soul-jazz. Il progetto si intitola “Armstrong and the Persuaders” e stiamo iniziando a portarlo in giro nei Club. Insomma, vi aspetto ai concerti!

 Vorrei concludere questa nostra conversazione con una domanda sul tema del rapporto tra l’arte e la nostra terra. Sono ormai più di dieci anni che la musica è diventata per te non solo una passione sconfinata ma anche e soprattutto una professione di tutto rispetto. Per usare le parole di una famosa canzone di Elio e le storie tese, adesso finalmente la musica ti da il pane, e lo fa proprio in questa difficile quanto affascinante terra del Sud. Non a caso, la cosa che più mi colpisce della tua carriera è che sei riuscita, anche se attraverso momenti difficili,  a fare della musica la tua vita e il tuo lavoro senza dover mai abbandonare la Puglia. Ti chiedo: è stata una tua scelta o una necessità? E com’è vivere di musica in Puglia? È stata fortuna, caso, sorte oppure si può davvero, se lo si vuole con forza, fare arte anche in questa terra? Tra l’altro, bisogna anche tener conto che hai scelto di dedicarti a generi musicali che non sono quasi mai associati a fama e successi immediati qui in Italia.
Ho scelto di rimanere in Puglia perché sono molto affezionata alla mia Terra. Sono convinta che la Puglia sia un territorio che straripa di talenti e di idee, e non è stato difficile crescere come musicista e professionista della cultura in questo ambiente così fecondo e pieno di storia e tradizione. Ciò che manca da sempre in Puglia, e continua a mancare, nonostante l’idea che se ne può trarre guardandola dall’esterno, sono gli strumenti organizzativi per far si che le realtà artistiche operanti in Puglia possano unire le forze e collaborare sul territorio, rafforzando la propria produzione e potendo così estendere più facilmente il loro raggio d’azione su tutto il territorio nazionale e all’estero. Ciò che manca in Puglia sono le strutture, le sale da concerto, gli spazi dove i ragazzi possano condividere il percorso di crescita, ed infine, le risorse economiche, ma questo è un problema nazionale, legato prevalentemente al disinvestimento, dall’alto, sulle risorse artistico-culturali del nostro paese. Per me rimanere nella mia terra d’origine è stato un atto del tutto naturale, anche grazie alle svariate collaborazioni che ho stabilito qui come quella con Faraualla e l’insegnamento in una scuola prestigiosa come il Pentagramma. Sono però molto curiosa di scoprire com’è fare musica all’estero e, non ti nego, sono molto attratta dall’idea di emigrare, se non definitivamente, almeno per esperienze circoscritte, o comunque più lunghe di un soggiorno per un concerto. Vorrei provare a confrontarmi con altri modi di fare musica, altre tradizioni e altre culture perché, hai ragione, la musica mi da il pane oggi, ma il “companatico”, e per companatico intendo i nuovi stimoli, le sfide, il nutrimento della mente e del cuore oltre che un maggiore riconoscimento professionale agli artisti, non può mai mancare in una vita che voglia definirsi piena ed in continua crescita. Mai mangiare sempre le stesse cose!

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Rocco Di Fonzo, 37 anni, laureato in filosofia presso l’Università “Aldo Moro” di Bari e docente abilitato in storia e filosofia tramite TFA, Tirocinio formativo attivo. Ha inoltre seguito un Seminario di Tutoraggio alla Creazione d’impresa organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese e un Corso di Storia e didattica della Shoah (Conoscere, Pensare, Insegnare la Shoah) presso l’Università “Aldo Moro” di Bari. Ha lavorato per tre anni presso l’Eureka plus s.r.l. di Bari in qualità di docente tutor e consulente per la preparazione di tesi di laurea. Nel 2001 scrive la sceneggiatura per il corto “Appetiti letterari di una pianta grassa”. Nel settembre 2004 recita nel corto “L’inferno di Damien”. Nel giugno del 2005 compie la sua prima formazione da attore recitando nello spettacolo “La ballata del carcere di Reading”. Nel 2006 entra a far parte della compagnia teatrale Fabrica#Famae in qualità d’attore. Nel marzo 2006 sostituisce un detenuto nello spettacolo “Cuore di cane”, lavoro incluso in un laboratorio svolto con i detenuti della Casa Circondariale Maschile di Trani. Nell’estate del 2006 recita nello spettacolo “L’artificio del nulla: spettacolo s-concerto”, spettacolo incentrato sulle teorie teatrali di Carmelo Bene. Nel novembre 2006 ha recitato in una reinterpretazione postmoderna del “Don Giovanni” di Moliere. Nel gennaio del 2007 recita come attore protagonista nel corto “Caffè lungo”. Nei primi mesi del 2007 ha fondato con i membri della compagnia teatrale Fabrica#Famae, lo Spazio O.F.F (Opificio Fabrica Famae). Lo Spazio O.F.F è un teatro indipendente, un centro d’arte polifunzionale, uno spazio dedicato allo spettacolo dal vivo in tutte le sue forme. Per i tre anni della sua esistenza ne ha curato l’organizzazione, la comunicazione e l’amministrazione. Attualmente insegna storia e filosofia in un liceo classico paritario. Grande passione per la scrittura in tutte le sue forme, anche se in particolar modo per la poesia. Ama la musica indie e post rock, da ragazzo ha suonato la chitarra e il basso in diversi gruppi musicali. Ha una grande passione per il fumetto, da giovane in particolar modo quello italiano, che in seguito ha abbandonato preferendogli quello nord europeo e soprattutto quello giapponese.

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