Intervista a Dalila Palumbo, fashion designer pugliese sul podio finlandese di “The World Congress of Mastertailors”

Ne ha già fatta tanta di strada Dalila Palumbo tra avventurosi viaggi e grandi soddisfazioni. La ragazza prodigio pugliese a soli 21 anni ha  avuto l’onore di rappresentare l’Italia al “The World Congress of Mastertailors in Tempere”, concorso internazionale di moda tenutosi in Finlandia dall’11 al 15 agosto. Sicuramente una grandissima soddisfazione per lei dopo quella che ha ottenuto in precedenza, classificandosi al primo posto nelle selezioni regionali nell’8°edizione del concorso regionale biennale “Manichino d’oro” che le ha consentito di sfilare ad Alta Roma. Oltre a partecipazioni e premi di un certo calibro, Dalila è designer della sua linea firmata Isabel Pabo (suo secondo nome + abbreviazione del cognome), arrivata già alla terza collezione.
Nel suo sangue scorre l’arte: suo padre, nonché suo maestro di vita, ha sempre coltivato e coltiva tuttora la passione per la pittura, la scultura, la musica, il disegno… e ovviamente la moda! a tutto ciò va aggiunta la sua alta formazione (come modellista) presso l’Accademia del Lusso che le ha dato le basi fondamentali per diventare una talentuosa stilista, oggi sempre più in crescita.
Al “The World Congress of Mastertailors in Tempere”, l’Italia è stata rappresentata dalla molfettese prodigio e dal partenopeo 28enne di sartoria maschile Giancarlo Del Prete vincitore regionale del concorso “Forbici d’Oro”. Dalila si è ben piazzata al secondo posto riscuotendo un enorme successo. I due si sono distinti per il loro stile unico e soprattutto Made in Italy.
Dopo questa strabiliante esperienza, Dalila Palumbo si è concessa ai lettori di Barletta News per far conoscere il suo mondo, i suoi progetti e alcuni dettagli dell’esperienza finlandese.

Sei reduce da questa importantissima esperienza. Raccontaci come è andata, che emozioni si provano in un contesto del genere?

È difficile riuscir a trovare le parole adatte per descrivere un’esperienza del genere. Indescrivibile probabilmente sarebbe l’aggettivo più corretto. Da intraprendente ventenne, ho raccolto mesi fa una sfida, quella di rappresentare il mio paese al “The World Congress of Mastertailors” e da testarda quale mi reputo, questo viaggio non poteva che aver un esito positivo. Il countdown prima della partenza è stato un vero e proprio disastro: alternavo momenti di irrefrenabile felicità e adrenalina a momenti di nervosismo, ansia e paura di non farcela o di esser troppo giovane e inesperta per qualcosa di così importante; ma se avevano scelto me un motivo doveva pur esserci. Poca stima in me stessa? Forse, ma  in genere penso che non bisogna mai esser troppo convinti di se stessi. L’unica cosa di cui ero convinta è che questo era il “MIO” viaggio, il “MIO” sogno, la “MIA” sfida, più che con gli altri con me stessa e che comunque sarebbe andata sarebbe stato un successo.

Hai voluto rappresentare a pieno il made in Italy ma con l’impronta di Isabel Pabo. Descrivici l’abito che hai portato al concorso.

Lo “stampo” italiano, il cosiddetto Made in Italy, è riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo da sempre; non a caso la maggior parte dei grandi nomi dell’haute couture sono italiani. Le linee classiche ed eleganti, l’alta qualità dei tessuti e sartoriale, la ricerca del particolare che fa e crea la differenza sono gli ingredienti essenziali per un capo made in italy. Consapevole di questo, una volta ricevuta la stoffa e le indicazioni sul capo da confezionare, ho optato per un tailleur dalla linea essenziale ma con qualche piccolo accorgimento. Sono pur sempre una ragazza di 22 anni e a noi giovani è dato il compito di portare “freschezza” e “innovazione” nel settore. Ho deciso dunque di unire la tradizione allo stile PABO e il classico pantalone a “sigaretta” o a “palazzo” si è trasformato in uno pseudo “pantagonna”, un trousers a vita alta dalla linea molto larga e più corto del classico pantalone da tailleur. Per la linea della giacca ho scelto qualcosa di molto sfiancato con spacchi su tutto il perimetro inferiore della giacca per creare movimento data la morbidezza del tessuto e la visione che avevo in mente del mio capo. Volevo creare qualcosa di veramente unico che lasciasse incantati, incuriositi e piacevolmente sorpresi e dato il successo di alcuni capi creati in precedenti collezioni ho deciso di dipingere il mio tailleur. Creata dunque la struttura “base” ho proseguito con una ricerca sulla flora e la fauna del Mar Mediterraneo (come meglio rappresentare il nostro paese se non con il mare!). Infine ho impreziosito il tutto con il ricamo di Swarovski, pietre dure, coralli naturali e paillettes in madreperla per valorizzare ancora di più l’importanza di un capo che è stato definito “The Jewel Artwork” (l’opera gioiello). Dato l’interesse, la curiosità, le centinaia di foto e complimenti che ha suscitato la mia creazione, penso di aver centrato a pieno il mio obiettivo.

Hai esperienza da vendere nonostante la tua giovane, ma come affronti  paure, ansie e successo?

Come precedentemente detto, nonostante la mia apparente calma, per non destare preoccupazione nei miei cari, ci sono stati molti momenti di tensione non solo per paura di non essere all’altezza di un compito così importante, ma anche nella parte di progettazione e lavorazione, in cui avevo davvero centinaia di idee nella testa discordanti l’una dall’ altra. Un artista non è mai contento della sua opera e cerca sempre di perfezionarla ed io in questo mi definisco “maniacale”. Fortunatamente però la presenza “invisibile” ma sempre presente di chi amo, delle mie amate collaboratrici (Maria Rosa Silvestri, Gaetana di Corato e Geromina Pansini) e del delegato regionale pugliese nonché maestro sarto Mario Pastore, mi ha aiutato a portare a termine con successo questo percorso. L’educazione e i valori che i miei genitori mi hanno trasmesso sono il segreto di tutto. Mi hanno insegnato ad esser sempre me stessa a raggiugere gli obiettivi che ho prefisso nella mia vita con sacrificio e dando sempre il massimo, ad aiutare chi è meno fortunato di me ed a non guardare chi lo è di più. Mi hanno insegnato che la maturità di una persona si evince dal sorriso e dalla stima della gente a cui tendi una mano, dalla professionalità e dall’impegno posto non solo nel lavoro, dall’amore che si dona al prossimo senza interessi. Mi hanno insegnato che un cuore grande non ha conto corrente ma ti può rendere più ricca ed importante di qualsiasi altra persona.

Hai rappresentato l’Italia in Finlandia: secondo te con che occhi ci guarda il mondo nel 2015?

Nonostante il difficile momento che affronta il nostro paese, l’Italia all’ estero è vista come un paese magico, ricco di arte, storia e soprattutto buon cibo. Nel mio settore suscita sempre interesse, ammirazione, curiosità. Non a caso durante i workshop la mia postazione e quella del mio collega Gianfranco del Prete erano le uniche che brulicavano di visitatori, maestri sarti di altri paesi pronti a far mille domande, curiosi, fotografi e quant’altro. L’Italia è l’Italia e dovremmo curare, apprezzare e valorizzare maggiormente ciò che abbiamo.

Vuoi fare un bilancio di questa settimana finlandese?

Sono partita precisamente dal 10 al 16 agosto e in questi giorni ho vissuto esperienze e conosciuto persone meravigliose. Può esser scontato dire questo, ma è stata realmente un’esperienza unica nel suo genere che mi ha arricchita tanto non solo a livello professionale ma anche come persona. Conoscere ed approcciarsi a culture diverse permette di arricchire il proprio bagaglio d’esperienza, vedere all’opera e confrontarmi con i miei colleghi mi ha permesso di apprendere altri “trucchi” del mestiere, poter osservare l’operato dei maestri sarti italiani ma anche la stravaganza, l’eleganza ed i tessuti utilizzati dei maestri sarti stranieri mi ha dato nuove idee per le prossime collezioni. Un’esperienza del genere non può che regalarti emozioni ed arricchirti.

L’italia è arrivata al secondo posto  per la sartoria maschile e femminile. I primi classificati sono stati i concorrenti di Taiwan: cosa ne pensi di questa posizione?

Ci riteniamo soddisfatti del risultato e del riscontro ottenuto ma inferiori a nessuno. Il livello era altissimo ed ogni paese ha rappresentato al meglio il proprio stile e noi italiani ci siamo distinti indubbiamente per creatività eleganza ed alto livello sartoriale.

Quando e in che modo hai deciso di realizzare una tua linea personale? Come è nata l’idea e l’ispirazione per Isabel Pabo.?

Avendo viaggiato molto all’estero avevo incamerato da buona “cool hunter” tantissime idee. Volevo concretizzare ciò che mi balenava in testa da sempre. La paura di non farcela, di prendere decisioni affrettate o errate mi accompagnava e mi  accompagna tutt’ora, ma essendo una ragazza molto testarda e combattiva ho iniziato ad inseguire il mio obiettivo, non curante dell’iniziale dissenso di mio padre, con sacrifici e tenacia. Al contrario il mio sogno ha trovato sin da subito il sostegno delle mie donne: mia mamma e mia sorella, tutt’ora le mie più grandi sostenitrici.
L’idea di una prima mini collezione è nata da una semplice proposta di collaborazione in un evento moda svoltosi a Bisceglie; era il momento giusto, non potevo perdere un’occasione del genere. Non ancora terminati gli studi in modellismo, presso l’Accademia del Lusso, ho deciso di affiancatami dunque ad una maestra sarta della mia città, la mia prima collaboratrice, Maria Rosa Silvestri. Così ho cominciato a dar vita a ciò che sarebbe stato l’inizio del mio sogno. L’ispirazione delle mie collezioni proviene da tutto ciò che mi circonda che osservo, il taglio di una giacca, di un vestito o di un pantalone, l’abbinamento di un colore può celarsi dietro la nuance di un fiore come può derivare da qualsiasi altra cosa anche la più assurda. Ricordo con molta simpatia la nascita del mio primo abito da sera, avevo adottato da poco il mio tenero cucciolo dal canile della mia città. Come precedentemente detto l’ispirazione può derivare dalle cose più strane e la sua silhouette snella ed il suo manto nero lucidissimo hanno dato vita nella mia mente ad un abito da sera aderentissimo in velluto nero che destò non poco scalpore durante il défilé grazie alla sua linea pulita ed elegante valorizzata da scollature molto audaci.

Hai definito spesso Isabel Pabo come una linea camaleontica nel senso di stile, colori e tessuti diversi che si innescano tra di loro. Questo perché ritieni che la donna odierna (te compresa) sia camaleontica, sempre in evoluzione e con tante identità?

Oggi le figure femminili rivestono molteplici ruoli: lavoratrice, donna di casa, mamma e quanto altro, con le più sfaccettate personalità. C’è la donna a cui piace apparire, quella semplice, quella che non rinuncia al proprio stile neanche nella quotidianità, quella che tiene e cura la propria immagine solo in occasioni particolari, la donna che associa il vestirsi al coprirsi a causa del fisico importante, la maniaca della moda o quella che va controcorrente, c’è la donna a cui piace star comoda, quelle acqua e sapone o la donna mamma a cui piace la praticità, etc. Penso che “incanalarmi” in un unico stile non definisca a pieno la mia personalità. Lo stile di un designer rappresenta il designer stesso è per questo che definisco “Isabel Pabo” camaleontica, Dalila lo è. Amo vestire in maniera sportiva o casual, adoro lo stile ominile e la super eleganza quando serve. Al congresso mi sono divertita molto nello sfoggiare i miei capi, erano tutti sorprendentemente colpiti dalla versatilità del mio stile dagli abbinamenti e dai meravigliosi tessuti italiani che utilizzo o che spesso dipingo per creare i miei outfit.

Dalila Palumbo hai raccolto giovanissima tante soddisfazioni ma dove ritieni che tu debba ancora crescere e migliorare?

A quasi 22 anni, direi che ho ancora tanta, tantissima strada da fare e non mi riferisco solo al lavoro dove realmente non si finisce mai di imparare. Sono una ragazzina che insegue il proprio sogno commettendo alle volte errori e imparando da essi. Fortunatamente però, probabilmente per deformazione professionale, essendo un’attenta osservatrice, imparo molto anche osservando gli altri. Avendo un bel caratterino inoltre, molti lati del mio carattere sono ancora da smussare. Sono consapevole di aver ancora tanta strada da fare, sono solo agli inizi del mio percorso, non solo lavorativo ma soprattutto di vita.

Diventare una fashion designer affermata e realizzata  in Italia è molto difficile.  Tu rappresenti una delle poche eccezoni: sapresti dire qual è stata la tua chiave di successo?

La caparbietà e l’amore irrefrenabile per il mio lavoro. Non è tutto rosa e fiori come appare, ci sono centinaia di sacrifici dietro tutto ciò. Ma so qual è il mio obiettivo e lo raggiungerò.

Quando hai sentito dentro di te la vocazione di diventare stilista?

Non è una vera e propria vocazione, per me è una necessità. Sin da piccola ho sempre coltivato l’amore per l’arte nelle forme più varie adoravo disegnare, dipingere, creare mi affascinava. Tuttavia per molti anni ho dovuto reprimere questo piacere, che con il passare del tempo è divenuto un bisogno, una necessità appunto. Creare, inventare, poter dar libero sfogo alla mia fantasia mi fa star bene, mi fa sentir viva è una sensazione difficile da spiegare e per molti sembrerà anche un esagerazione, ma il mio lavoro è qualcosa di semplicemente meraviglioso. Non ci sono canoni da seguire, l’arte è libertà, nessuno può dirti cosa sia giusto o sbagliato, forse è questo che mi affascina maggiormente, non si può limitare la fantasia.

Con quale stilista ritieni di avere aspetti in comune? Vorresti collaborare con un tuo “simile”o con chi produce una linea completamente diversa dalla tua creando un mix di due contrapposizioni perfette?

Adoro stili spesso in contrasto tra loro ed inevitabilmente anche i miei designer preferiti lo sono: Jean Paul Gaultier, Dolce e Gabbana, Valentino, Armani, John Galliano, Alexander mcQueen, Stella Jean, Ermanno Scervino, Oscar de la Renta, e potrei continuare ancora. Per me sono tutti veri e propri geni della moda! Sarebbe una bella sfida progettare una linea con uno stilista con idee completamente contrastanti con le mie, difficile ma bello. Coinvolgente ed interessante sarebbe invece collaborare con qualcuno che percorre a livello stilistico la mia stessa linea d’onda, amalgamare le idee di due creativi che hanno una visione simile della moda sarebbe il massimo. Progettare ad esempio in collaborazione con uno stilista una linea da donna ed una da uomo sarebbe davvero fantastico.

 Vorresti svelarci qualcosa dei tuoi progetti futuri?

Questo viaggio mi ha dato l’opportunità di conoscere ma soprattutto farmi conoscere, molti dunque sono i progetti e le collaborazioni in atto di cui non svelo nulla per scaramanzia, ma questa esperienza è stata solo l’inizio della mia avventura e sicuramente tra qualche mese ci saranno altre novità.

Allora ci sveli cosa o chi, dell’esperienza finlandese, porterai  nel tuo cuore?

Questa esperienza mi ha insegnato tanto. Mi ha fatto capire quanto sia importante impegnarsi e credere in se stessi e nei propri sogni, mi ha dato modo di comprendere quanto lavoro ci sia ancora da fare per raggiungere i miei obiettivi e mi ha fatto tristemente render conto di quanta poca galanteria e spesso ineducazione ci sia nelle generazioni italiane odierne nei confronti di noi donne. Mi ha permesso di rapportarmi con colleghi provenienti da ogni parte del mondo, di condividere bei momenti con persone splendide come Giancarlo Ferri, Bruna Mojani etc, di conoscere grandi Sarti italiani, e non solo, come il Maestro Daniele Robu, il Maestro Papotto , il Maestro Mariani, il Maestro Silvani, etc. ed in particolare apprezzare le grandi doti artistiche del Maestro Franco Puppato rinomato “tailors” veneziano dallo stile e dalle idee sorprendenti, in cui ripongo tutta la mia ammirazione. Ho avuto l’onore inoltre di conoscer meglio i presidenti dell’Accademia Nazionale dei Sartori, il Maestro Mario Napolitano ed il Maestro Sebastiano di Rienzo, che colgo l’occasione di ringraziare per l’opportunità i consigli e la carica data durante tutto questo percorso. Ho avuto il piacere di condividere quest’esperienza e confrontarmi sin da subito con un talentuoso ventottenne napoletano, Giancarlo del Prete, nonché mio collega in questo splendido viaggio. Ho cercato di vivere a pieno questo esperienza cogliendo anche il più piccolo insegnamento da ogni situazione che mi si presentava, come quindi non ringraziare il mio” mentore” in quest’avventura Massimo Gradini, che mi ha consigliata ed indirizzata in ogni momento, un uomo splendido in cui ripongo molta stima.
Torno a casa dunque con molta più sicurezza in me stessa ed un grosso bagaglio d’esperienza che mi ha arricchito e fatta maturare tantissimo.

Ringraziamo Dalila Palumbo per la sua cortese disponibilità. Potete ammirare sotto i suoi momenti più salienti alla partecipazione del concorso.

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