Ingiunzione di ripristino dello stato dei luoighi

Accolto  il ricorso al Tar contro il Comune di Andria.

La Sentenza di cui vi parliamo è quella del Tar Puglia Bari numero 01360/2014. Innanzi al Tar veniva proposto ricorso contro il Comune di Andria, per l’annullamento del provvedimento del Dirigente del Settore Pianificazione del Territorio del Comune di Andria n. 355 dell’11.9.2007, notificato il 12.9.2007, con cui veniva ingiunto al proprietario di un’unità immoboiliare ” il ripristino dello stato dei luoghi relativo alla realizzazione di un vano adibito a bagno completamente accessoriato, in conformità all’uso previsto in progetto assentito con Permesso di Costruire n. 108 del 3. 7.2002 (P.E. n. 37/02), entro e non oltre novanta giorni dalla data di notifica della presente ingiunzione”.

Le violazioni di norme evidenziate dal ricorrente, riguardavano in particolare il D.P.R. nunero  380/2001, ai sensi del di cui articolo 1, veniva emesso dal Dirigente del Settore Pianificazione del Territorio del Comune di Andria il provvedimento impugnato.

Il Tar nello specifico, motivando la Sentenza, ha spiegato che ” è palese che la trasformazione urbanistica del locale per cambio di destinazione d’uso mediante opere edilizie determina un maggiore carico urbanistico in violazione della concessione edilizia originariamente rilasciata e del quale deve essere verificata la conformità con la disciplina urbanistica di zona”, ed ancora  ” secondo il consolidato indirizzo giurisprudenziale, il potere di sospensione dei lavori in corso, attribuito all’Autorità comunale dall’art. 27, comma 3, del d.P.R. n. 380 del 2001, nonché dall’art. 3 della l.r. Umbria 3 novembre 2004, n. 21, è di tipo cautelare, in quanto destinato ad evitare che la prosecuzione dei lavori determini un aggravarsi del danno urbanistico; alla natura interinale del potere consegue che il provvedimento emanato nel suo esercizio ha la caratteristica della provvisorietà, fino all’adozione dei provvedimenti definitivi. Logico corollario di ciò è che a seguito dello spirare del termine di quarantacinque giorni, ove l’Amministrazione non abbia emanato alcun provvedimento sanzionatorio definitivo, l’ordine in questione perde ogni efficacia, mentre nell’ipotesi di adozione del provvedimento sanzionatorio, è quest’ultimo che determina la lesione della sfera giuridica del destinatario, con assorbimento dell’ordine di sospensione dei lavori”.

Spiega il Tar, che, ” qualora le opere edilizie abusive risultano realizzate da tempo, non essendo necessaria alcuna sospensione di lavori, l’amministrazione comunale legittimamente può emettere l’ordinanza di demolizione delle stesse (cfr. Cons. St. Sez. V, 7/04/2006 n.1900)”.

Inoltre, il Tar, prendendo in riferimento l’art. 38 della legge n. 47/1985 rileva come questo imponga ” all’Amministrazione di astenersi, sino alla definizione del procedimento attivato per il rilascio della concessione in sanatoria, da ogni iniziativa repressiva, la quale vanificherebbe a priori l’eventuale rilascio del titolo abilitativo in sanatoria“. E’ per questo motivo che il ”  provvedimento sanzionatorio è illegittimo nella parte in cui, prima che sia stata definita la domanda di condono edilizio, dispone la demolizione dei manufatti oggetto della domanda stessa“. Ciò ha portato il Collegio del Tar  a concludere per l’accoglimento del ricorso de quo.

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