Informazione e pseudo-divulgatori

Spesso si legge o si sente che in Italia siamo all’80° posto nella classifica riguardo a libertà di stampa, parola ed opinione come accompagnamento a discorsi che sottolineano il fatto che nel nostro Paese non c’è piena libertà di espressione. Questa è la più grande ca…volata in assoluto mai detta!

È sotto l’occhio di tutti che c’è talmente tanta libertà di stampa, parola, opinione che siamo sfociati da anni nell’anarchia verbale.

Politici, giornalisti, gestori di blog, creatori di video su youtube, utilizzatori di Facebook ed utenti di internet diffondono in tutta tranquillità un gran numero di balle. Non ci sono controlli, né controllori chiamati all’esercizio di funzioni istituzionali. Non esiste il vero e il falso, il giusto o l’iniquo, il buono o il cattivo e così, spesso e volentieri, il desiderio di trovare “quello che gli altri non sanno” fa prendere per vere notizie che sono state inventate proprio allo scopo di fare cadere in trappola.

Secondo una ricerca 2014 del World Economic Forum, tra i dieci pericoli maggiori del nostro tempo c’è la diffusione di false notizie, capaci di disorientare i pensieri della gente comune. Dai risultati, purtroppo, si evince che l’attenzione pubblica è scarsa e la disinformazione potente al punto che spesso è considerata da tutti noi la reale ed unica verità.

Chi divulga qualsiasi cosa, non riporta semplicemente una notizia, cioè i fatti, bensì fa conoscere (magari anche inconsciamente) la propria opinione personale, fa divulgazione delle tesi proprie dell’ideologia. addirittura non vengono neanche controllate. Spesso “copiaincollano” o condividono notizie senza verificarle, senza alcuna conoscenza di base o competenza minima in materia, selezionando ciò che fa comodo (anche se spessissimo per niente vero).

La condivisione facile e immediata rimpiazza lo studio e l’approfondimento, l’aggregazione diventa mentalità di gregge, l’ideologia (e il pregiudizio) di pochi viene ripetuta a pappagallo di molti.

Pertanto, in un contesto nel quale più che dare notizia si cerca di “darla a bere”, è doveroso saper approfondire senza limitarsi alle apparenze ma soprattutto, prima di credere a qualsiasi cosa si legga, occorre verificare l’attendibilità delle fonti.

Ovviamente l’effetto devastante di questi comportamenti è che la cattiva informazione diventa una pericolosa nemica della libera informazione e può finire col legittimare, giustificare e rendere politicamente sostenibili gli attacchi di chi (non sempre per nobili ragioni) vorrebbe ci fosse meno libertà di informazione e di cronaca.

Volete sapere a che punto si è giunti ultimamente ? Si è riusciti a far passare per reale quello che veniva usato come “modo di dire” e cioè il famoso “asino che vola”. Una volta voleva significare “non accadrà mai” oggi, invece, per tanti, non è poi così impossibile. Poveri noi !

Gli errori capitano a tutti, ma la diffusione di notizie imprecise o apertamente false ormai è un fenomeno quotidiano: la più grande patologia del nostro tempo.

Le ragioni di questo fenomeno si possono intuire con facilità, e sono discusse quotidianamente anche tra gli addetti ai lavori: la verifica delle fonti superficiale se non inesistente, la ricerca di visibilità e lettori sparandola grossa, l’interesse smodato del pubblico per notizie assurde, morbose o in grado di suscitare reazioni emotive, la necessità di fare i conti con sempre maggiori richieste e minori risorse in tempi di tagli e crisi del settore. Le smentite di queste bufale, quando e se ci sono, non trovano mai la stessa enfatica pubblicazione e virale diffusione della balla originaria, che intanto è tracimata e continua a vivere di vita propria: diventa un argomento di discussione sui posti di lavoro e davanti alla macchinetta del caffè.

La prima e più grave conseguenza è la perdita di credibilità di chi li fa.

Di contro la storia dei divulgatori seri non è un parto della fantasia di menti balzane che una mattina, di punto in bianco, partoriscono ipotesi come capita, ma una disciplina che ha le sue regole e i suoi metodi di verifica, e anche questi vengono spiegati passo a passo al pubblico, che può così capire come “fare lo storico” o “l’archivista” non sia un mestiere adatto a pittoreschi individui all’Indiana Jones senza altro background specifico che il loro proclamato “amore” verso una certa civiltà o periodo, ma un lavoro faticoso e pignolo, che richiede anni di studi approfonditi e che le ricerche più impegnative non sono, spesso e volentieri, quelle su internet, ma quelle nei polverosi scaffali degli archivi.

Un esempio per tutti. Nel caso delle verità storiche, solo dopo aver posato sul piatto documenti (carta canta!) e dopo mesi di lavoro impegnativo fatto di ricerca e interventi sui mezzi di comunicazione, ho ottenuto lo scopo che mi ero prefissato, cioè far arrivare il messaggio a tutti coloro che avevano annaspato nel buio della non conoscenza.

Mi riferisco a chi (e sono in tanti ahimé!) non aveva mai sentito parlare di un certo Giuseppe Carli ed ha solo qualche volta ricevuto scarse e mai complete informazioni sul ragazzo barlettano e su cosa l’intera nostra popolazione ha subito durante la Grande Guerra. Ora, dopo che di “Carli” c’è stata una vera e propria sovraesposizione (condita da cattive scopiazzature del lavoro originale) e in considerazione del fatto che il Ministro della Difesa Pinotti inaugurando il 26 maggio scorso le manifestazioni per il centenario dello scoppio della Grande Guerra, ha affermato “… Sono qui a Barletta si per tutto quanto organizzato, ma in special modo per onorare e mettere in risalto la figura di Carli, un ragazzo barlettano che è partito da questa Città per diventare un Eroe”, sarà in qualche modo “vaccinato” rispetto agli sproloqui da parte di storici ed esperti dell’ultim’ora.

Che ne pensate? Un bel passo dal “Carli chi?” al Carli figura preminente delle manifestazioni nazionali sul primo conflitto mondiale.

Come si dice nel commercio? Se il prodotto è buono, i consumatori continueranno ad acquistarlo ma solo dopo aver ricevuto qualche informazione in più per valutare il rapporto qualità/prezzo (questa si chiama pubblicità).

Di tanto in tanto mi ritorna in mente una frase (ascoltata da Marino Bartoletti) che recita così “Si scrive sempre per gli altri, mai per se stessi e comunque in favore dei lettori”.

Di tanti altri casi si potrebbe parlare e non lo si fa solo perché a tutti noi fa piacere discutere di altro e non di storie vere.

Ed a proposito di quest’ultime e di bufale, un’informazione per gli addetti ai lavori “disorientati” dai soliti sapienti del tutto: lo stabile che avrà il piacere di ospitare la nuova sede della Sezione di Archivio di Stato (ex convento dei Celestini) non è di proprietà del Comune di Barletta bensì del Demanio dello Stato.

Da qualche parte, su un muro, ho letto “Viva il fischio contro la filosofia dell’infischio”. Chi l’ha scritto…un genio!

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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