Inquinamento: la nostra salute a rischio per colpa di chi?

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Da un po’ di anni a questa parte mi frulla in testa il famoso dubbio amletico che, adattato, recita così “Cosa facciamo: mettiamo la maschera antigas o cambiamo vita?”

La domanda ha assunto ancora più pressante bisogno di risposta all’indomani della nota, a firma di Savio Chiariello, Giacomo Ditrizio e il gruppo Attivisti 5 Stelle Barletta, nella quale si afferma che “ Quando si parla di salute dei cittadini, la trasparenza è d’obbligo. Anche in questa occasione l’amministrazione Cascella non ha recepito le istanze dei cittadini e movimenti che da mesi chiedono di poter accedere ai dati della seconda campagna di monitoraggio della falda acquifera nella zona industriale di Barletta”.

Ovviamente l’importanza della nota non è circoscritta alla denunzia ma ai dati, veramente allarmanti, riportati dagli Attivisti 5 Stelle che confermano una realtà: nelle nostre città si soffoca. Non solo in quelle grandi, come Roma e Milano, avvolte da una nera coltre dello smog già da parecchio. No, adesso non si respira nemmeno a Ferrara, Perugia, Ravenna e… Barletta.

L’elenco potrebbe continuare a lungo, perché sono oltre cento le città italiane “chiuse per inquinamento” con provvedimenti di emergenza di sindaci e presidenti regionali. E almeno 30, secondo i dati di Legambiente,  “andrebbero chiuse per oltre 150 giorni l’anno”: tanti sono infatti i rilevamenti che superano la soglia di pericolosità delle famigerate polveri sottili.

Anche perché, afferma l’oncologo Paolo Crosignani, che ha effettuato la stima scientifica degli effetti dell’inquinamento sulla salute dei milanesi, “non ha senso parlare di soglie dal punto di vista biologico. L’effetto della media elevata è molto più forte dei picchi”.

Tutta colpa dell’aria, la cosa più preziosa che abbiamo, che a forza di subire l’aggressione continua degli scarichi delle auto (causa al 70% del livello delle polveri) e delle industrie, non ce l’ha fatta più e si è ammalata.

Complice il bel tempo, l’assenza di vento, la pioggia che non arrivava mai (il dilavamento dell’acqua o la brezza abbattono il livello di inquinanti).

Condizioni climatiche eccezionali, che però hanno assestato un colpo durissimo alla nostra salute, certo, ma anche a tutte le non-politiche ambientali seguite finora, alle tante belle parole, ai progetti mai conclusi, insomma ai tanti nulla di fatto dei nostri politici, ma anche al comportamento di noi cittadini che prendiamo l’auto per fare trecento metri, magari fin dal tabaccaio per acquistare le sigarette o raggiungere il bel centro commerciale (d’estate parcheggi straboccanti) e dulcis in fundo, la vera battaglia di comunicati ufficiali (pro e contro) quella scatenatasi, in questi giorni (un plauso dovuto ai 5 Stelle), su tutti i mezzi di comunicazione, relativamente alla questione inquinamento.

La conseguenza negativa a tutto questo scrivere e parlare (più o meno calzante) è che la sempre maggiore conoscenza dell’ambiente che ci circonda e delle cause delle malattie, può dare la sensazione (giusta, esagerata?) di vivere praticamente circondati da pericoli ma c’è chi sostiene non essere proprio così.

E proprio a queste persone chiederei se, negli ultimi tempi, hanno fatto una passeggiata nei centralissimi rioni Santa Maria e Medaglie d’Oro. Qualora non abbiano compiuto la triste incombenza sono fortunati perché, altrimenti, sarebbe stati investiti da un fetore velenoso che da mesi continua ad ammorbare l’aria di due popolatissimi quartieri i quali, sia di giorno che di notte a finestre spalancate, oltre al caldo insopportabile debbono inghiottire (nel vero senso della parola) puro veleno.

L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) da diversi anni cerca di informare tutti sul tristissimo dato che il possibile ruolo di sostanza tossiche ambientali nello sviluppo dei carcinomi, è responsabile di una quota variabile dal 7 al 19 per cento.

Al peggio non c’è mai limite.

Chi ha la sfortuna di avere la propria abitazione nei quartiere su citati, spesso non sa più (o non ha mai saputo) come difendersi da sgradevolissini odori dipendenti dalla presenza di sostanze volatili nocive. Il disagio, se vogliamo definirlo così, può trasformarsi in un pericoloso fattore di stress. L’inquinamento olfattivo dovrebbe essere equiparato a quello acustico. Nelle esalazioni prodotte da attività industriali e purtroppo a noi qui non mancano, possono nascondersi sostanza cancerogene o comunque capaci di provocare un danno diretto all’organismo.

La conclusione a tutto quanto detto è che l’inquinamento atmosferico può effettivamente causare uno stato di ansietà e paura. La percezione di una minaccia che non è ben chiara o che non viene adeguatamente spiegata pubblicamente può determinare alcune malattie psicosomatiche e forme maniacali. Queste malattie, tra l’altro, si riscontrano con frequenza maggiore dove, soprattutto per scelta politica od economica, si tende a nascondere un eventuale pericolo o addirittura dei dati di fatto, al fine di tutelare più la propria posizione che l’intera comunità.

Ci riempiono di consigli inutili nell’illusione (nostra) di poter lasciar fuori, lontano dai nostri polmoni, le schifezze con cui pian piano hanno ammorbato l’aria. Fosse vero: quelle penetrano comunque, non c’è mascherina che tenga, né ci si abitua a respirarle o si fa il “callo”, anzi: “Più ne accumuliamo, peggio è”, dice il pneumologo Luigi Allegra, perché “all’inquinamento non ci si abitua, lo si subisce”.

Ed a proposito dei personaggi “va tutto bene”, bisogna rammentare e confermare l’amara verità di Irwin Bross: “Quando dicono che qualcosa è sicura e buona per te, ciò che questo significa veramente è che è sicura o buona per loro. A questi non importa quello che succede a te. Se c’è qualcuno che proteggerà la tua vita e sicurezza, quel qualcuno non potrai essere che tu”.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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