Intervento di Ruggiero Quarto sulle acque reflue

<<Una voragine infinita, un pozzo senza fondo che continua a bruciare soldi pubblici. Questa è l’ARIF, l’Agenzia Regionale che si occupa delle Attività Irrigue e Forestali. È fra le più grandi società pubbliche nelle mani della Regione Puglia, con i suoi 1.200 dipendenti. Un numero variabile nel tempo, a seconda delle pressioni elettorali e politiche che hanno spinto i dirigenti dell’agenzia a fare, negli anni scorsi, assunzioni a valanga. Un ente con compiti fondamentali come la salvaguardia dei boschi e soprattutto la gestione irrigua delle campagne. È questa l’attività che dovrebbe portare soldi in cassa. Ma in realtà avviene il contrario. L’ARIF ha buchi dovunque, dalle tubature che portano l’acqua nei terreni fino ai bilanci. Proprio nell’attività irrigua l’ente nel 2016 ha uscite per 20 milioni di euro e entrate per 3,6……..Il Commissario Ragno ha presentato una relazione in cui ha elencato le problematiche del sistema ARIF. Dalla palese obsolescenza tecnico funzionale delle strutture irrigue per assenza di reali investimenti alle disfunzioni nella distribuzione di acqua per rotture delle reti di distribuzione e degli idranti.>> (da Repubblica, 19-5-2017)

L’ARIF è presente anche a Barletta con l’impianto irriguo “vascone di Antenisi”, ubicato a Sud-Ovest del suo agro (Km 9 di via Canosa), al quale vengono pompate acque dalla falda carsica, che si irradiano in una rete di distribuzione per l’irrigazione delle campagne.  Dire che questa struttura irrigua è obsoleta è un eufemismo. È letteralmente a pezzi. È un colabrodo sin dalla partenza, con mega perdite nei tubi, bocchette inattive e rotte. Non ha pressione, se non quella idrostatica, che però ne impedisce l’utilizzo alle campagne che non si trovano a grande differenza di quota dal vascone. E, purtroppo, anche la mia campagna è in sofferenza incredibile. Il più delle volte l’acqua non esce dalle bocchette o, allorché sgorga, lo fa senza pressione per semplice spandimento e con portate ben al di sotto di quelle garantite da ARIF. E se quel poco arriva lo si deve anche all’abnegazione degli addetti all’impianto, che tra mille difficoltà, correndo su e giù grondanti di sudore, giostrando nell’apertura e chiusura dei distretti irrigui e riparando le continue rotture, riescono a mettere una toppa al disastrato impianto. Sarà pur vero che i ricavi sono il 20% dei costi, ma i 21 euro l’ora che paghiamo sono esorbitanti rispetto al servizio fornito! La mia esperienza e testimonianza dimostra inequivocabilmente che il problema dell’ARIF non sono le maestranze, ma le strutture e chi decide. Se non funziona la testa, le braccia rischiano movimenti scomposti. D’altronde, è ciò che succede per tante strutture pubbliche. Si sperperano risorse, la malapolitica la fa da padrone e soffrono gli utenti e anche i dipendenti.

Al vascone di Antenisi erano destinate le acque reflue del depuratore di Barletta, affinate da un impianto, costruito, collaudato e bocciato nel lontanissimo settembre 2011, per il quale erano stati spesi (in parte dilapidati?) circa sette milioni di euro! Grazie, ora, all’adeguamento del depuratore e progettazione di moduli di affinamento più appropriati dei passati, al vascone dovrebbero giungere le acque reflue idonee per gli usi irrigui. Bene. Ciò stresserà di meno le falde idriche a rischio salinizzazione e diminuirà lo scarico di inquinanti liquidi a mare nel periodo estivo. Ma se la politica non vuol fare solo “proclami” deve risolvere per intero il problema. Siamo fin troppo abituati alle opere pubbliche incompiute e/o inutili, cominciate per una manciata di voti o per distribuire prebende e mai finite o vane. E quella in questione, finora, appare proprio così.

Per una soluzione efficiente occorre ristrutturare, forse addirittura riprogettare e ricostruire, il fatiscente impianto di distribuzione, ingrandirlo e cercare altri recapiti. Parliamo di molti milioni di euro che una Politica attenta all’Agricoltura e all’Ambiente deve mettere in conto.

Un dato su tutti: AQP dice che il progettato impianto di affinamento produrrà 3.5 milioni di m3 l’anno (circa 1.2 nel periodo irriguo), mentre ARIF ad Antenisi mi risulta stimi il fabbisogno in 180 mila m3! Ciò significa che il 95% del refluo affinato andrà a mare! L’85% nel periodo irriguo! Affinché il refluo, in estate, sia utilizzato tutto nei campi, occorre sestuplicare il consumo. Nuovi distretti irrigui e forsanche vasconi. Tanti soldi. E, ad oggi, non mi pare che qualcuno si sia posto il problema.

L’assessore regionale Giannini e il presidente della V Commissione del CR Puglia Caracciolo hanno dichiarato la loro cura nel trasferire risorse economiche a favore di questo importantissimo problema. Ma l’impegno non può finire nell’elargire il finanziamento! La conclusione deve essere l’opera finita ed efficiente! È per tal ragione che invito i su citati, desiderosi di sconfiggere la politica proclamatoria, a che siano soddisfatte le necessità delle campagne, delle falde idriche e del mare.

Non dimentichiamo, poi, che il turismo balneare, enogastronomico e culturale sono un’opportunità gigantesca che Barletta non può lasciarsi sfuggire!

Ruggiero Quarto (Docente di Geofisica – Università di Bari)

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Ruggiero Quarto
- Laureato in Scienze Geologiche, Università di Bari, con il massimo dei voti. - Vincitore di una Borsa di Studio nel Consiglio Nazionale delle Ricerche per il “Progetto Finalizzato Geodinamica – Rischio Vulcanico”. Quindi Borsista CNR dal 1978 al 1981. - Vincitore del concorso d’idoneità al ruolo di ricercatore in Geofisica Applicata nel Novembre del 1981. - Ricercatore confermato in Geofisica Applicata (settore disciplinare GEO11) presso il Dipartimento di Geologia e Geofisica dell’Università di Bari. -Relatore di numerose Tesi di Laurea in Geofisica Applicata, nell’ambito del Corso di Laurea in Scienze Geologiche dell’Università di Bari. - Seminari ed esercitazioni, sia di laboratorio che di campo, su tecniche di acquisizione e interpretazione di dati geofisici, per gli studenti delle varie discipline geofisiche per i Corsi di Laurea in Scienze Geologiche e Beni Culturali dell’Università di Bari.

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